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Joana Vasconcelos
Contamination, 2008-2010
Elementi a maglia e uncinetto fatti a mano,
applicazioni in feltro, maglia industriale,
tessuto, ornamenti, polistirolo, poliestere,
cavi d’acciaio / dimensioni varie

L’opera è esposta nella mostra  “Il mondo vi appartiene”, Palazzo Grassi, 2 giugno – 31 dicembre 2011.

Il mostro di Joana è alto tre piani, domina lo spazioso cortile coperto di Palazzo Grassi sparando subito i primi colpi di una inopinata e bruciante sorpresa.
Si libra con liane di braccia e tentacoli colorati al disopra dei visitatori, avanzando nello spazio con piglio impudente e deliberata minaccia; incute il reverenziale timore di un mitico prodigio…striscia e si allunga giù per lo scalone di marmo, si contorce ed aggroviglia sul pavimento lucente. E insieme chiede: venite, venite a guardarmi da vicino, esplorate i miei meandri, avrete altre gradite sorprese.


Il mostro di Joana tiene a bada il cucciolo rosa schoking di Koons: la bestiola non osa avvicinarsi. Ci sono altri due robot metallici che danzano spaesati ai limiti del cortile, mentre il grosso Uomo grigio di Thomas Houseago si è dato definitivamente alla fuga e staziona davanti al Palazzo e sul Canale, dove chiede invano un passaggio ai barconi e ai vaporetti in transito.


La grande e viva “cosa” di Joana è imponente, ma non ha nulla di repellente; scappa solo chi ha la coscienza sporca. Anzi, la “cosa” ama i visitatori, li attira con i contrasti, le sfumature e i dettagli. Chi si avvicina, scopre una pelle di stoffa e lana, rimane ipnotizzato dai materiali più svariati: lussuosi e umili, artigianali o industriali, nuovi di zecca, riciclati o di scarto, lavorati e incollati a mano da formiche pazienti – al modo con cui lavorano, e lavorarono per millenni, milioni di donne sparse per tutta la Terra.
Il mostro di Joana ha una pelle di lana lavorata a ferri, di cotone all’uncinetto, di stoffe fini e di pezze grezze; lascia ammirare le sue sete cinesi, le applicazioni d’oro lustro sul nero, il crochet, bottoncini e lustrini…è un mostro morbido e positivo, non si può catturarlo o incapsularlo!


Non si sa neppure quante braccia o gambe abbia, o se siano zampe, tentacoli, budella, code…code, sì, ne ha molte: sviluppa da ogni lato il serpeggiare di lunghissimi arti tubolari, estroflette qua e là un pullulare di escrescenze appuntite o tondeggianti, che spuntano a sorpresa dietro o davanti.
Il mostro di Joana indubbiamente è femmina, perchè ama le piume, le aigrettes, le pailletes, è vintage è bambino, si veste con i collages e le copertine della nonna, si attacca addosso per puro piacimento bambolette, stelle, pagliacci e pupazzi.
Il mostro ama lo spazio che invade, ma non sta su da solo; si adatta ai pertugi agli sbalzi ai gradini, al soffitto e alle pareti si lascia appendere, s’invola s’incolla s’innamora.
Il mostro ha diverse pance, tricottate con lana in quadroni patchwork, la più grossa è lavorata ad uncinetto sotto forma di innumerevoli presine in cotone dai civettuoli colori. Il mostro non ha predilezione di classi, ama le stoffe ruvide dei lavoratori e quelle fini dei nobili o miliardari; non fa differenza di colore o di luogo.
La “cosa” imponente e impertinente di Joana gravita, gonfia e allegra, sullo storico scalone e appende le sue frange accanto agli antichi stucchi ad intaglio; in realtà, non si sa dove abbia la testa perchè la sua propaggine più alta è una grande ciambella, ma forse il mostro vede sente e ragiona con ogni parte di sé, anche con la sua pelle.
Il mostro è in espansione continua: viene a lontano, ha viaggiato molto e continuerà a scorazzare per il mondo. E’ nato in Portogallo, dove naturalmente il suo corpo aveva dimensioni meno tentacolari, poi ha fatto un grande balzo fino in Brasile cominciando a prendere fiducia in se stesso, aumentando grinta e volume, è andato in Giappone e in Corea, passando per Istambul.


Dovunque è stato, ha visto pensato ha preso, si è arricchito di nuove stoffe e differenti maniere: luccicanze esotiche, decorazioni speziate, ori orientali, etnici colori sparati sudamericani. Nelle sue viscere, l’eco sottintesa e superata di una femminista minaccia.
Diventando sempre più grande, qui a Venezia si mostra nella sua più trionfale accoglienza: appartiene al mondo come le altre opere di Palazzo Grassi, con il mondo è contaminato e respira con le visioni germinate altrove ed approdate nelle altre stanze, si protende verso le persone che gli camminano intorno, giunte da ogni parte del mondo.
Quando, il 31 dicembre, chiuderà “Il mondo vi appartiene”, il mostro di Joana staccherà le sue zampe dai marmi veneziani e se ne andrà, ma solo per rinascere altrove: con altre frange palline e lunghe salsicce, con nuovi materiali e colori, manipolati con cura e fantasia dalle mani di Joana e dei suoi collaboratori. Diventerà più grande, forse, sicuramente sarà diverso; rinascerà, chissà dove e chissà come…

http://www.palazzograssi.it/mostre/mostre-in-corso/mondo-vi-appartiene

http://www.youtube.com/v/8M93nivtlPA