Erri De Luca, E disse, Feltrinelli

Molto spesso, quando si sente ripetere fino alla nausea della tradizione cristiana dell’Europa contrapposta ad altre tradizioni, come la giudaica, l’islamica, la greca classica, la romanica, mi indispettisco per l’uso inappropriato di questa definizione. L’Europa è stata culla di culture importanti che hanno lasciato un segno nel linguaggio, nei comportamenti , negli usi e nei costumi dei popoli che vi appartengono. E’ tuttavia innegabile che il cristianesimo, inteso come discorso della /sulla divinità permei il sentire profondo dell’uomo occidentale, con solo per i suoi dogmi e per la sua dot-trina, ma perché per la prima volta l’uomo si trova di fronte alla potenza del suo dio e intrattiene con lui una comunicazione intima , profonda e personale.
Erri De Luca è un grande scrittore, noto anche per essere uno studioso dell’ aramaico che usa per le sue traduzioni di libri biblici, traduzioni che sono poetiche e solenni, come il linguaggio utilizzato dagli ebrei di quei tempi. E’ il Dio di Abramo che gli interessa comprendere . E’ la sua parola che è giunta fino a noi dai millenni e che ha stabilito i comportamenti leciti e quelli illeciti, che ci ha im-presso i concetti di rispetto e di giustizia, che ha regolato il rapporto non solo con la divinità ma con il vivere comunitario.
Da non credente, lo scrittore apre un discorso sul Dio delle tavole, che scrive con il fuoco sulle roc-ce , che impone i suoi comandamenti.
Uno scrittore non può certo limitarsi ad uno sterile elenco commentato, né ha competenze di teolo-gia; egli esamina lo sbigottimento di Mosè, curato dal fratello, tornato frastornato, che poco a poco riacquista la memoria del più grande evento destinato a durare nei millenni.
E la conquista dell’antica lingua consente a De Luca di ignorare le varie vulgate della Bibbia e a co-struire il suo pensiero e le sue riflessioni scaturite dalla lingua originaria, sincretica, sintetica.
Allora il discorso scavalca le interpretazioni ufficiali della Chiesa così come sono andate costruen-dosi nel tempo e affronta il mistero svelandolo con occhi nuovi, con gli occhio di un uomo che si confronta con Adonai a viso aperto, a cuore innocente, a mente priva di sovrastrutture.
E’ un libro pieno di poesia “ E disse” ; quel disse, posto a titolo non smentisce quanto afferma il so-lo Elohìm, ne rafforza anzi l’intensità e la perscrutabilità. Disse. Una sola volta. E’ bastato.
L’uomo , salito come un alpinista sulla cima del monte, e non dimentichiamo l’amore e le compe-tenze alpiniste di Erri De Luca, stremato e costretto a dimenticarsi del suo corpo , del suo nome, della sua identità di fronte alla manifestazione divina, è raccattato senza memoria, in uno stato quasi agonico, perché non si può sentire Dio e non restarne distrutti per la propria miseria.
Il dio delle tavole incise col fuoco riletto dallo scrittore è lontano dal Dio vendicativo, restio al per-dono, autoritario tramandatoci dalla tradizione. Al contrario è pieno di amore per le sue creature e le regole di fuoco servono a tutelarlo, non a reprimerlo. Le donne sembrano comprenderlo e guardano con tenerezza gli uomini a cui “Anokhi” , Io, si rivolge. Quell’Io è padre.
Io e tu, Io e voi, in un rapporto personale e collettivo.
Nella pagina del congedo è esplicitato chiaramente questo nuovo rapporto di alleanza e di amore.
“Il suono della voce aveva procurato beneficio ai corpi. Erano scomparsi i reumatismi, le vesciche ai piedi. Si spianavano rughe e denti traballanti si fissarono saldi alle gengive. Cadde finalmente il velo della cataratta, si sanarono le epidermidi, si asciugò pure l’acne giovanile. I ragazzi raggiunsero un aspetto maturo, alle ragazze si accesero le guance e le pupille. I bambini impararono a leggere al volo e tutti insieme, guardando i caratteri impressi dalla voce. Chi aveva un dubbio lo dimenticò, così pure chi attorcigliava il nervo di un rancore. Lo straniero che si era aggiunto al viaggio fu con-teso da molti inviti. Le partorienti ebbero un travaglio svelto, la terra sotto i piedi non sollevò polvere. Nessuna bestia zoppicò.
Cominciava una notte senza luna, le stelle ardevano a fiaccolata di una processione. Gli uomini si accostarono alle donne per sigillo del giorno prodigioso e per urgenza di una generazione nuova che premeva,”