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Ipotizzando che un’interpretazione di una figura consista nel legame imponderabile tra essa e la facoltà da parte di chi l’approccia di tracciarla, anche l’esattezza della riproduzione sarebbe una variabile che dipende dalla propensione di chi si accinge a farlo; una variabile non esente dall’intensità del desiderio che ne prepara le linee e la coloritura originaria nell’ambito di chi soprattutto l’ha cercata. Il desiderio prepara l’incognita inscritta nell’emisfero di chi la cerca, e quell’emisfero pure smette di essere conosciuto, espanso verso ciò che anela, perde necessariamente conoscenza del proprio, così chi rappresenta, come chi ama, si lega alle figure ignote che detengono il suo fuoco. Può essere questo il caso in cui una chimera anfibia e contraddittoria come quella del capricorno, pesce che si inabissa e capro che s’innalza, risulterebbe alla fine perfettamente plausibile. Plausibile a patto che si consideri compimento ogni inizio, come quello sancito dalla consegna che il sagittario fa dell’inverno a un più alto grado di comprensione che il capricorno assicura col rigore della sua ascesi. Come quella dello scorpione che ha preceduto il sagittario consegnando la morte alchemica dell’estate alla sintesi che il centauro, umano a metà, non può che scoccare con un mandato verso i cieli del capricorno. È un ciclo lento sottaciuto quello che conduce al capricorno, segno ibrido, simbolo tra i più complessi, pesce che risale l’abisso cui appartiene ma non può ossigenarsi, capro delle vette che ridiscende senza condividere cammino, in una sembianza unica che sta a principiare l’inverno, la morte infine satura che precipita nell’abbandono totale del colore e il sonno che riflette la sua tempra estatica nella totale immobilità delle cose. Il punto vernale, noto anche come primo punto d’Ariete è uno dei due punti equinoziali in cui l’equatore celeste interseca l’eclittica, cioè il cammino apparente che il Sole traccia nel cielo durante l’anno. Un momento fondamentale, forse il momento più importante per la vita del pianeta, ossia, quando il Sole, nel suo apparente moto annuo, transita per tale punto, passa salendo dall’emisfero celeste australe a quello boreale e ha inizio la primavera astronomica. E’ l’ariete a esprimerlo con la sua forza eruttiva che matura l’estate e insieme la malattia che la estinguerà come fosse il frutto psichico che germina evolve sboccia, fruttifica e marcisce secondo un’accelerazione abnorme, questa energia nasce dall’inverno, da ciò che appare morto e riaccende il tutto senza un fine ultimo, senza che il compimento materiale blandisca la sedizione distruttiva che la creatività chiude nelle sue formule. Un’energia espulsiva da quanto nell’emisfero possa esclusivamente significare una scelta di pratica terrestre o celeste, il punto della verna è il desiderio che constata di non sapere il suo oggetto, come fosse semplicemente un passo sciolto o pensiero privo di nebbie che lo distanziano da terra.