Simone Cristicchi e Davide Riondino hanno cantato e raccontato in ottava rima Delitti, arresto e morte di Federigo Bobini detto “Gnicche” un furfante amante delle donne e del vino. Già nel 1871, anno in cui il brigante cadde vittima di un agguato, il poeta contadino Giovanni Fantoni ne aveva raccontato in ottave la vita e le gesta.

Brevi note sulla lingua dell’ottava rima di Paolo Bravi

Da un’intervista a Gianna Nannini

Lei è una cultrice dell’ottava rima e della poesia popolare. Cosa può insegnare di nuovo  e di diverso rispetto alla poesia “accademica”?

«Può avvicinare i ragazzi più giovani perché il rap è molto vicino all’ottava popolare: stesso senso dell’improvvisazione, stesso morphing tra cantato e parlato».

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per saperne di più http://www.accademiadellottava.it/home.html

 

da wikipedia

L’ottava rima è il metro usato nei cantari trecenteschi e nei poemetti del Boccaccio(Ninfale fiesolano, Filostrato,…); non è certo chi l’abbia inventato, ma il suo uso può essere rintracciato fin dal XIV sec. (Britto di Bretagna di Antonio Pucci). Diventerà poi il metro di poeti popolari, come Antonio Pucci, e colti come Franco Sacchetti che lasceranno poi al Pulci, al Boiardo, all’Ariosto e al Tasso, di elevarlo alle più alte cime. La popolarità dell’ottava riuscì in questo modo a sostituire la terzina dantesca. È ancora questo metro che sarà utilizzato dai poeti estemporanei per i loro contrasti di improvvisazione fino ai nostri giorni.

L’ottava toscana

Lo schema ritmico più utilizzato è quello dell’ottava a rima toscana, detta anche ottava o stanza, è una strofa composta di otto endecasillabi rimati, che seguono lo schema ABABABCC, quindi i primi sei endecasillabi sono a rima alternata, e gli ultimi due a rima baciata ma diversa da quelle dei versi precedenti, e uguale a quella del primo verso dell’ottava successiva.

Un esempio di ottava a rima toscana:

Or, se mi mostra la mia carta il vero,
non è lontano a discoprirsi il porto;
sì che nel lito i voti scioglier spero
a chi nel mar per tanta via m’ha scorto;
ove, o di non tornar col legno intero,
o d’errar sempre, ebbi già il viso smorto.
Ma mi par di veder, ma veggo certo,
veggo la terra, e veggo il lito aperto.

(Ludovico Ariosto Orlando furioso 6,1)

La fortuna nella poesia popolare

Legata alla cultura dell’oralità, sopravvive ancora in Toscana e nel Lazio soprattutto nella forma dello strambotto e del rispetto (composizioni popolari in ottava rima di tipo prevalentemente lirico).

L’ottava rima (soprattutto nella forma dell’Ottavina) è spesso utilizzata dai poeti improvvisatori come metro per i loro “contrasti” (gare di versi improvvisati). Un interessante esempio è costituito dalla manifestazione “Incontri di poesia estemporanea” di Ribolla (Grosseto) e nel Festival regionale di canto a braccio di Borbona (Rieti). In Sardegna vi è una lunga tradizione di gare poetiche in cui i poetes svolgono i temi assegnati con ottave improvvisate in sardo.

L’ottava siciliana

Un altro tipo di ottava è quella siciliana, che non presenta il distico finale e ha dunque schema (ABABABAB).

Esempio di ottava siciliana:

Qui, d’Atropos il colpo ricevuto,
giace di Roma Giulia Topazia,
dell’alto sangue di Cesare arguto
discesa, bella e piena d’ogni grazia,
che, in parto, abbandonati in non dovuto
modo ci ha: onde non fia già mai sazia
l’anima nostra il suo non conosciuto
Dio biasimar che fè sí gran fallazia.

Giovanni Boccaccio – Epitaffio di Giulia Topazia