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Mia figlia è nata la notte di San Lorenzo mentre stelle e desideri si rincorrevano in un magico e antico connubio di sacro e di profano; il nostro cordone ombelicale è stato reciso all’alba, quando ormai  calava il sipario sullo spettacolo astrale.

Questa notte, dieci agosto di  vent’anni dopo, lei è in volo per un viaggio verso oriente, quasi dall’altra parte del mondo, per la prima volta così lontana e mentre le luci dell’aereo si fanno piccolissime fino a confondersi con le stelle, è un po’ come se il cordone ombelicale venisse reciso un’altra volta. E’ calda e limpida questa notte d’agosto per le vie del centro quasi deserte e lei mi manca. Seguo la stella più luminosa, quella che resiste alla violenza delle luci artificiali e mi ritrovo in Piazzale della Pace : questo è l’ombelico di Parma, perché si trova nel cuore della città e anche perché qui, più che in ogni altro spazio cittadino, mi sento al centro del mondo. Soprattutto la notte in questo luogo austero, può accadere che si intreccino la storia antica della città con la storia e la cultura di gente che viene da paesi lontani, come qualche sera fa, quando la voce struggente di un soprano, è scivolata fuori attraverso gli abbaini del Teatro Regio:

Vissi d’arte, vissi d’amore,
Non feci mai male ad anima viva!
Con man furtiva
Quante miserie conobbi, aiutai.

Il canto s’è posato sul prato morbido del Piazzale, scivolando come una carezza sul capo coperto dal velo di due donne arabe che parlavano a bassa voce con i volti vicini, come nell’atto di consolarsi a vicenda.

Quelle note dolci e malinconiche, hanno interrotto il loro bisbigliare, occhi immensi e neri hanno guardato per un attimo verso il teatro e hanno sorriso al linguaggio universale della musica.

Anche stanotte, come quasi tutte le notti d’estate, i  ritmi colorati di percussioni africane fanno da sottofondo alle conversazioni  animate delle donne dell’est sedute sotto il monumento al Partigiano. Più lontano, sul prato all’ombra delle arcate del Palazzo della Pilotta, un gruppo di giovani magrebini sembra voler attribuire alla bottiglia della birra un mistico ed illusorio potere.

Piccole e sorridenti, alcune donne orientali sul lato est della Piazza, si scambiano pacchi, come se stessero festeggiando una ricorrenza: sguardi sottili, lievi inchini, una gestualità che è quasi un codice,  sconosciuto ai più  in questa fetta di mondo che è la mia città.

Parma è piccola eppure stanotte, vista dai bordi della fontana del piazzale, sembra l’universo intero, quello stesso universo dentro il  quale si sta immergendo mia figlia.

  “ogni uomo con la sua stella
nella notte del Dio che balla
e ogni popolo col suo dio
che accompagna tutti i marinai
e quell’onda che non smette mai…”
 
 

E’ calda e universale anche la musica di Eugenio Bennato che canta col suo gruppo nel Piazzale della Pilotta…

“Andare, andare, simme tutt’eguale
affacciati alle sponde dello stesso mare
e nisciuno è pirata e nisciuno è emigrante
simme tutte naviganti”.
 

 

Mia figlia ora è  qui, fra le anime diverse di tutta questa gente e la luna e le stelle sono sempre le stesse sia ad oriente che a occidente.

Sara Ferraglia