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NOTA DI LETTURA di Narda Fattori

Joumana Haddad, Ho ucciso Sharazad, Oscar Mondadori

Questo libro – che la stessa giornalista libanese non sa se considerare autobiografia o saggio , essendo una serie di riflessioni che nascono dal dato biografico-  è tuttavia uno scritto piacevole da leggere per la scrittura agile e importante e perché dibatte il ruolo della donna nella società araba.

Jumana è infatti araba non mussulmana; è una giovane bella donna che ha ricevuto un’educazione raffinata, che ha sempre coltivato il suo spirito libertario, che è cresciuta in un ambiente colto dove non è stata troppo coartata

Pur essendo araba, Jumana è cresciuta francofona e quindi in grado di leggere in quella lingua anche i libri tradotti in francese.

Così mentre le compagne di scuola leggevano “insipide storielline romantiche” , lei leggeva Sade, conosceva il lato oscuro del sesso e godeva , nei pensieri, di una libertà illimitata, pur conservando comportamenti considerati accettabili.

Più tardi oserà manifestarsi attraverso la creazione di una rivista titolata”Corpo”, decisamente schierata per una riappropriazione del corpo da parte della donna, perché esso è il primo segnale di riappropriazione di una identità.

Il potere religioso, i potenti corrotti e autoritari consentono , o forse esigono, che le donne non possiedano una loro volontà, una loro identità, una loro dignità perché ormai le donne arabe frequentano le scuole, sono colte, hanno ruoli di prestigio nell’economia del paese ma… debbono continuare a nascondersi, a velarsi, e con il burqa cancellarsi.

Naturalmente non tutte le donne arabe sono così, però lo stereotipo europeo della donna araba sottomessa è in gran parte giustificato. Tuttavia niente è fermo e anche le donne seppur lentamente cercano uno spazio di libertà interiore e sociale.

Tuttavia esse debbono, come la scrittrice, “uccidere Sharazad”.

Tutti conosciamo in quale modo Sharazad conserva la propria e altrui vita; questo modo rivela comunque una sottomissione ai voleri dell’uomo che può essere vinto attraverso la seduzione ; manca il riconoscimento del diritto della dignità della donna. Sharazad è un mito che inchioda i processi di liberazione femminile all’astuzia e alla capacità di irretire chi detiene il potere.

Il terreno di lotta per l’emancipazione di Joumana ho già detto che afferma essere il corpo , l’erotismo, entità ampiamente esplorate in Occidente da grandi scrittori e studiosi ( Celine, Pound, Genet, Bataille, Nabokov, Miller, Nin, ….); totalmente al buio in Medio Oriente in quando il corpo della donna appartiene al padre, ai fratelli, insomma agli uomini. Solo in casa o fra donne il corpo viene mostrato, valorizzato, coccolato; ha da compiacere l’uomo e quindi tutte le strategie che lo rendono più attraente sono permesse ( grande è , ad esempio, lo sviluppo della chirurgia plastica estetica, le sale di bellezza, i massaggi, i profumi,…) .

Invischiata in questo contesto che la rende più simile ad una schiava che ad una donna collocata alla pari nella società, occorre che qualcuna “scandalizzi” per aprire una falla in questo mondo chiuso e farvi entrare l’aria della valorizzazione personale e del rispetto.

Oggi le donne arabe lavorano accanto agli uomini, spesso hanno ruoli importanti, studiano in grande numero, ma compaiono sempre e solo “al fianco”, come appendici di un uomo.

Joumana afferma che la separazione dei due campi , della bellezza e dell’intelligenza, continua a sopravvivere , vera trappola in cui cadono le donne. Alcune donne arabe sono convinte di dover rinunciare alla propria femminilità per raggiungere l’uguaglianza; ad esse la scrittrice ribatte che non occorre avere bisogno di assomigliare ad un uomo per essere una donna forte.

Anzi la propria femminilità va valorizzata non solo come antagonista alla virilità maschile ma anche perché contribuisce a costruire l’identità.

A noi donne occidentali le riflessioni e le prese di posizione di Joumana posso sembrarci di poco conto; ma noi abbiamo vissuto in altri contesti e dopotutto la battaglia femminista degli anni sessanta ci ha liberato di molte limitazioni e di molti equivoci .

Porre attenzione a queste avanguardie arabe e sostenerle, contribuirà ad un’emancipazione delle donne tutte per meritarsi davvero di essere considerate l’altra metà del cielo.

Avendo a disposizione fin dalla prima infanzia la sterminata libreria paterna, da molto presto Jumana ha conosciuto la letteratura dell’Occidente, non certamente attraverso piacevoli libri per l’infanzia, ma attraverso i grandi classici dell’ottocento e del Novecento.

nota di lettura di NARDA FATTORI