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“Niente è come sembra niente è come appare 
perché niente è reale “
( Franco Battiato )

La magia di Amin.


Avevo traslocato da pochi mesi nella casa nuova.
Fra i mobili che avevo appena acquistato c’erano due divani che non volevo rovinare.
Avevo bisogno al più presto di due teli per coprirli ma li volevo particolari e soprattutto molto colorati.
Da sempre mi muovevo in lungo e in largo per la città con  la mia vecchia bicicletta perché fa bene alla salute, perché è comoda e perché allarga gli orizzonti.
Nel senso che se ti muovi in auto devi badare alla strada, devi arrabbiarti in continuazione per le code che ti tocca sopportare e non puoi nemmeno guardarti intorno.
Se viaggi in autobus è vero che hai più tempo di osservare le persone, di ascoltare, anche di  perderti nei tuoi pensieri con lo sguardo fuori dal finestrino ma poi, dopo un po ‘  ti annoi a morte perché il percorso e le persone sono sempre le stesse.
La bicicletta invece va dove ti porta il cuore, per essere sentimentali  come quella famosa scrittrice dai capelli corti, oppure va dove ti portano  le tue gambe, per dirla in modo molto più terra a terra, oppure va dove ti porta la tua anima , per dirla a modo mio e mentre pedali puoi decidere di cambiare strada all’improvviso, solo perché passare da quel borghetto antico ti piace.
E io faccio spesso così. Ci sono angoli della città dove sento il bisogno di sostare almeno una volta la settimana e la mia bici mi accompagna sempre molto volentieri e soprattutto mi aspetta per tutto il tempo di cui ho bisogno.
Uno di questi “angoli” è la strada che porta alla piazza del Duomo e del Battistero, due piccoli gioielli rosa di questa piccola città.
In quella via c’è un’antica libreria che mi piace perché ha il pavimento di lunghe assi scricchiolanti che quando cammini creano, insieme all’odore di cera e di carta, un’atmosfera che trovo solo lì dentro. Il sottofondo musicale purtroppo c’è ma è molto discreto e ti accompagna con dolcezza nelle tue scelte ( è lì che ho sentito per la prima volta la chitarra di Pat Metheny e me ne sono innamorata).
Anche quel giorno che cercavo i teli per i miei divani, mi ero fermata in quella via ed ero entrata in quella libreria , solo pochi minuti , per il piacere di stare in mezzo ai libri.
Guardo l’orologio. Accidenti! Tardissimo! Esco a passo sostenuto e con lo sguardo basso, troppo basso e così sul marciapiede mi ritrovo  maldestramente addosso a una persona.
“ Ops…mi scusi”  – e guardo chi è.
È un ragazzo di colore con un bellissimo abito lungo, sfondo giallo e disegni tribali neri, esattamente come vorrei i miei copridivani,  penso per un attimo.
“ Vuoi comprare questo portafortuna?” –  e mi mostra un sassolino scuro che io guardo perplessa.
“ No, davvero, scusami ma ho una fretta tremenda”
“ Guarda. Aspetta …di che segno sei”?
Ahi, ahi…mi ha toccato  nel mio punto debole! Se mi parli di segni zodiacali facciamo notte!
“ Sono dell’ariete, perché ”?
“ Perché allora devi comprare questa pietra” –  e ripone il sassolino nero, estraendo da una tasca una pietra rossa che a me sembra di comunissima plastica.
Non ne ricordo il nome e non è nemmeno importante, perché quello che conta è che mi sono fermata lì con questo  ragazzo anziché scappare via.
Lui mi parla della buona sorte, della magia che viene dal cuore, delle pietre che non sono oggetti morti e freddi ma vivono e ci danno forza,insomma tutto un misto di teorie new-age , ayurvedica e tutto quanto va di moda in questi anni.
“Senti, io devo proprio andare  adesso perché devo cercare dei copridivani e fra mezz’ora i negozi chiuderanno, capisci”?
“Io capisco. Mio fratello Amin ha i copridivani che piace a te. Ti porto”.
“ E va bene, dai, dov’è il negozio? Lontano? ”
“ No, qui dietro” –  e giriamo l’angolo .
Intanto lui parla, parla, racconta che viene dal Senegal, che si chiama Kader, che laggiù ha due bambini e che appena avrà i soldi e una bella casa tornerà a prenderli e li porterà a vivere qui.
Mi vergogno mentre penso che non mi interessa la sua vita, che queste persone hanno storie un po’ tutte uguali e che forse mi sta dicendo un sacco di balle ma poi penso che è molto più facile essere tutti uguali nella miseria che nella ricchezza.
Lui continua a parlare e io sono nervosa perchè ho fretta, perché non volevo fermarmi con lui, perché chissà dov’è questo Amin e se davvero è suo fratello.
Per fortuna arriviamo in una via affollatissima e ci fermiamo davanti a  un negozio, ”La magia di Amin” si chiama. Se fossi superstiziosa… quella storia dei segni zodiacali, del portafortuna,ecco adesso non entrerei ma non la sono ed entriamo. C’è nell’aria un profumo dolcissimo  e un po’ nauseante. Anche qui c’è un sottofondo musicale discreto, percussioni e suoni africani, immagino.
Mi guardo intorno e vedo un posto pieno di colore, solo colore è quello che percepisco in un primo momento . Poi allegria e cordialità e voglia di danzare, di muoverti al ritmo di questa musica irresistibilmente calda.
Lo paragono per un attimo al negozio dove sono entrata ieri. Commessa pallida, biondina gelida che mi mostra degli anonimi teli a fiorellini alla bellezza di 75 Euro l’uno!
E poi nemmeno mi piacevano. E lei , alla fine era anche infastidita per il fatto che non mi erano piaciuti.
Qui  invece si sta bene.
Kader si sporge verso l’alto e urla:
“Amin……”- segue una lunga sequenza di suoni e un colorito accostamento di sillabe che formano parole assolutamente incomprensibili per me.
Da una scala a chiocciola scende Amin.
Capelli ricci e biondi sul viso ovviamente scurissimo! Un pugno in un occhio, che vuol dire, un accostamento che stride da morire!
“Ciao. Tu vuoi teli colorati per i tuoi divani?” e sfodera un sorriso di quelli che hanno loro con quei denti bianchissimi.
“Sì,  hai qualcosa da farmi vedere?” –  mi sento un po’ strana, un leggero mal di testa, un senso di nausea, che sia questo profumo??
“Guarda questo che bello! E questo…e ancora questo…..40  euro soltanto”.
Sono circondata dai teli colorati! Me li sta stendendo ai piedi come a una regina, me li appoggia sulle spalle, ne mette uno  sulle sue come un mantello  e non finisce mai di  mostrarmene, come se li estrasse dal magico cilindro di  prestigiatore.
Ma qui il trucco non c’è,forse…e mi gira la testa ancora di più.
Sono immersa nel colore, nel suono e nel  profumo dell’Africa.
Eccolo. Lo vedo il telo uguale al vestito del fratello di Amin e cerco di uscire da questo strano torpore.
“Scusami, questo … questo mi piace molto,fai vedere,che misura ha?”
È perfetto per me, è quello che cercavo. Sì ne prendo due uguali. Ecco li pago. Ho fretta…tanta fretta, vorrei uscire da qui…
Amin prende una borsina di plastica bianca e mi allunga il mio prezioso pacchettino.
Saluto entrambi e loro mi danno la mano. Quanta cortesia per soli 80 euro! Esco contenta, davvero, mi piacciono i teli e poi qui fuori respiro meglio e tutto quel nervosismo mi è passato. Sono rilassata e fischietto mentre torno verso la mia bicicletta, là nel borghetto che porta al Duomo e al Battistero,davanti alla vecchia libreria.
Cammino in fretta ma questa volta il mio passo è ritmato non dal nervosismo ma dalla leggerezza d’animo. Ho sempre lo sguardo basso e…ops…..ancora una volta mi ritrovo addosso a una persona.
“Scusi….non l’avevo vista” e la guardo e mi cade la borsina di plastica con dentro i miei teli.
È una vecchietta elegantissima, con tanto di cappellino e di veletta che mi fa pensare alla nonnina di Gatto Silvestro, solo che questa non è gentile ed educata e comincia a gridare con una vocina antipatica e stridula :
“Ma stia attenta a dove cammina,  non vede? Mi ha pestato un piede, accidenti a lei! Ma che  cafona e poi smettetela tutti di stare qui sui marciapiedi a vendere queste schifezze, andate a lavorare seriamente, piuttosto! Oppure é ancor meglio se ve ne tornate tutti a casa! ”
Ma che dice questa? Mi giro per vedere con chi parla, forse con Kader, di certo non con me.
E mentre mi chino per raccogliere la mia borsina vedo i miei piedi neri che calzano le ciabattine di corda come quelle di Amin e poi lo sguardo sale.
Il mio vestito è lungo, colorato coi disegni tribali, come i teli del negozio.
Mi tocco i capelli… treccine fitte fitte sul mio capo!
Mi avvicino alla vetrina della libreria e quello che vedo riflesso è un ragazzo nero.
Vedo Kader… ma sono io, sono bianca, abito in questa città. Che succede? Questo profumo mi stordisce di nuovo,questa musica mi martella le tempie,eppure dentro sono leggera, sono contenta…ho appena comprato quei teli colorati che mi piacciono tanto…ecco, sono qui nella borsa…
Apro la borsina di plastica, metto dentro una mano e la tiro fuori piano, piena di sassolini colorati e l’allungo verso la signora isterica.
“Vuoi comprare porta fortuna?”