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Una donna stanca del distacco celato sotto forma di rispetto,
la voglia di cambiare e un incontro a sorpresa. Da Tea edizioni
di Bruno Greco
La ricerca del piacere è una fissazione dell’essere umano. Ma i peccati capitali sono quelli dei quali ogni buon cristiano non si deve macchiare per aver ecceduto in qualcosa che andava al di là dei canoni dell’etica propria. Nel romanzo d’esordio di Stefania Piloni, Prima di questo letto (Tea, pp. 140, € 10,00), la protagonista sente il bisogno veemente di appagare la propria carne attraverso l’atto sessuale, in una sorta di rituale dove si celebra il piacere.
Il messaggio è chiaro: tra uomo e donna il rispetto conta, ma se diventa solo una forma, dietro cui si cela la frustrazione, non è sufficiente. Amare significa anche appagare sessualmente la propria donna che trova in ciò la condivisione totale di una capacità la quale, venendo a mancare, si cercherebbe in qualcun altro, ponendo così fine al rapporto di coppia.
D’altronde, la pienezza e l’integrazione del binomio corpo e anima – e specialmente nella delicata e controversa area del femminile – è un tema caro all’autrice, che non a caso nella vita esercita la professione di medico specialista in Ginecologia. Forte di questa sua esperienza (e passione) ha inteso riportare in questo suo romanzo d’esordio – in cui nessun personaggio possiede un nome in modo che ciascun lettore possa più facilmente riconoscersi e farne sua una parte – tutto «il pensato e il non detto delle donne, in quello che questa donna si permette di dire», come lei stessa testimonia in una interessante intervistadisponibile su web.Un marito rispettoso
«Con te è diverso perché io ti amo». Dimostrare rispetto alla donna che si ama è saggio e nobile. Vuol dire trattarla in modo differente dalle altre, metterla su un piedistallo così che non abbia a confondersi col resto del mondo; quindi, significa anche riservarle un trattamento amoroso che fugga perversioni animalesche perché fare sesso è altro da amare.
Potrebbe essere un punto di vista più che giusto quello di considerare la donna amata come oggetto prezioso da non deteriorare nelle fantasie del “sesso e basta”.
Ma un uomo dedito da una vita al sesso sfrenato si accontenterà solo del sobrio rapporto con la propria consorte? La risposta è chiara, quanto il desiderio di lei di voler assaporare nuove emozioni. La moglie tante volte vorrebbe essere per il marito la storia di una sola notte, per comprendere cosa succede nei rapporti occasionali, vorrebbe far cadere il suo giuramento di sposa per buttarsi fra le sue braccia come acqua di cascata e non come semplice e composto affluente. Così concepito il sesso coniugale, in tutte le sue forme, anche le più audaci, non è nulla di innaturale, ma diventa anzi strumento d’amore e fonte di fiducia reciproca.

Una moglie rispettata… e insoddisfatta
Conobbe il marito grazie ad un’amica con la quale egli ebbe una relazione. Era veramente imbarazzante l’ostinazione di lui nel continuare a raccontare le proprie storie precedenti al matrimonio. Le rievocava per farne un paragone con la loro, mettendo in evidenza le differenze, convincendosi nel suo eloquio di essere il compagno migliore a questo mondo.
«Credevo di amare mio marito, credevo anche di godere quando mi faceva l’amore, fino a che non incominciò a tornare tardi la sera e io a ringraziare per non essere incinta. Chiaro che non disse mai che tagliava la corda con le sue nuove amiche».
La situazione di lei stava diventando un tormento, soprattutto perché si rendeva sempre più conto di non avere una esaustiva concezione del sesso, cosa di cui, invece, il suo uomo si vantava molto. Lei aveva bisogno di sentirsi appagata, di soccombere a letto alle fantasie di un selvaggio eros, di essere il risultato dell’equazione amore = sesso.
Basta con la messinscena di una reginetta seduta sul languido trono del rispetto. Se il loro rapporto non fosse cambiato, il matrimonio non avrebbe più avuto senso.

Un addio, conseguenza di un nuovo amore
Basta: la “reginetta” desiste. L’abbandono del “focolare” può semplicemente essere un biglietto lasciato sul tavolo della cucina. Nessuna spiegazione e nessuna pretesa di averne una. La fine si assapora sulle labbra, nelle parole, nello sguardo, nella routine giornaliera che si modifica poco a poco.
Tutti i ricordi finiscono in uno scatolone che sembra essersi riempito di un passato che non ricordiamo più. Un nuovo lavoro come agente immobiliare, una nuova casa, l’amore infinito per il flauto traverso e la libertà dalla propria parte. È tempo di cambiare, di provare le emozioni che il letto di famiglia non ha saputo offrire.
La mangiatrice di uomini li divora e cancella ogni traccia della loro passata presenza. Il sesso è padrone contro ogni sentimentalismo ostentato. Oggi lei è stata di qualcuno, giusto il tempo di starci e basta. Niente tentativi di storia duratura e assoluta indifferenza per chi volesse provare a coltivarne una. La vita va assaporata col piacere del quale si nutre, senza che niente e nessuno possa impedirlo.
Ciò che il suo ex marito predicava tanto, lei comincia a comprenderlo solo adesso.
Ma in noi non domina l’istinto. Della razza animale siamo quelli per cui si è creata la dimora dell’intelligenza e del sentimento.
Mentre la nostra protagonista esercita il proprio lavoro per conto dell’agenzia immobiliare, si imbatte nell’inaspettato, nell’insperato, nella sorpresa meno attesa. Ciò che avrebbe dovuto essere un incontro per la vendita di una casa, si rivela un’occasione d’amore. Lui (più grande di lei di quattordici anni) appena la vede sembra già saper tutto della sua vita. Lei ne rimane colpita fino ad innamorarsene.

La “A” di Amore: sintesi e labirinto di un percorso sentimentale
Tutto sembra andare per il verso giusto. La casa dove i due si sono conosciuti diventa il luogo dei loro appuntamenti in attesa che qualcuno la compri. Un letto e una libreria ad arredare il loro amore sincero.
La frequenza dei loro incontri, però, va presto scemando a causa dei continui impegni di lavoro che tengono lui occupato e della differenza di età che egli considera uno scarto troppo grande. Sostiene, infatti, che una ragazza bella e giovane dovrebbe avere la possibilità di incontrare un uomo che possa renderla felice per il resto della vita.
La “A” della parola Amore, intesa proprio come segno grafico, potrebbe essere la sintesi di un percorso sentimentale dove alla base c’è la nascita del rapporto che col tempo maturerà fino a toccare il vertice: i tratti lunghi della lettera “A” rappresenterebbero le due vie intraprese da ciascun membro della coppia che tendono ad una vetta comune. A metà strada, però, ci si imbatte in una scorciatoia (simboleggiata dal trattino centrale della “A”): se questa viene superata senza problemi, vuol dire che tutto funziona a meraviglia, se invece qualcuno decide di imboccarla, si ripercorre il cammino a ritroso e ci si ritrova alla base, come avviene nella seconda relazione della protagonista. L’amore, dunque, richiede impegno: per superare quelle difficoltà (come il lavoro o la differenza d’età) che altrimenti diventano solo delle scuse per chi non ha intenzione di raggiungere il vertice, la coppia deve evitare di ricorrere alle scorciatoie, ossia a quel tipo di rapporto privo di profondità che esiste solo in quanto trasgressione. La fine di questo percorso, quindi, può essere positiva se si è pronti a raggiungere il vertice o negativa se la strada alternativa ci riporta al punto di partenza.

Intermezzo
L’Amore è fondamentalmente un’opera messa in scena nel variegato teatro della vita. Come nell’azione teatrale, anche qui le pause sono importantissime, poiché tracciano le innumerevoli riflessioni che l’animo umano concepisce.
La fine di un amore è un caleidoscopio di pensieri, di pause che rendono le tempie una bomba pronta a scoppiare.
Qui pensiamo che Stefania Piloni abbia voluto rifarsi alla musica, inserendo nella struttura dei capitoli tre intermezzi, a mo’ di pausa riflessiva, stacco necessario nell’intricata sequenza degli eventi che portano alla fine del nuovo amore.

La vera trasgressione
Stefania Piloni, quasi come un’esteta contemporanea, ha tenuto fortemente in considerazione uno stato di disagio femminile, elevandolo a causa giusta per la ricerca del piacere, inteso tuttavia non come fine ultimo, ma come esigenza primaria e primitiva, a completamento e coronamento del rapporto di coppia.
Visto in quest’ottica, è quindi l’amore la vera trasgressione su cui l’autrice cerca di farci riflettere: «Il Sesso è saggio, non riempie l’anima ma sazia il corpo e placa la mente. Uno stato simile alla felicità completa che si compie anche senza amore. L’amore è imprudente, prima di riempirti l’anima, te la chiede».

Bruno Greco

(direfarescrivere, anno VI, n. 59, novembre 2010)