Tag

, ,


“Sara non sa liberarsi da un padre che la detesta. L’illusione della fuga è ciò che le rimane, mentre la sua famiglia di diabolici avvocati, che stringe nel pugno la città intera, celebra la propria dissoluzione”.

La storia di Sara è l’ultimo libro di Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, che in questo racconto fa tesoro abilmente di tutta la sua esperienza professionale.

Una storia in cui il cinismo umano supera ogni aspettativa, tanto da distruggere la vita dei suoi componenti, compresa la più innocente fra loro, Sara.

E’ una storia di potere e di ricatti, usati come arma da una famiglia di avvocati che si tramandano denaro e potere in linea diretta maschile.

Anche le donne, che sono le vittime designate, subiscono, insieme all’orrore, il fascino di quel potere e contribuiscono a replicarlo.

Sara è la donna più giovane, la figlia, la sorella, che cerca disperatamente di sottrarsi alla logica invischiante della famiglia, usando la sua energia per affermare con le sue sole forze di farcela da sola. Ma questo non riuscirà a liberarla dal male che le vuole suo padre né dalla disperata solitudine in cui è costretta da sempre. Sara non sa liberarsi da un padre che la detesta. L’illusione della fuga è ciò che le rimane

“Sembrava che Sara avesse tentato fin da piccola di scuotersi di dosso ogni parvenza di femminilità e delicatezza. Il suo modo maschile di plasmarsi: prima, chiara evidenza dell’inclinazione a compiacere il padre e far si che non si vergognasse di lei, ma anche di distinguersi dalla madre e dal suo destino.”

Quando il fratello di Sara viene coinvolto in un tragico gioco che lo priva di un occhio, il suo mondo crolla all’improvviso: lei è la colpevole, lei quella che il padre additerà come la responsabile , lei quella odiata da padre e fratello.

Dall’angolo del ring- in cui l’hanno cacciata questi uomini,-Sara combatterà il più duro dei match.

Inizia a lavorare nello studio del padre e con il fratello, ma il ruolo che ne ricaverà sarà sempre subordinato e l’ingiustizia di essere relegata a non esprimere intelligenza, capacità e passione attraverso il lavoro non sarà sufficiente ad allontanarla; Sara avrebbe accettato persino un posto di segretaria pur di vedere suo padre passare davanti ai suoi occhi. Non riuscirà mai ad arrendersi all’idea di averlo perduto.

Il matrimonio e la maternità le appariranno, ad un certo punto, le uniche ancore di salvezza prima della dissoluzione.

Perché «La banalità del male – spiega Crepet – trova soluzione nella banalità di volerlo ripetere. Il male esiste non solo perché qualcuno lo fa ma anche perché c’è chi lo replica; chi non riesce a essere qualcosa di diverso dai carnefici».

Sara vivrà fino in fondo la cattiveria, la grettezza, l’aridità di cui sono capaci gli uomini quando si tratta di tenere le donne nel ruolo che per secoli hanno costruito per loro. La storia di Sara ci fa attraversare questo inferno domestico, affascinati da una ragazza che ne porta- con tenerezza e coraggio- le stimmate.

Infine,  questo libro ci fa pensare a una metafora della cecità del potere.

Paolo Crepet è psichiatra e sociologo. Dal 2004 è direttore scientifico della Scuola per Genitori. Per Feltrinelli ha pubblicato Le dimensioni del vuoto. I giovani e il suicidio (1993), Cuori violenti. Viaggio nella criminalità giovanile (1995), Solitudini. Memorie d’assenza (1997), e, con G. De Cataldo, I giorni dell’ira. Storie di matricidi (1998). Con Einaudi: Non siamo capaci di ascoltarli (2001), Voi, noi (2003) e I figli non crescono più (2005), poi raccolti nel volume La gioia di educare (2008); e inoltre la raccolta di racconti Naufragi. Storie di confine (1999, 2002), La ragione dei sentimenti (2002 e 2004), Dannati e leggeri (2004 e 2006), Sull’amore (2006 e 2010) , Dove abitano le emozioni (2007), con Mario Botta e Giuseppe Zois, A una donna tradita (2008), Sfamiglia (2009) e Un’anima divisa. Crepet ha inoltre scritto per Einaudi l’introduzione a Nemico di classe di Nigel Williams (2000), a Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello… (2000) e a I ragazzi della via Pál (2003).