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Flora Restivo, Dudici ( Dodici) , Edizioni del Calatino, 2011

Flora Restivo, che conosciamo come intensa poetessa in siciliano, si presenta qui con dodici racconti in siciliano, fortunatamente tradotti, per chi – come me- non padroneggia questa lingua e quindi deve spesso far ricorso alla traduzione. Tuttavia la documentata e chiara prefazione di Marco Scalabrino, poeta e saggista , studioso del siciliano, accompagna il lettore nel percorso del testo.

Dodici è un numero pieno di significati: dodici sono i mesi dell’anno, dodici gli Apostoli, dodici le ore del giorno e dodici quelle della notte durante gli equinozi.

Non se Flora Restivo abbia scelto per un qualche motivo questo numero, resta il fatto che esso possiede un fertile terreno di senso.

La Sicilia che entra dentro queste brevi storie è perfettamente riconoscibile non solo nel dettato, scarno ed essenziale, fortemente metaforico ed espressivo, come del resto è anche la poesia della Restivo, ma nella caratterizzazione dei protagonisti e dei personaggi. Sono i ricordi, quelli esplorati- e che appartengono al dopoguerra- ma a volte sono quasi contemporanei, eventi che possono succedere anche ora.

La raccolta si apre con il più intenso e più drammatico dei racconti e recupera figure di donne che mi sembrano tipiche di una certa Sicilia: la moglie , sposa bambina, che si ritrae in un mondo di tedio e di angoscia, la figlia che appare da subito il contrario: bella, allegra, curiosa, piena di vita.

Su di lei, appena uscita dalla pubertà,  viene compiuto per anni il più orrido dei misfatti finchè lei non medita e mette a punto la più drammatica delle vendette; donna di ribellione e assassina del suo carnefice,  anno dopo anno torna sul luogo del suo misfatto e ritualmente lo ricompie.

Ma già dalla prima volta le stelle e la luna, nascosta dalla nuvola, la natura tutta si fa sua complice , perché ci sono delitti che ne chiamano altri come disperata difesa. La natura nasconde ciò che è contro natura.

Ma anche l’ultimo racconto vede una natura compiacente e affrancata; probabilmente è il più autobiografico racconto della raccolta, racconta anni di un’infanzia serena e quasi magica durante le lunghe estati -trascorse a villeggiare in campagna in casa di contadini saggi- e  di ubertosi terreni, di animali comuni ma sorprendenti nei loro comportamenti per una bambina di città, curiosa e ricca di sensibilità.

Anche  questo racconto si chiude con le stelle, benevole e piene di promesse sotto le palpebre di una bambina addormentata.

Negli altri racconti si raccolgono eventi che investono la quotidianità, come quello relativo all’8 marzo, festeggiato secondo il costume prevalente e di tipo maschile, dove la Restivo in prima persona scrive la sua opinione : la festa delle donne si deve celebrare ogni giorno con il rispetto, con la collaborazione, con le pari opportunità ( non fossero queste parole politicizzate ormai piene di sensi che non ci appartengono). Altra narrazione in prima persona, dolente e sentimentale- a ciglio asciutto però- è “Francu” , morto “giovane come chi è caro agli dei” , maestro di esperienze, di curiosità, di complicità,  per la bambina Flora .

Però non manca anche un racconto di tenera ironia: la moglie che sogna da tanto un viaggio nell’Egitto dei faraoni e il marito che raccoglie questo suo desiderio insinuato più che detto e che , per i venticinque anni di nozze, le regala 15 giorni da trascorrere in un resort a Sharm-el-Sheik che sempre in Egitto si trova. In fondo una vacanza divertente, narrata con spirito ironico e divertito.

Intanto precisiamo che i racconti sono piccole e brevi storie concluse(short story) che di tutte le storie brevi hanno la caratteristica: ritmo docile alla penna, descrizione scarna ma funzionale , dialoghi serrati, brevi riflessioni interiori, focalizzazione che muta da racconto a racconto.

NARDA FATTORI

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