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Raccolta dentro il caprifoglio
raccontavo di prati
che mi nascevo margherita e il sorbo
rischiarava di rosso il muro a secco
frasi murate
percorsi trattenuti da petali di ferro
per non appassionarmi alle rovine
ai rovi che parevano rosari
museruole al mio sole di colomba
nata per giorni duri

prendi il rocchetto, lo possiamo svolgere
tra le braccia dei vivi
sequenze stabilite nello spago
sembrano disegnare il lato stanco
la culla del silenzio a contenere
impossibili forme tra le dita

dall’alto del forame circolare
l’alba cade sui ruderi di un sogno
sovverte la parabola del tempio

e qui tessiamo notti di fortuna
con il filo di luce d’un sorriso.

CRISTINA BOVE