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Poesia il profumo della resistenza

Una poesia è un gommone che prende il largo dalla nave inclinata della società.

Due definizioni di poesia date da Lawrence Ferlinghetti e tratte dal bel libro “Poesia come arte che insorge”, due definizioni che mi sembrano pregnanti per iniziare a parlare del libro “La fabbrica dei batteri” di Dana Drunk, giovane poetessa della Brianza, e se ne potrebbe aggiungere un’altra “Poesia è ciò che grideremmo trovandoci in una selva oscura nel mezzo del cammin di nostra vita”. La aggiungo, dunque, perché la poesia di Dana Drunk è un grido, un urlo di rimprovero alla “nave inclinata della società”. Nave che nella sua cecità e sordità non si accorge che sta per affondare o che comunque procede a fatica, in una posizione “innaturale”, che non solca dignitosa ed eretta la vastità del mare! E proprio nella poesia “La vita in retromarcia” Dana parla di una nave con una falla sulla quale lei si rifiuta di salire. Sale allora sulla zattera della poesia, della musica e ne fa strumenti per dire il suo disagio, per esprimere il senso di inadeguatezza in cui il mondo la precipita. Sono per lo più rimproveri ed esortazioni a se stessa e agli altri quelli contenuti in questo libro – il secondo di Dana Drunk, il primo era stato nel 2007 “Cercando luccicanza” (ed. Akkuaria) – uscito nel 2010 con Opposto.net, nella collana “I Nei”, con la prefazione di Fabio Barcellandi e la postfazione di Beppe Costa. C’è da dire che rimproveri ed esortazioni si rivolgono a chi si ama, a coloro che ci stanno a cuore e Dana ama la vita, la ama profondamente e il suo dolore è nel vedere come noi la si vive al disotto delle nostre potenzialità. come spesso ci accontentiamo del nostro solito orticello. Nella poesia di Dana Drunk, una poesia dallo stile colloquiale, piano e discorsivo, viene tuttavia una musicalità scaturita dal fatto che Dana ha iniziato il suo rapporto con la scrittura attraverso la composizione di canzoni e molte delle poesie di questo libro potrebbero essere proprio dei testi di canzoni sia per l’immediatezza del linguaggio, sia per la loro musicalità aspra e dura che esprime pienamente il senso di rivolta che l’autrice prova. C’è in questi testi un continuo sguardo sul mondo, sull’esterno, c’è quindi poca introspezione e quando c’è è sempre un tentativo di ritagliare la propria figura, il proprio io dalla mappa prestabilita, già disegnata del mondo, di farne qualcosa di diverso nella consapevolezza che è la diversità a fare ricco il mondo. Si nota in alcuni testi un indugiare su questo lato “maledetto” eppure dietro tutto ciò c’è una profonda fragilità, la fragilità dei forti e dei sensibili difronte alle contraddizioni della vita, ai dolori della vita. al suo oscillare tra bellezza e bruttezza, tra bene e male non solo attorno a noi ma anche dentro di noi. E’ questo secondo me il punto di forza di questi testi, ciò che li rende autentici, permeati come sono di una sana (auto) ironia, perché le urla e gli eccessi sono espressione di quella rabbia che ci sale dentro quando vediamo violati i valori e gli ideali che stanno alle fondamenta del nostro essere persone tra persone. Una rabbia creativa non solo perché induce Dana Drunk a trasformarla in parole ma perché al fondo c’è la Speranza, a cui è dedicata la bella ode che conclude il libro, e quindi la fiducia nel potere delle parole e l’intero libro di Dana Drunk è una risposta alla frase, di nuovo di Ferlinghetti che dice che la poesia esiste perché alcuni uomini cercano di mettere in prigione i fiori. E Dana Drunk scrive perché sente che il poeta è colui, in questo caso colei, che “insegna a danzare al mondo”.

SIGARETTE

Non saranno queste sigarette

che renderanno

la mia faccia grigia

ma questa vita

questa città

questo treno sempre pieno

la tristezza

negli occhi dei suoi passeggeri

che sanno sempre dove vanno

ma non sanno perché vanno

giorno dopo giorno

ogni giorno perdendo

qualche goccia della loro anima

lasciandola cadere

su pavimenti sporchi

per sempre.

Non saranno queste sigarette

che mi uccideranno

ma il rimpianto

di non aver fatto abbastanza

per evitare i grigio della vita

e la consapevolezza

che il tempo passa

e quello che mi resta

non mi basta.

***

UNA DONNA

Se guardo le sue mani

vedo rughe, nodi, secchezza.

Se guardo nei suoi occhi

vedo verde, mare, purezza.

Purezza sporca

di esperienze

velate di malinconia.

Se guardo la sua bocca

vedo parole, silenzi, saggezza.

Se guardo la sua anima

vedo gioie, dolori, dolcezza.

Dolcezza amara

di esperienze

passate che non vanno via.

Se la guardo alzarsi dal letto

vedo una schiena curva

piegata del peso di un lavoro pesante

che le ha portato via l’infanzia

ma non ancora le speranze.

Talvolta riesco anche a sentire

il rumore straziante

della sua schiena che si spezza

e questo mi mette un’angoscia immensa

perché lei

lei è mia madre.

***

COME PASSAVO LE DOMENICHE

Noia mortale

noia domenicale

quella delle passeggiate

in centro

fra famiglie spente

a guardar vetrine.

Ci si sente ancor più soli

fra la folla.

Noia domenicale

noia speciale

quella delle ore infinite

fuori dal bar, chiuso.

A patire il freddo

con il resto del branco

sempre un po’ defilata

un po’ all’angolo

da dove vedevo troppo

sentivo troppo.

Non ero mai felice

fingevo sorrisi meccanici.

Mi volevo easy,

ché così facevan tutte,

ma niente.

Non mi veniva.

Ero già poetessa,

maledizione!

***

VICINI DI CASA

Il mio vicino di casa

ha una BMW 320

color canna di fucile

che lava assiduamente

tutte le settimane.

I suoi sedili comodi

di notte

ospitano le puttane

più carine

di tutta la provinciale.

La domenica pomeriggio

invece

ci sale sua moglie

con gli occhiali scuri

e la pelliccia di visone.

Guarda fuori dal finestrino

e si sente una regina.

***

BUONI E CATTIVI

Con tutte le patatine che sgranocchio

la panna che spruzzo nelle fragole

il ciocclato che sta con tutto

la nutella

non ne parliamo.

Con tutte le sigarette che fumo

che ho fumato

che fumerò

non ne parliamo.

Con tutte le poesie che scrivo

le canzoni che canto

le cose che penso

che dico

che voglio.

Con tutte le parolacce

le bestemmie, le imprecazioni…

E la birra dove la mettiamo?

E il vino dove lo mettiamo?

E il negroni?

Non ne parliamo…

Con tutte le mie visioni

con tutte le mie lotte

e rivoluzoni

con i miei facili costumi

con i miei vizi fedeli

non vi biasimo

se mi mi annoverate

nella schiera dei CATTIVI,

io faccio lo stesso con VOI.

***

TITOLI

Licenza elementare

licenza media

diploma

laurea

master

quanti titoli

posso sfoggiare

quanto mi posso vantare!

Papà mi dà un rifugio

mamma mi dà da mangiare

nessuno mi fa credito

nessuno mi fa lavorare.

***

IL POTERE DI CROLLARE

Noi, il popolo.

Noi, fondamenta

di un sistema perfetto

perfettamente organizzato:

portiamo il mondo sulle spalle

senza mai godere dei suoi frutti.

Sudiamo energia vitale

affinché quelli del piano di sopra

possano allegramente banchettare

sopra le nostre teste piegate

lasciandovi distrattamente cadere sopra

talvolta briciole, talvolta merda.

Noi, le fondamenta,

umilmente ringraziamo.

Noi, stuprati a tal punto,

che nemmeno c’accorgiamo

d’avere un grande potere:

il potere di CROLLARE!

***

DIVERSAMENTE UGUALI

Uomini e donne

in ogni luogo

diversamente vivono

ma vittime dello stesso destino

s’arrovellano il cervello

con le stesse domande

versano lo stesso sangue

quando si feriscono

vorrebbero guarire presto

quando s’ammalano.

Uomini e donne

in ogni luogo

hanno buchi nello stomaco

da riempire

chi li lo fa con le ostriche

chi lo fa con le formiche

hanno membra stanche

da riposare

chi lo fa in capanne cenciose

chi lo fa in ville sontuose

infine tutti

ma proprio tutti

hanno da morire

chi investito da un camion

chi colpito da una noce di cocco.

Uomini e donne

in ogni luogo

onorano i loro defunti

con riti diversi

chi li butta nel fiume

chi li brucia nel fuoco

ma con lo stesso dolore

li piangono

con le stesse lacrime

a rigar le loro guance

diversamente colorate

ugualmente bagnate.

***

ZITTI E SORDI

Non siate zitti e sordi

non siate dei balordi

non siate prepotenti

non azzannatevi coi denti.

Non siate zitti e sordi

non siate degli ingordi

non portatevi via il pane

ma mettetevi a gridare

se qualcosa vi fa male

tutti insieme

come in coro

tante voci

un suono solo.

***

IL PRIMO PASSO

Fallo tu

il primo passo verso la libertà

non aspettare

che qualcuno ti preceda

liberati dalla gabbia degli altri

e libera gli altri

dalla tua gabbia.

***

LA VITA IN RETROMARCIA

C’è un falla sulla plancia

di questa nave, uno squarcio

che vedrebbe anche un guercio.

Solo un folle salirebbe a bordo

oppure un suicida

un cieco, uno scemo.

Siccome per ora

ancora non sono

né folle, né suicida

né cieca, né scema,

mi rifiuto categoricamente

di andare incontro alla morte

cosciente e silente.

Oh Signore

nell’alto dei cieli

burattinaio

che tira i fili

delle nostre vite

dei nostri destini,

a lei mi rivolgo

spero non le dispiaccia troppo

se stavolta non salgo a bordo

se la mia auto si ferma qui

sulla banchina di questo porto

da dove saluto i miei fratelli

folli, suicidi, ciechi e scemi

mentre scemano all’orizzonte

sulla nave della morte.

Oh Signore, ora

le mie mani tremano

il cuore pompa sangue

che copioso nelle tempie

quasi le fa esplodere, sudo…

Oh Signore,

mi guardi bene

mi guardi bene perché io

in questo preciso istante io…

io inserisco la retromarcia

e d’ora in poi

vivrò la vita all’incontrario.

***

SPERANZA

Ode a te,

che cadi e ti rialzi

che piangi nei silenzi

che fuggi e poi ritorni.

Ti vedo soffrire

ti vedo arrancare

ti vedo svanire

nel nulla,

non ti vedo per mesi

a volte.

Ode a te,

che cammini contro vento

che combatti contro il tempo

che dai un senso alla mia vita.

Mi vedi fallire

mi vedi tentare

mi vedi smarrire

la fiducia

non la vedo per mesi

a volte.

Ode a te,

che non sei ancora morta

che ancora un’altra volta

ti trovo davanti alla porta

della mia stanza

ed io ti stringo forte,

Speranza.