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Shitao "pittore pescatore"

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«(…) Se il polso riceve [l’ingiunzione del] pieno, [permette di] immergersi e trapassare [penetrando nella carta]; se il polso riceve [l’ingiunzione del] vuoto permette di volare e danzare con uno sviluppo dinamico, allegro (…) »

da «IL MOVIMENTO DEL POLSO»  Capitolo VI

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Scrive Giangiorgio Pasqualotto nella prefazione a Shitao  Sulla pittura  a cura di Marcello Ghilardi,  Mimesis, 2009:

“Le differenze fra pittura cinese e pittura occidentale non si limitano a quelle che interessano i temi, i materiali, le tecniche e i modi di allestire l’opera finita.  Si aggiungono anche quelle che interessano i diversi sfondi culturali e i diversi principi di rappresentazione che determinano la composizione dell’opera.  Quando si considerano tali differenze, la nostra attenzione viene colpita in particolare da tre assenze e da un’inusitata presenza.   Le assenze riguardano il disegno, il colore e la prospettiva; mentre la presenza riguarda il vuoto.”

Un vuoto che non è il nulla, ma che è condizione sine qua non per il manifestarsi di tutti gli eventi;  come ricorda sempre Pasqualotto citando i due versi della scrittura buddhista del Sûtra del Cuore : “La forma è vuoto, il vuoto è forma”

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«[…] L’unico tratto è origine di ogni cosa, è radice di tutti i fenomeni

[…]

È a partire dal proprio sè che [l’unico tratto] si fonda.  Il fondamento della regola dell’unico tratto si basa sull’assenza di regola; questa genera la regola.

[…] Stabilitasi la regola dell’unico tratto, ecco che sono comparsi tutti gli esseri. […] »

da «L’UNICO TRATTO» Capitolo I

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L’illuminante commento di Marcello Ghilardi a questo capitolo (così come sono estremamente accurati e illuminanti i commenti a tutti e diciotto i  capitoli del libro)  mette in evidenza che “il discorso di Shitao integra elementi di carattere sia tecnico che filosofico.  L’«unico tratto», radice prima di ogni figurazione, è anche scaturigine di ogni fenomeno, data la corrispondenza di «immagine» e «fenomeno», entrambi detti xiang, Wang xiang […] La pittura ha valore morfogenetico non solo a livello di immagini figurate, ma anche a livello di realtà vive del mondo naturale, perché i due ambiti non sono distinti né tantomeno contrapposti, ma si prolungano l’uno nell’altro. “

“il fare affidamento su di sè invocato da Shitao, in contrapposizione al manierismo pedissequo, non significa potenziare le strutture egotiche dell’artista, ma distaccarsi da una riproduzione sterile per entrare in contatto, grazie alla propria dimensione di spirito, con il principio trasformativo e vitale della natura.”

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«Il mare esprime l’immenso dispiegarsi, la montagna esprime ciò che rimane implicito. Il mare inghiotte e rigetta, la montagna si piega e si inclina.
[…]
Ma se si coglie ciò che riguarda il mare mancando le qualità della montagna, o si coglie la montagna mancando ciò che concerne il mare, allora [si coglie] in modo errato. Questo invece è il mio modo di recepire: la montagna in quanto mare, il mare in quanto montagna. Io recepisco conoscendo secondo la modalità di montagna-mare. Ogni cosa risiede nell’essere umano, attraverso il libero fluire di pennello e inchiostro.»

da «IL MARE E LE ONDE» Capitolo XIII

Fra i diversi passi, tutti rilevanti, questo dal Capitolo XIII anche per una ragione  intima e personale: nessuno come  Shitao ha saputo dipingere la montagna, il suo vuoto, il mistero della terra che arriva al cielo, il suo passaggio, tratto al mare.

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I passi qui riportati sono da:  Shitao  Sulla pittura  a cura di Marcello Ghilardi,  Mimesis, 2009,  selezione da «Discorsi sulla pittura del monaco Zucca Amara» che Shitao scrisse presumibilmente negli ultimi anni della sua vita (all’inizio del 1700), “discorsi” capaci, come ricorda sempre Ghilardi, di mettere in risalto che “«scrivere» e «dipingere» sono sinonimi per la pittura cinese: si potrebbe pure dire che le immagini si scrivono, e le parole si dipingono”

Immagini da Wikipedia http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Shitao ; sempre a wikipedia si reinvia per la biografia di Shitao (1641-21, 1708-10)

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