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Quando si interroga su che come definire questo suo libro, lo stesso Carofiglio ha delle difficoltà: afferma che non è un saggio, non è un racconto di storia, non è un trattato di filosofia.

Allora come possiamo definire questo libro , prezioso e forse scontato per chi è abituato a maneggiare le parole? E’ una riflessione scritta sulla parola, sul suo potere e sulla sua possibilità di essere manomessa , decostruita e anche di continuare a possedere quella potenza creatrice propria del Logos. Perché la parola è pensiero in azione, è logos, e non ha perduto la capacità di creare, malgrado la storia , forse anche attuale , abbia tentato più volte di manometterla, di depotenziarla, di deprivarla fino a ridurla a mero flatus.

Egli cita il poeta Ghiannis Ritsos che ha detto che le parole sono come “ vecchie prostitute che tutti usano, spesso male” e spetta al poeta restituire loro la verginità, qui intesa come pienezza, senso, dignità e vitalità. Per adempiere a questo compito colui che usa le parole le deve smontare, controllare che cosa si è rotto, che cosa è andata perduto e le ha rese povere, inautentiche, inerti.

Da sempre le parole sono state manomesse , per svuotarle o , al contrarlo, per ricostruirle.

Carofiglio cita Zagrebelsky. “ Il numero delle parole conosciute ed usate è direttamente proporzionale al grado di sviluppo della democrazia e dell’uguaglianza delle possibilità. Poche parole poche idee, poche possibilità e poca democrazia; più sono le parole che si conoscono , più è ricca la discussione politica e, con essa , la vita democratica”. Di questa asserzione dello studioso posso dare conferma personale: cresciuta in un ambiente composto di classi varie, evolute o costrette nell’ignoranza, da bambina ascoltavo discussioni interminabili che finivano sempre con la ragione dalla parte di chi sapeva meglio parlare, meglio argomentare. Fu allora , credo, che ho deciso che io avrei voluto conoscere molte parole e la sorte è stata benigna e mi ha offerto questa possibilità.

Ma queste sono vicende personali.
Carofiglio non ignora come le parole siano veicolo di promozione sociale e personale: le società poco evolute sono quelle che usano poche parole, le società dittatoriali sono quelle che depauperano la lingua , la scarnificano fino a trarne solamente degli slogan. La difficoltà esistenziale di molti giovani di oggi consiste nel non saper dare un nome alle pulsioni che li agitano e quindi ad esternarle con le parole che in qualche modo esorcizzano l’azione bruta o estrema. Testualmente egli afferma : “ Il rapporto fra la ricchezza delle parole e ricchezza di possibilità ( e dunque di democrazia) è dimostrato anche dalla ricerca scientifica, medica e criminologica: i ragazzi più violenti possiedono strumenti linguistici scarsi e inefficaci , sul piano del lessico, della grammatica, della sintassi. Non sono capaci di gestire una conversazione, non riescono a modulare lo stile della comunicazione- il tono, il lessico, l’andamento- in base agli interlocutori e al contesto…. non sanno nominare le loro emozioni. Non sanno raccontare storie, descrivere, dar conto delle ragioni, della dinamica di un evento.”

Ci duole ammettere che questi nostri tempi sono tragici anche perché i nostri giovani sono chiusi in un rumore assordante dentro le loro cuffie e i loro sms.

Le scienze cognitive definiscono questo fenomeno – che è privazione di modelli interpretativi della realtà-come ipocognizione, termine utilizzato da Levy in seguito ai suoi studi sull’alto numero di suicidi presso i Tahitiani che avevano parole per nominare il dolore fisico e mancavano di parole per definire il dolore psichico. Orwell in 1984 nel suo regime vede la distruzione di una lingua e quindi la distruzione del pensiero per creare una Neolingua adattata alle nuove condizioni sociali.

E’l’ abbondanza delle parole e la molteplicità dei significati che sono strumenti di pensiero: ridotte le prime si riduce la capacità di pensare, di pensare individualmente. Inoltre le parole creano la realtà:lo dimostrano i narratori, ma all’inizio fu la Bibbia a predicarlo. Ad Adamo nel paradiso terrestre fu affidato il compito di dare un nome a tutto: è l’inizio della civiltà e forse dell’indipendenza di giudizio.

Indipendenza che si vuole a tutti i costi che le persone perdano, se in continuazione sono martellate da pochi , intrusivi e martellanti slogans.

“ La ripetizione continua, ossessiva, è uno degli stilemi di una lingua totalitaria, gonfia di odio e di isterismo, che si appropria delle parole e le usurpa, nutrendo con esse le minacce, le allusioni, i complotti…”. L’usurpazione delle parole è un fenomeno lento e progressivo noto fin dall’antichità: vi riflette anche Tucidide.

Nel libretto è riportato un bel frammento del discorso della scrittrice Nadine Gordimer all’accettazione del premio Nobel,e che fa un breve excursus sulla storia della parole e di come essa si intrecci con la storia personale dello scrittore e di tutti. Esse sono la vita, il mondo.

Poi il libro passa ad esaminare il significato evoluto storicamente di alcune parole particolarmente atte a essere poste sotto la lente di un esame etico: vergogna- giustizia- ribellione- bellezza- scelta.

Seguono riflessioni sulla lingua del diritto.

Si arriva ad alcune conclusioni: la bellezza non è un ornamento. E’ una forma di salvezza e di categoria morale: è il farsi visibile del bene . Il male non può essere bello.

Per quanto riguarda la ribellione Carofiglio si rifà a Don Milani là dove afferma che l’obbedienza non sempre o quasi mai è una virtù e quindi il ribellarsi è un bene necessario quando con l’obbedienza calpesti i diritti e discrimini.

La giustizia si presta a definizioni spesso controverse: sembra che la nozione di giustizia come uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge sia quella più ci soddisfi; ma è una uguaglianza formale , se non si tiene conto di quanto affermato nell’articolo 3 nella nostra Costituzione per il quale è compito della Repubblica “ rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana …”. La nostra Costituzione dunque afferma che solo una vera uguaglianza fornisce la vera giustizia.La parola “scelta” , preziosamente individuale, ( progetto- promessa- controllo sul futuro) è meglio definita attraverso ciò che non è. il contrario di rinuncia , di conformismo , di vigliaccheria.il contrario di vergogna, il contrario di indifferenza.”Scelta” attiene alle responsabilità individuali e collettive; è un’ audace reinvenzione del mondo e di costruzione dell’umanità.
La lettura di questo libretto- che non è un libello politico sia chiaro, ma una acuta e dissertata riflessione sulle parole, così come dice il titolo- dovrebbe stare in tutte le nostre librerie e in tutte le biblioteche degli istituti scolastici. E il libro è un prontuario di etica .

LA MANOMISSIONE DELLE PAROLE di Giancarlo Carofiglio- Rizzoli 2009

Recensione e note di lettura di Narda Fattori.