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Se l’angelo fosse una creatura di qui quale sarebbe il suo aspetto? Quale il risultato visibile della sua forma? Il suo sguardo sulle cose? Il mondo che vedrebbe a dispetto dell’evidenza? Nella realtà Isa e Marie sono due emarginate nel senso veritiero in cui lo sono gli spiriti irregolari. Si incontrano, capiscono al volo la loro sorellanza. Finiscono per abbandonare il lavoro che le lega alla realtà vessatoria del loro ceto sociale infimo. E si librano in un volo potenzialmente suicida. Il film di Erick Zonca ha un impianto narrativo portentoso al di là dei quadri volutamente dimessi che rappresentano gli ambienti. Lo svolgersi è il corsivo di una speciale elettricità che emanano i movimenti di Isa frammista a una regia che scova nel dettaglio della pelle, degli sguardi, nelle pieghe degli abiti la disperazione febbrile, quasi epica, di Marie. Il film principalmente si dà a questo incrocio, è la costante atmosferica che serve alla narrazione per dire molto di più dei fatti. Lille, in cui è ambientato, è una città, cioè sguardo al limitare ossesso dei propri parametri, tuttavia la città degli angeli è fatta soprattutto di vie sfuggenti alla toponomastica. Accade perciò che Isa, praticamente una vagabonda abbia la virtù divina dello scherzo epifanico che la irradia come una costante e la rende capace di tutto, anche di disegnare la geometria cromatica che farà risvegliare Sandrine, una coetanea che neanche conosce, dal coma, ponendosi semplicemente al suo tavolo. Disegnando per lei un’incomprensibile mappa di ritorno. Leggendo a voce alta le pagine del diario segreto di Sandrine, spingendosi al punto di proseguirlo, come volesse scrivere vicariamente una vita che in quel momento non può essere vissuta. Non di meno la macerazione di Marie ha il grado trascendente che azzera l’istinto di sopravvivenza. Ma come ponendosi all’opposto di Isa, l’annientamento istintivo del suo personale universo, non la esalterà. La virtù angelica dell’inesistenza alla realtà non fa che togliere peso a queste due vite sottilissime, limitrofe al cielo. Ma l’epilogo sarà diametralmente opposto, come opposta è l’accoglienza delle diverse virtù che entrambe senza scelta si trovano a devolvere per obbligo di natura angelica. Marie s’innamorerà selvaggiamente, totalmente, senza ritorno cadrà vittima del miraggio della sua stessa inarrivabile capacità di risonanza senza attinenza con l’oggetto del suo amore. Isa riuscirà invece nel rito di risvegliare Sandrine, ma quando potrà veramente conoscerla, quando potrà farle sapere con una proposta di scambio il potere taumaturgico dei suoi riti, deciderà di non farlo. L’autismo angelico dei sentimenti sarà chiarito dall’impeto di una lite in cui l’angelo selvaggio tenta di accoltellare l’angelo ilare. Le due si accuseranno l’una di non amare che morti, inerti da restituire presuntuosamente alla vita, l’altra di bruciarsi di un amore assurdamente introverso, contraddittorio fin dall’unico termine coinvolto in un scambio autogeno e malato. Sarà il finale a sancire la vera differenza tra le due, quale dei due angeli si chiama vita e quale morte.

Irene Bignardi sul film

REGIA: Erick Zonca
SCENEGGIATURA: Erick Zonca, Roger Bohbot, Virginie Wagon
ATTORI: Elodie Bouchez, Grégoire Colin, Jo Prestia, Patrick Mercado, Natacha Régnier, Francine Massenhave, Zivko Niklevski, Murielle Colvez, Lyazid Ouelhadj, Frédérique Hazard, Louise Motte

FOTOGRAFIA: Agnès Godard
MONTAGGIO: Yannick Kergoat
PAESE: Francia 1998
GENERE: Drammatico
DURATA: 113 Min
FORMATO: Colore

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