Orly Castel- Bloom , Textile, Atmosphere libri, 2011

Ho letto questo libro del tutto sgombra da qualsivoglia pregiudizio: non conoscevo l’autrice, non conoscevo i suoi precedenti letterari, non sapevo del contenuto metaforico del titolo.

Procedendo nella lettura , che la scrittrice vuole lenta e meditata, sono giunta alla tessitura sottostante: un grande affresco contemporaneo sulla disgregazione della famiglia che qui ha la sua sede in un Stato d’Israele, ma che non ha confini , anzi, nella globalizzazione del mondo trova terreno ancora più fertile.

Nel libro la famiglia ancora esiste , ma è costituita da schegge irrisolte che procedono lungo percorsi divergenti. Già i figli, due, maschio e femmina, procedono in direzione opposta e contraria: lui a fare il tiratore scelto, il cecchino, che ha bisogno della letteratura per mondarsi le mani, inutilmente; lei con esperienze variegate e una nuova di stampo new- age , tutto rispetto per la natura e assenza di dialogo e prospettive , progetto di vita.

La trama di questa tessitura è completata dalla madre e dal padre; la prima , salda, con sicurezze incrollabili, così come voluta dalla madre di origine tedesca, che continua a mandare avanti la piccola industria di pigiami per ultraortodossi con infelice consapevolezza di avere una figlia imbelle e un figlio che rischia perennemente la vita. Il padre è già consapevole dei propri fallimenti ma non riesce a farsene carico; già considerato un genio e pluripremiato , ha per unico assillo una nuova scoperta che lo dovrebbe ricollocare al vertice dell’attenzione degli scienziati, qui non troppo distinguibili dai comandanti di guerra. Israele resta un paese di guerra, in situazione di offesa e di difesa. Allontanatosi gradualmente dal mondo tranquillo e dorato dalla moglie, intrattiene rapporti attraverso chat con una studiosa americana che ha raggiunto brillanti successi nel campo di cui ora si occupa: l’indistruttibile filo delle ragnatele.

E la tessitura ritorna: si tessono i pigiami. si tessono le futuribili tute indistruttibili di bava di ragno, si tessono incontri che si sfilacciano in un momento. E’ una vita mal tessuta quella dei protagonisti del libro, ciascuno chiuso dentro una personale ossessione, persona di sola trama e senza ordito, ovvero tessuto di pessima qualità.

A porre ciascuno davanti allo specchio delle proprie deformi insicurezze, è la morte improvvisa della madre, in seguito ad un ennesimo intervento di chirurgia estetica. Prima di morire riesce a raccomandare alla figlia la continuità immutabile, per via femminile, dell’opificio, ma già la ragazza vaneggia di delocalizzazioni, di diversificazione del prodotto,…e viene lasciata dal compagno naturista. Il figlio accorso troppo tardi, se ne fugge quasi che la sua vita , scontrosa e solitaria, fosse ormai altrove; il marito è in America dove riesce a rendersi insopportabile a tutti e quindi tornerà a mani vuote, completamente al di fuori da ogni dimensione reale.

Forse la madre , prima di morire, ha avuto un barlume di consapevolezza giacché destina il suo corpo alla scienza. Niente funerale dunque e tutti in libertà.

Credo che l’assenza del funerale, per scelta, segni il momento più alto dell’intensità dell’ordito del libro: è l’acme della deflagrazione.

Nel libro è presente tutta la mitologia del benessere: il culto della giovinezza, l’incapacità di amare o solo di riconoscere l’amore, le contraddizioni politiche, il liberalismo spinto fino all’assenza di regole, la solitudine pervasiva, l’instabilità emotiva che arriva fino alla vera e propria malattia mentale.

Dunque , torno a dire che siamo in presenza di un grande affresco della contemporaneità , quasi un dipinto munch-iano per chiarezza e per espressività.

Qui sotto sono riportate un paio di pagine quasi conclusive del romanzo, sufficienti a dimostrare come questo mondo sia privo di riferimenti e quindi esposto a tutti i venti che escono dall’otre di Eolo.

“…….. spolverava il cibo in fretta e in quantità industriale. Quell’uomo le stava costando una fortuna. Mentre entrambi tacevano e lui mangiava, la McPhee fece i conti a quanto denaro aveva scucito da quando era arrivato, compreso il massaggio e il pasto al ristorante francese: erano più di mila dollari! E naturalmente, i cinquecento bigliettoni aveva offerto per coprire le spese non li aveva mai pili menzionati. Non aveva ancora digerito questo conto parziale quando le si presento un altro problema: le medicine. Anche queste sarebbero senz’altro costate un occhio della testa. Gli avrebbe chiesto di condividere la spesa. Non ne poteva più  di tutti quei narcisisti.

«Tesoro caro», improvvisamente Gruber le si rivolse con sconcertante gentilezza, come non  aveva mai riscontrato in uomo della sua età. «Non c’era bisogno che lo chiamassi», masticando una  semplice fetta di pane e burro extra. «Sono tempo e sforzi sprecati. Posso dirti io cosa ho».

Lei rispose: «Si?», chiedendosi se stava per sentire qualcosa di nuovo.

«Tre anni fa uno psicologo senior del ministero della fesa mi ha definito borderline con un’ottima capacità organizzativa. Inoltre ho la tendenza a cadere in depressioni ma Mandy, la mia povera moglie, mi capiva perfettamente. Capiva che per le persone geniali i disturbi della personalità , i disturbi psicologici, chiamali come vuoi, sono inevitabili.
La sensibilità e la capacità di vedere i fatti sotto una luce diversa hanno origine nel sistema nervoso, che di conseguenza viene colpito per primo. E tu, che disturbi hai tu?»

«Deficit di attenzione e concentrazione, e serie difficoltà di comunicazione. A volte balbettò e per questa ragione non tengo seminari regolarmente. Comincio da un argomento, apro una parentesi dopo l’ altra, e dimentico di cosa stavo parlando. Non sono un tipo troppo socievole», ammise Bahat abbassando lo sguardo.

«Sei in cura con il Ritalin?»
«Anche»,

«Io il Ritalin non lo prendo perche ha effetti col1aterali, soprattutto se sei post-traumatico».

«Allora sì che sei post traumatico».

«A parte la genialità – sul cui altare ho sacrificato il sistema nervoso – sono anche post traumatico, e vero. Mi porto addosso  anche questo peso», disse Gruber improvvisamente serio.

«E quale sarebbe il trauma?»

«11 trasloco», rispose Gruber a bassa voce.

«Ah, sì, questa l’ho già sentita», ribatte Bahat beffarda.
«E’ i1 terzo per gravita fra i traumi nei bambini. Dopo una morte in famiglia e i1 divorzio dei genitori».

«Ti e successo quand’eri bambino?», chiese lei. «Non capisco».

«No, mi è successo due anni fa, quando ci siamo trasferiti a Tel Baruch nord. Per me è stato un colpo durissimo. Non mi sarei aspettato che capitasse a un uomo della mia età, nella mia posizione. Mandy riteneva che col tempo sarebbe andata meglio, anche lei era un po’ sconvolta …

«Perche, dove abitavate prima?»

«A Neve Avivim. In via Tagore 44. La conosci?»

«Non so niente di quei quartieri. Qual è la differenza?»
«La differenza? Ti sei trasferita qui da troppi anni per capirla. Quando sei partita avevano appena costruito Neve Avivim, era un sacco di tempo fa. Impossibile che tu riesca ad apprezzare in pieno la differenza». A grandi linee, fra Neve Avivim e Tel Baruch nord c’ è la stessa distanza che passa fra oriente e occidente. Ah!», si lasciò sfuggire deluso. «Tel Baruch nord è luogo senza passato, che stenta enormemente a connettersi con i1 presente. O almeno così sento io. Anche chi ha progettato la vegetazione nel quartiere ha lavorato senza tenere da conto la tradizione. L’hanno riempito di palme da cocco! Non ci sono farfalle, per non parlare delle nettarine di Palestina. O dei ricci. Non esiste catena alimentare. L’erba…non c’è l’erba . O c’è ?>> si sforzò di ricordare…”

 Narda Fattori