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La rosa come metafora, la rosa e lo sguardo riflessivo e un omaggio “à la manière” de Jorge Manrique, celebre poeta castigliano del XV secolo che ha inventato un genere particolare di “stanza” denominata coplas.

Se il pensiero è la rosa
paffuta carnosa
il verme della luce
la guarda.
Il trapasso e l’ebbrezza
– rosa pallida e vermiglia –
il pensiero sfogliato
– rosa secca decapitata -.
All’inferno delle rose
senza stelo senza spine
senza petali e profumo
ed il verme le somiglia.

Se la rosa non è il pensiero,
il carnoso l’odoroso il colorato
non è il futuro o il passato
ma questo presente maturo
che luce e verme
ha divorato.

Rosa sfrenata
forma fremente profilo stregato
non più rosa bella imbelle
ma vortice
petalo polpa tinta profumo spiumati in
rovinosa aria rossa

Se ti metto nel quadro
rosa rossa
sei viva o morta?
E il mio occhio che ti guarda
si scava già la fossa
siamo appesi ad un muro per la mortalità.
Farò un quadro sul mio occhio che ti guarda
ti ha guardato
ti guarderà.
Occhio spinoso o vellutato
con il titolo:
Guardato da una rosa
che guarda un occhio.


Rosa colta o non colta
presto o tardi perisce
la tua spina ritorta
viva o morta ferisce
Se la spina ferisce
la mia morte è sottile
lento verme infinito
che la fine fa vile.
Le faville di rosa
nella lente immortale
sono la bella cosa –
mio respiro mio sale.
Nessun foglio lo scrive
senza più rosa vive
danza intorno alla rosa
quello che qui si è perso.

Intorno a qualche cosa
danza ancora qualcosa?
Se è il fruscìo di una rosa
assomiglia a un mio verso.

.

.

Tre coplas

per Jorge Manrique

 

Rosa aulentissima fresca
non sai d’essere una rosa
creatura
Ti senti albicocca o pesca
di un’altra più zuccherosa
natura
Allo specchio che importuna
tu rispondi con il sonno
resti chiusa
Invisibile regina
che vuol essere dal mondo
esclusa.

Rosa sola e relativa
assoluta sola rosa
sulla scena.
Semi morta semi viva
con la posa senza posa
fuori scena
Giù il sipario ed ogni ora
in un battere di ciglia
si fa tarda
Si cancella la signora
chi la sogna chi la veglia
chi la guarda.

Intorno nessuno danza
non ti chiama più coi nomi
di un bel fiore
C’è l’ignorare l’assenza
dimenticare illusioni
di un colore
Qualcuno fece il ritratto
al tuo corpo rapinoso
e ignoto
Questo è stato l’ultimo atto
poi il mio verso fu noioso
e muto.

.

Da “Notte alta”  di Lucetta Frisa   (Book editore,1997)

immagine Guido Cagnacci “Allegoria della vanità e della penitenza”