Ascolta tu pure: è il Verbo stesso che ti grida di tornare; il luogo della quiete imperturbabile è dove l’amore non conosce abbandoni, se lui per primo non abbandona. Qui invece lo vedi, ogni cosa dilegua per far posto ad altre e costituire l’universo inferiore nella sua interezza. “Ma io, dice il Verbo divino, mi dileguo forse da qualche parte?”
(S.Agostino, Confessioni)

 

 

La Parola

Non lasciare che l’amore per l’imprevisto
ti distolga dalla Ragione.
Sii come il bimbo che vaga per la campagna
nella speranza di scoprire
un nuovo colore di lucertola.
Conserva lo stupore del mistero,
ma la Parola,
ti prego,
non perderla.

***

Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

(Eugenio Montale, da Non chiederci la Parola)

Chiederci la parola

 

I.

Voi che ci aspettate sull’orlo della fine,
chiedete, chiedere pure…
Possiamo raccontarvi della sacralità dei monti
e delle tempeste, i loro furori profani.
Possiamo dirci pazzi, se lo abbiamo conquistato.
Possiamo, con il groppo in gola, amaro il cuore,
far naufragare fino alla meta
l’Idea
incapsulata nella carne,
carezzata tra le mani,
al sicuro dalle urla.
Cavalchiamo i miraggi del tempo che balena
e genera
arcobaleni di falene.
Molte sono
nate morte
come i desideri senz’amore,
senza la lena dell’ardire.

Siamo i falchi alti levati:
l’ali mitiche scrosciano sui venti.
E siamo magnifiche sirene che scrutano l’abisso
con le code come sonde.
Siamo il potere che fonde tutti gli elementi.

Voi che ci aspettate sulla soglia,
morti camminanti, ululanti,
voi che rumate tra campi di rumore,
voi, maîtres à penser della domenica,
soldatini del buonumore,
passionari del benpensare,
voi, obesi d’informazioni,
chiedete, chiedete pure,
e seguite soltanto l’intuizione.

Le vostre ironie mondane
da iene,
le vostre marionette oscene,
i vostri forse, i maimai
mai potranno impedirci di raccontare
ciò che siamo
ciò che desideriamo.

Vogliamo governare le saette dell’Idea
scaraventate
che dal cielo squarciano i contorni della forma,
dove l’ anime spesso stanno imprigionate.
Vogliamo scrutare l’Uomo
e poi l’occhio del cosmo,
calarci nei pulsar del mistero,
vogliamo
implodere d’un amore eterno
profano come l’urlo del lupo,
puro, sacro
coma la prima lacrima.

Vogliamo rifare l’Uomo
che ha fallito miseramente
nella mente intrappolato,
relativo
solo
taciuto
come il muco d’uno starnuto
trattenuto.

Vogliamo urlare l’Uomo, la sua magia.
Siamo le aquile reali che voleranno a stormi
sulla malinconia dei vostri rancori.
Nella noia dei vostri giorni
saremo i rumori più sottili
sussurrati
dal fondo degli oceani, saremo
i brusii delle foglie croccanti
nei sottoboschi incartocciate
scrocchiate.
E saremo i tuoni più arditi,
i ruggiti d’eterni dinosauri
e i silenzi più loschi.

Siamo favolose eroiche testuggini all’erta.
Ci rivedrete destarci dalle alghe
all’imo lucido d’un quieto baratro di mare,
mentre le vostre mani rapaci
strappano i piccoli alle uova,
sulla strada del ritorno.

Siamo il Giorno
che non volete vedere
– la luce v’agita le palpebre.
Siamo il Regno dell’avvenuto,
gli scettri dell’avvenire.

Siamo il costruttore e siamo il costruito,
siamo l’ordigno eternamente esploso
il motore immobilissimo nel moto.
Scopriamo d’avere il potere
di creare dei mondi,
e siamo quella potenza che tace
sui vostri vagiti immondi.
Amiamo
e abbiamo nelle vertebre
l’emancipazione dalle tenebre.

Siamo sempre noi
che precipitiamo l’Idea sulla terra
come cometa violenta, feroce,
come una guerra di bombardamenti.
Siamo anche quelle luci di sangue,
siamo i kamikaze del sentimento
e la terra umida odorosa di pace
e il cemento.

II.

Siamo Fari accesi su mille cittadelle,
grida ripetute da mille sentinelle
oltre gli stenti delle veglie,
oltre la linea della notte,
attraverso la storia, la solita storia
per consegnare alla morte una goccia di splendore.

Scegliamo solo parole del nostro sangue,
che conserva le memorie più sottili,
i ricordi più remoti d’un altrove,
l’emozione di scoprirsi qui e ora.

Scuotete i vostri spiriti sordi, maltrattati,
scuoteteli, vi dico
nel profondo
lì dove torvi s’affaticano e vinti
rattrappiscono.
E chiedete, chiedete pure.
Sempre questo noi potremo dirvi:
sempre ciò che siamo,
ciò che desideriamo.

***

E io dovevo capire / di che delirio ero fatto, e se in quel sogno / ci fosse stata una nicchia per l’amore.
(Franz Krauspenhaar, da Franzwolf)

 

 

Teoria del pirata

Vaga era
sul solco della sera
la mia anima fiacca
per il peso del viaggio.

Fino all’orlo dell’inizio
il ritorno fu lentissimo
e poi d’un tratto
il lampo.

Ero io, non ero io?

La Parola conquistò
tutto lo spazio dentro
e, catapultatasi, fuori
si gettò alla conquista degli astri.

Ora i miei sospiri
vivono così, fuggiaschi, di bolina
li catturo
e m’aiutano a solcare
questo mare d’oblio.

E mai una volta
che mi sia venuto in mente
d’essere io a tracciare la rotta,
dominare l’orizzonte,
la meta…

***

Il bimbo impara
a gran fatica e suo malgrado
impara il folle volo
e lo schianto
e per fortuna

la caccia alla lucertola
e la paura del buio

Riccardo Raimondo nasce a Siracusa nel 1987. Vive, studia e lavora fra Catania e Parigi. Collabora con diverse riviste e webzine nell’ambio della critica d’arte e letteraria. Suoi testi e recensioni alla sue opere sono apparse in numerosi portali, riviste e antologie di respiro nazionale. La sua prima raccolta di versi è Lo Sfasciacarrozze (A&B 2009). Ha collaborato a progetti d’arte visiva con la fotografa Jessica Hauf nel 2009. Lavora soprattutto con il teatro e porta in scena i suoi versi con soluzioni sempre inedite, cercando un continuo dialogo anche fra arti di tradizioni diversissime (la musica acustica ed elettronica, la video arte, i fumetti, le sculture animate, le marionette), sperimentando sempre nuove strategie della creazione. Attualmente collabora con diversi artisti. Con il chitarrista Ludovico Pipitò, la thereminista attrice e cantante Marina La Placa, la compagnia teatrale GestiColando, con Rosaria Coco (make-up artist e fotografa di scena), e la marionettista Elena Cantarella (del laboratorio Cartura) porta in scena Il Potere dei giocattoli, “nello spazio di mezzo fra mondo e giocattolo”, un show di teatropoesia.

info: riccardoraimondo.com

nuovo spettacolo di teatro poesia
Il Potere dei giocattoli, dall’omonima raccolta (in uscita 2011 per Sentieri Merdiani, a cura di Daniele Maria Pegorari). Le date già chiuse della tournée di maggio sono: 18 maggio Politeama di Palermo | 20 maggio Università di Catania).
● video ● Il Potere dei giocattoli ●