Nel segno dell’elemento terra la ventiquattresima edizione di Time in Jazz in programma a Berchidda e in altri centri del nord Sardegna dal 9 al 16 agosto. Ahmad Jamal, Rokia Traoré, Joao Donato, Cristiano De André, Pierre Favre e le pietre sonore dello scultore Pinuccio Sciola, tra i protagonisti del festival diretto da Paolo Fresu.
Oltre alla musica spazio anche per le arti visive, il cinema, la danza e varie iniziative di sensibilizzazione ambientale.
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Immancabile appuntamento di mezza estate in Sardegna con Time in Jazz. Dal 9 al 16 agosto il festival ideato e diretto da Paolo Fresu vive la sua ventiquattresima edizione. L’epicentro è naturalmente a Berchidda (provincia Olbia-Tempio), paese natale del trombettista: qui pulsa il cuore organizzativo (l’associazione culturale Time in Jazz) e si concentra il grosso della programmazione, in particolare i concerti serali nella vasta arena allestita in piazza del Popolo.

Ma, al solito, il festival coinvolge anche diversi altri centri del nord isolano, fra Gallura e Logudoro: Olbia, Tempio Pausania, Codrongianos, Chilivani, Oschiri, Tula, Mores, Telti, Ittireddu, Pattada. Un circuito di concerti che nel mattino e nel pomeriggio fa tappa di volta in volta fra boschi, chiesette di campagna, spazi di particolare significato storico o naturalistico o rappresentativi del tessuto socio-culturale locale.

Proseguendo il percorso ideale dedicato ai quattro elementi naturali, inaugurato due anni fa, dopo Acqua e Aria il cartellone si annuncia stavolta all’insegna della Terra, spunto tematico per una settimana come sempre carica di musica in compagnia di un cast di artisti che comprende, tra gli altri, il grande Ahmad Jamal, la cantante maliana Rokia Traoré, il virtuoso della kora Ballaké Sissoko in duo con il violoncellista francese Vincent Segal, Pierre Favre e il suo quartetto di percussioni alle prese con le pietre sonore dello scultore Pinuccio Sciola, Les Tambours de Brazza con la loro trascinante energia ritmica. E, ancora, i pianisti Bojan Z, lo spagnolo Chano Dominguez e un’icona del jazz-bossa, il brasiliano Joao Donato, l’ensemble nippo-argentino Gaia Cuatro, Luciano Biondini e Javier Girotto, il quartetto Terre di Mezzo. Riflettori puntati anche su Paolo Fresu, naturalmente, “en solitaire” e con l’attore Marco Baliani, mentre all’Agnata, il consueto omaggio a Fabrizio De André quest’anno si gioca tutto in famiglia con Cristiano De André chiamato a interpretare, come nei suoi ultimi dischi, lo straordinario universo artistico dell’indimenticabile padre.

Oltre alla musica, come sempre, tante attività collaterali: il P.A.V., la sezione di Time in Jazz dedicata alle arti visive; la rassegna di film e documentari curata dal regista Gianfranco Cabiddu; le varie iniziative di sensibilizzazione ambientale raccolte sotto l’insegna di “Green Jazz”.

Chiuse le otto giornate berchiddesi, ritorna infine Time in Sassari, consueta appendice di Time in Jazz in programma il 17 e il 18 agosto a Sassari, ma con tappe anche a Osilo, Sorso e Cheremule. Il bandoneon di Daniele Di Bonaventura, il pianoforte di Natalio Mangalavite e il gruppo Cordoba Reunion saranno fra i protagonisti della quinta edizione della minirassegna che sotto il titolo “Tierra y Fuego: Argentina mi amor” accenna già al 2012 di Time in Jazz, quando il ciclo tematico del festival dedicato ai quattro elementi naturali si chiuderà nel segno del fuoco.

La ventiquattresima edizione del festival Time in Jazz è organizzata con il contributo di Unione Europea e Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Direzione Generale per lo Spettacolo dal vivo), Regione Autonoma della Sardegna (Assessorato dello Spettacolo e Attività Culturali, Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio, Agenzia governativa regionale Sardegna Promozione), Fondazione Banco di Sardegna, Comune di Berchidda, Provincia di Olbia/Tempio (Assessorato alla Cultura e Assessorato all’Ambiente), Comunità Montana “Monte Acuto”, Comuni di Cheremule, Codrongianos, Ittireddu, Mores, Olbia, Oschiri, Osilo, Ozieri, Pattada, Sassari, Sorso, Tempio Pausania, Telti, Tula, e con la collaborazione di Banco di Sardegna, Ente Foreste della Sardegna, Associazione i-Jazz, Consorzio NUBES, Ente Musicale di Nuoro, Fondazione Fabrizio De André, Nuvole production srl, Ascunas, Boghes de Cheremule, Suoni delle Dolomiti, Amnesty International, IIED, NRD (Nucleo Ricerche sulla desertificazione dell’Università di Sassari), Ecofinders, Carovana smi, Botte e Cilindro, Telespazio, Corsica Ferries – Sardinia Ferries, Arborea, Meridiana, Geasar, Clarin Italia, Secauto, Pincar, Ichnusa, Porta la sporta, Carta Giovani.

• Terra e musica
Sarà dunque l’elemento terra ““a suggerirci le nuove alchimie sonore e artistiche di questa ventiquattresima edizione di Time in Jazz”“, scrive Paolo Fresu nelle sue note di presentazione del festival: ““E gli elementi non saranno più i quattro che stiamo trattando, ma i molteplici che hanno a che fare con lo stato della terra. Stato che cambia da luogo a luogo e da continente a continente, come la musica che vi si produce e che varia il suo umore in una frazione di secondo e secondo la fertilità dei luoghi che la ospita.”“

E allora, quest’anno a Time in Jazz, ““la terra ha il sentore dell’Africa e del Brasile. Dell’Argentina e dell’America nera. E’ un viaggio a ritroso nel tempo e nelle geografie, il nostro. Tesi tra l’arcaicità e la primitività del suono e la contemporaneità dei loop elettronici. Terra è per noi il declinare pensieri e promesse dettate da un suono migrante che viaggia dal Mali al Congo. Che raggiunge gli Stati Uniti soggiornando nel Brasile della samba, mettendo radici forti nella Tierra del Fuego argentina e cilena. Ma terra è anche sinonimo di percussione e di danza. Di telluricità e di stratificazioni geologiche come quelle documentate dalle pietre sonore di Pinuccio Sciola. Di ondulazioni gestuali e rituali come il flamenco o come la fisicità del rito africano”“.

Su queste coordinate si sviluppa dunque il viaggio di Time in Jazz intorno alla terra. Un viaggio che prende il via la sera di martedì 9 agosto nella magnifica basilica romanico-pisana di Saccargia, nella campagna di Codrongianos (sulla strada che collega Sassari a Olbia), con il duo formato dal maliano Ballaké Sissoko, virtuoso della kora (l'”arpa” africana) e dal violoncellista francese Vincent Segal; il titolo del concerto, “Chamber music”, è preso in prestito dal disco che due anni fa ha suggellato lo straordinario incontro fra due musicisti e due tradizioni assai lontane fra loro, quella eurocolta e quella dei griot africani.

Il pubblico di Time in Jazz ritroverà Ballaké Sissoko e Vincent Segal l’indomani (mercoledì 10) a mezzogiorno nel boschetto di Semida, fra i protagonisti di una matinée nella foresta demaniale del Monte Limbara sud, sopra Berchidda che sarà aperta alle 9, nel vicino laghetto Nunzia, dal solo del fisarmonicista umbro Luciano Biondini, uno dei più apprezzati specialisti sulla scena nazionale dello strumento a mantice applicato al jazz.

Nel pomeriggio (ore 18), il festival approda a Pattada, nella chiesa di San Giovanni, per applaudire il Gaia Cuatro, formazione nata dall’incontro tra due nomi di spicco del jazz nipponico – il violinista Ashka Kaneko e il percussionista Tomohiro Yahiro – con il pianista argentino Gerardo Di Giusto e il suo connazionale Carlos “el tero” Buschini al contrabbasso: quattro musicisti che portano l’arte dell’improvvisazione all’eccellenza, con una libertà tonale lontana dalle convenzioni stabilite, lavorando alla definizione di una musica totalmente inedita, ma allo stesso tempo sorprendentemente familiare.

Musica e teatro si incontrano in serata (ore 21) all’ippodromo di Chilivani, sfondo ideale per la riproposizione di “Kohlhaas”, uno dei monologhi più riusciti e noti del repertorio di un grande protagonista del teatro di narrazione italiano, Marco Baliani. Ad accompagnare l’attore e regista piemontese nel racconto delle vicende del mercante di cavalli scritto nel 1810 da Heinrich von Kleist sarà (come già al Time in Jazz del 2007) Paolo Fresu con la sua tromba e il suo flicorno.

La giornata di giovedì 11 comincia nel suggestivo (e inedito per Time in Jazz) scenario dell’area archeologica di Santo Stefano, nella campagna di Oschiri, con il suo interessantissimo altare rupestre. Qui, alle 11 del mattino, apre la sua serie di apparizioni al festival il quartetto di percussioni guidato dallo svizzero Pierre Favre, uno dei musicisti che hanno contribuito a definire l’identità del nuovo jazz europeo e a emancipare le percussioni dal loro convenzionale ruolo ritmico.

Tiene invece banco nel pomeriggio (ore 18) uno degli eventi tradizionalmente più attesi del festival: il concerto con cui Time in Jazz (per la settima edizione consecutiva) rende omaggio al ricordo di Fabrizio De André nei giardini dell’Agnata, la tenuta vicino a Tempio Pausania che fu uno dei principali luoghi di ritiro del cantautore genovese (e che da tempo è un rinomato albergo rurale destinato al turismo di qualità). Ma stavolta l’appuntamento organizzato in collaborazione con la Fondazione Fabrizio De André assume un significato davvero particolare: dopo Danilo Rea, Maria Pia De Vito e Rita Marcotulli, Gianmaria Testa con Lella Costa e Paolo Fresu, Ornella Vanoni, Morgan e Teresa De Sio, protagonisti nelle precedenti edizioni, ora spetta a Cristiano De André il compito di rileggere il repertorio di Faber, ma con gli occhi di figlio e di artista. Un compito che lo vede sempre più impegnato da due anni a questa parte, come dimostrano i tour e i due album discografici all’insegna di “De André canta De André” pubblicati nel 2009 e nel 2010, e che all’Agnata svolgerà accompagnandosi al pianoforte, alla chitarra acustica e al buzuki insieme a Osvaldo Di Dio (chitarra acustica e classica) e Luciano Luisi (pianoforte e chitarra acustica).

Di rientro a Berchidda, in serata, si aprono per la prima volta in questa edizione i cancelli dell’ex caseificio “La Berchiddese”, la grande struttura recentemente acquisita dal Comune con finanziamento della Regione Sardegna per essere trasformata in centro polifunzionale di produzione per lo spettacolo. Doppio set in programma: apre alle 21 il Gaia Cuatro illuminato dalla presenza di un ospite del calibro di Paolo Fresu; alle 23 tocca invece al gruppo composto dai migliori allievi della passata edizione dei Seminari Jazz di Nuoro, l’iniziativa didattica che si tiene ogni estate nel capoluogo barbaricino. Nelle notti successive lo spazio dell’ex caseificio diventerà il punto di riferimento dei dopo-concerto a base di dj set e musica dal vivo: un programma che sotto l’insegna di “Time Out” ospiterà i gruppi e i progetti selezionati attraverso l’omonimo concorso partito lo scorso marzo.

Luciano Biondini nuovamente di scena la mattina di venerdì 12 (alle 11) nella Basilica di San Simplicio a Olbia, ma stavolta insieme a Javier Girotto. Un sodalizio artistico, quello del fisarmonicista umbro con il sassofonista argentino, che conta undici anni di attività e due album: il secondo, “Terra madre” (del 2005), presta il titolo al loro concerto e testimonia bene la poetica del duo: musica che prende spunto dall’Argentina e dalla musica mediterranea, terreno di ricerca per un discorso lirico e coinvolgente che supera i confini del jazz.

Terre di Mezzo si chiama invece il quartetto con cui il festival fa tappa nel pomeriggio (ore 18) a Mores, nella chiesa di Santa Lucia. La sua è una musica che rispecchia gli innumerevoli colori etnici del Mediterraneo senza mai abbandonare le radici del jazz, matrice comune a tutti i componenti di questo gruppo attivo dal 1995: il sassofonista Emiliano Rodriguez, il contrabbassista Robedrto Bartoli, il batterista Ettore Fioravanti e ancora Luciano Biondini alla fisarmonica.

Più o meno negli stessi istanti in cui Terre di Mezzo starà chiudendo il suo concerto, a un centinaio di chilometri, nel porto di Golfo Aranci (ore 19:30), si appresteranno a sbarcare Les Tambours de Brazza reduci dalla loro esibizione a bordo della nave della Sardinia Ferries in partenza alle 14.15 da Civitavecchia. Una consuetudine, quella della “concertazione navale”, che si rinnova per il sesto anno consecutivo grazie alla collaborazione della compagnia delle navi gialle, e che stavolta ha per protagonista lo spettacolare ensemble congolese a base di percussioni. Il pubblico di Time in Jazz avrà modo di farsi contagiare dall’energia ritmica de Les Tambours de Brazza nei giorni successivi, ogni tardo pomeriggio per le vie di Berchidda, prima dei concerti serali, e poi la notte di ferragosto sul palco centrale in piazza del Popolo, per l’immancabile festa finale del festival.

Palco su cui i riflettori si accenderanno per la prima volta in questa edizione proprio la sera di venerdi 12 (ore 21:30) per illuminare uno dei protagonisti più attesi oltre che un autentico gigante del jazz: Ahmad Jamal. Ottantun anni da compiere il prossimo luglio, il pianista americano, tra i massimi interpreti del suo strumento nel jazz moderno, sarà a Berchidda alla testa di un quartetto con James Cammack al contrabbasso, Herlin Riley alla batteria e Manolo Badrena alle percussioni.

“Terra! Viaggio alla riscoperta della musica Americana del Novecento” è invece il titolo del concerto che intorno alla mezzanotte vedrà giocare “in casa”, nella Piazza Funtana Inzas, la Banda musicale “Bernardo De Muro” di Berchidda, presenza ormai abituale del festival, con un repertorio che spazierà dallo swing di Glenn Miller al jazz rock elettrico di Jaco Pastorius, Joe Zawinul, Miles Davis e Herbie Hancock.
• I concerti sul palco centrale in Piazza del Popolo
Sarà dunque Ahmad Jamal a lanciare Time in Jazz nel vivo della sua edizione numero ventiquattro. Altri big del festival sono attesi sul palco di piazza del Popolo nelle sere successive. Sabato 13 doppio set ancora all’insegna del pianoforte. Apre (ore 21;30) il “cuarteto flamenco” di Chano Dominguez con Blas Córdoba “El Kejío” (voce, palmas), Daniel Navarro (taconeo, palmas) e Israel Suárez “Piraña” (percussioni). Classe 1960, il pianista andaluso (di Cadice) presenta in concerto il repertorio del suo ultimo disco, “Piano Ibérico”, uscito lo scorso novembre.

Poi (ore 23) spazio a un altro veterano degli ottantotto tasti, Joao Donato, uno dei padri del jazz-bossa. In trio con Luiz Alves al basso e Robertinho Silva alla batteria, il settantaseienne pianista brasiliano proporrà il repertorio di “Sambolero”, il disco con cui ha ottenuto il “Grammy” di Miglior Album di jazz latino del 2010.

Quasi un salto indietro nel tempo l’apertura della sera del 14 agosto: si ritrovano infatti i grandi protagonisti di una memorabile performance al centro di una lontana edizione del festival, quella del 1996: Pinuccio Sciola, il grande scultore sardo (di San Sperate), e il percussionista svizzero Pierre Favre. Tre lustri dopo, il primo riporta in dote le sue “pietre sonore” sullo stesso palco che le propose, forse per la prima volta, in un contesto concertistico, ritrovando proprio lo stesso interprete, stavolta in compagnia degli altri membri del suo quartetto di percussioni: Christian Jaeger, Markus Lauterburg e Valeria Zangger.

Altri suoni e atmosfere nel secondo set: protagonista una delle migliori artiste africane apparse sulla scena internazionale in quest’ultimo decennio, la cantante Rokia Traoré. Un’artista che trae la propria linfa vitale dall’incontro fra tradizione e modernità, utilizzando strumenti etnici ma cercando di dare loro una nuova forma espressiva scrivendo canzoni moderne e con un sentire contemporaneo. Una formula valida anche per il suo impegno berchiddese dove arriverà con quattro coristi e un organico di strumenti tradizionali come kora, n’goni e bolon.

La sera di Ferragosto, l’ultima sul palco di piazza del Popolo, come sempre si articola in due momenti distinti. Il primo (ore 21:30), con ingresso a pagamento, si affida quest’anno al pianista serbo (ma francese di adozione) Bojan Zulfikarpasic e l’originale formula musicale della sua Tetraband: una sorta di jazz-punk-funk in cui si alternano finezze melodiche e ritmi pulsanti, armonie non accademiche con una scorza di echi balcanici. Una riuscita miscela di forte impatto ed energia che Bojan Z a Berchidda saprà replicare contando sull’apporto di un trombonista del calibro di Gianluca Petrella, autentica stella nel firmamento del jazz nostrano, della bassista Ruth Goller e del batterista Seb Rochford, in pratica la sezione ritmica di Acoustic Ladyland, un gruppo jazz-punk di base a Londra. Poi, tolte sedie e transenne, e aperta la piazza all’ingresso gratuito, la seconda parte della serata si trasforma nella festa finale di Time in Jazz che quest’anno si affida a Les Tambours de Brazza.
• Gli altri concerti
Come d’abitudine, molti dei musicisti applauditi nei concerti serali sul palco centrale di piazza del Popolo, saranno anche fra i protagonisti dei concerti in programma al mattino e al pomeriggio nelle location più estemporanee di Time in Jazz.

Ecco allora l’esibizione solistica di Pierre Favre (la mattina di sabato 13, alle 11) alle Fonti di Rinaggiu a Tempio Pausania, il piano solo di Chano Dominguez (la mattina del 14, alle 11) al Parco eolico “Sa murrina manna” di Tula, e quello di Bojan Z a Ittireddu, nella Chiesa di Santa Croce (sempre il 14, ma nel pomeriggio, alle 18). Ed ecco poi Rokia Traoré al centro del consueto concerto della mattina di ferragosto (con successivo pranzo tradizionale) all’ombra degli alberi della chiesetta di San Michele nella campagna berchiddese. Ma spazio anche per il sax solo di Javier Girotto a Telti, nella chiesa di San Bachisio (il 13 alle 18.00), e per un altro momento topico di Time in Jazz: la gara poetica in programma il pomeriggio del 15 (ore 18) nella chiesa campestre di Santa Caterina, poco fuori Berchidda, fra i poeti improvvisatori Mario Masala e Bruno Agus accompagnati dal coro Santa Sarbana di Silanus.

Infine, a suggellare il festival, il 16 agosto al tramonto, scende nuovamente in campo il suo patron, Paolo Fresu con una performance che si annuncia perfettamente in tema con questa edizione di Time in Jazz: “Zappa” un concerto per tromba e suoni e strumenti del lavoro della terra.
• Green Jazz
Nel segno della Terra, terzo “capitolo” del ciclo dedicato ai quattro elementi naturali, si rinnova anche quest’anno l’impegno di Time in Jazz a favore dell’ambiente attraverso Green Jazz, il progetto di sensibilizzazione che dà voce ai temi del risparmio energetico, dell’uso delle energie alternative, della differenziazione dei rifiuti, dell’abbattimento delle emissioni di CO2, mirando in particolare a ridurre l’impatto del festival sul territorio.

La storia della coscienza ambientale di Time in Jazz muove i primi passi a partire da originali progetti come i concerti nei boschi del Limbara e nelle chiesette campestri, che hanno stimolato una maggiore consapevolezza sui temi dell’ambiente e della sostenibilità, portando, anche grazie al supporto di partner e sponsor locali, alla realizzazione di iniziative volte a tutelare un patrimonio naturale e culturale di inestimabile valore.

Anche in questa edizione del festival saranno presenti i “Green Corner”, stand informativi sull’ambiente e le sue problematiche, “Le isole ecologiche”, spazi appositi dedicati alla raccolta differenziata, e “Acqua dalla Rete”, che punta a ridurre il consumo di bottiglie di plastica mettendo a disposizione gratuitamente una serie di fontanelle alimentate dalla rete idrica. Proseguono anche le iniziative “Musica a pedali” e “Motori a strappo”, che puntano invece alla riduzione delle emissioni prodotte dalle automobili proponendo pedalate e car-sharing per raggiungere le sedi dei concerti fuori paese.

In linea col tema della Terra si pone anche la partnership con EcoFINDERS (Ecological Function and Biodiversity Indicators in European Soils), un importante progetto di ricerca europeo coordinato dall’INRA francese, che si propone di studiare gli indicatori biologici del suolo in differenti contesti ambientali, tra cui il territorio di Berchidda, scelto come sito di riferimento per il monitoraggio a cura del NRD (Nucleo di Ricerca sulla Desertificazione) e l’Università di Sassari (Dipartimento di Scienze Agronomiche e Genetica Vegetale Agraria e Nucleo di Ricerca sulla Desertificazione); la conferenza che si terrà al festival Time in Jazz il 16 agosto sarà un’importante occasione per informare il grande pubblico sui temi e sullo stato della ricerca, mentre, in collaborazione con la compagnia teatrale La Botte e il Cilindro, sarà attivato un laboratorio didattico per bambini sul tema della biodiversità del suolo, in cui artisti e ricercatori si affiancheranno per avvicinare le tematiche scientifiche anche ai più piccoli attraverso l’uso di linguaggi creativi semplici e coinvolgenti.

Sui temi della sostenibilità e della tutela dell’ambiente sarà incentrata anche una conferenza di Amnesty International in programma il 15 agosto (ore 11) prima dell’esibizione di Rokia Traorè alla chiesetta di San Michele nelle vicinanze di Berchidda: l’intervento sarà focalizzato in particolare sulla campagna “Io pretendo dignità” con cui Amnesty denuncia e contrasta le violazioni dei diritti umani derivanti dall’inquinamento industriale nell’area del Delta del Niger. Inoltre, in collaborazione con IIED (International Institute for Environment and Developement), istituto di ricerca impegnato nel campo dello sviluppo sostenibile, sarà attuata nei giorni del festival una campagna di sensibilizzazione sul verde mondiale e sulle foreste, in sintonia con gli intenti delle Nazioni Unite, che hanno dichiarato il 2011 “Anno delle Foreste”. A metà strada tra progetto divulgativo e videoinstallazione si colloca invece la partnership con Telespazio, società che opera nella gestione dei satelliti di osservazione della terra, che metterà a disposizione immagini e video della terra vista dallo spazio per la loro proiezione nelle giornate del festival.

• PAV – Progetto Arti Visive
Dopo un anno di pausa, torna l’appuntamento con il P.A.V., il Progetto Arti Visive curato da Giannella Demuro e Antonello Fresu, che da anni affianca la parte musicale di Time in Jazz, aprendo una finestra sull’arte contemporanea nazionale ed internazionale con un’ampia proposta di iniziative. Il programma completo è ancora in via di definizione, ma anche per questa edizione si prevede un cartellone ricco di performance, mostre ed eventi espositivi: accanto alla consueta Rassegna internazionale di arti visive, dedicata alle nuove sperimentazioni contemporanee nazionali e internazionali ed alla videoarte, saranno presenti le installazioni e le performance del progetto “Lavori in corso”, allestiti nel paese e nel territorio circostante, mentre sarà al solito incentrata sui giovani talenti emergenti la collettiva BabelFish.

Come d’abitudine, alcuni degli artisti che parteciperanno alle mostre saranno presenti anche con “Arte tra le note”, scenografie d’artista realizzate appositamente per i concerti serali del Festival che si svolgono sul palco di piazza del Popolo. Visitabile in permanenza, inoltre, il progetto stabile Semida, il Museo di arte ambientale nato nello splendido scenario del Demanio Forestale del Monte Limbara in collaborazione con il Comune di Berchidda e l’Ente Foreste Sardegna, in cui sono esposte opere di Clara Bonfiglio, Giovanni Campus, Bruno Petretto, Pinuccio Sciola e Monica Solinas.

• Altri eventi
Accanto al programma musicale del festival, ritorna la consueta rassegna di film e documentari curata dal regista Gianfranco Cabiddu, anch’essa incentrata sul tema portante della Terra. Tra i titoli in programma “Terra madre” il film documentario del regista Ermanno Olmi, dedicato al meeting e ai protagonisti delle comunità del cibo, “Terra Madre”, organizzato da Slow Food ogni due anni a Torino. E, sullo sfondo, storie e testimonianze di vita agreste e di rapporto tra natura e civiltà. La terra vista per la prima volta dallo spazio è invece la peculiarità di “First orbit”, girato ad hoc per internet e proiettato in migliaia di feste nel cinquantenario dello storico volo di Jurij Gagarin del 12 aprile 1961. Fra immagini di repertorio e quelle riprese ai giorni nostri dalla Stazione Spaziale Internazionale sulla stessa rotta percorsa dalla sonda Vostok, il film diretto da Chris Riley rivive l’impresa del cosmonauta sovietico, in un’atmosfera resa ancor più suggestiva dalle musiche del compositore Philip Sheppard.

Dopo il successo della scorsa edizione, ritorna anche “’Il cuore dei jazzisti’ – Cronistoria giornaliera semidelirante del Festival e dei suoi dintorni”, un vero e proprio “diario di bordo” curato dallo scrittore sardo Flavio Soriga, che ogni sera, fra un set e l’altro, racconterà dal palco di Piazza del Popolo fatti, personaggi e curiosità del festival dal suo arguto punto di vista.

Spazio anche per la danza contemporanea, con i laboratori e le produzioni curati dalla coreografa Ornella D’Agostino, che già da due anni, in collaborazione con la compagnia Carovana S.m.i., ha intrapreso con Time in Jazz un percorso di ricerca dedicato all’interazione tra il corpo e gli elementi naturali.

Come già nella scorsa edizione, il festival sarà poi arricchito anche da un bookshop dedicato all’approfondimento sul tema cardine di questa edizione, il “Bookshop della Terra”, alla cui realizzazione hanno aderito le case editrici Aipsa, Il Maestrale, Ilisso, Condaghes e le librerie Koinè e Max 88.

• Da Time in Jazz a Time in Sassari
Calato il sipario su Berchidda, il 17 e il 18 agosto ritorna Time in Sassari, consueta appendice di Time in Jazz nel capoluogo turritano, quest’anno alla sua quinta edizione. Il titolo, “Tierra y Fuego: Argentina mi amor” suggerisce chiaramente quali saranno i paesaggi sonori delle due serate in piazza Santa Caterina. Mercoledì 17, reduce dalle sue esibizioni a Time in Jazz, tiene banco l’ensemble nippo-argentino Gaia Cuatro. La sera dopo è invece il turno di una formazione che fin dal nome dichiara il proprio legame con la terra d’origine: Cordoba Reunion. Né può dimenticare il substrato della musica sudamericana – il tango, la zamba, la chacarera, la milonga, la chaya – l’originale proposta musicale di questo quartetto. Il tutto mutuato attraverso la personale rivisitazione espressiva dei suoi componenti: Javier Girotto (sax), Gerardo Di Giusto (pianoforte), Carlos “el tero” Buschini (basso) e Minino Garay (percussioni).

Tre tappe “extra moenia” per Time in Sassari: il pomeriggio del 17 (ore 18) nella Piatta ‘e cheja di Santa Vittoria, frazione di Osilo, è di scena Daniele Di Bonaventura, il musicista marchigiano virtuoso dello strumento simbolo del tango, il bandoneon. L’indomani mattina (giovedì 18), alle 11, appuntamento invece a Sorso, nel Giardino del Palazzo Baronale, con il solo di Natalio Mangalavite, pianista argentino di Cordoba (ma da tempo trapiantato in Italia). Poi, nel pomeriggio (ore 18), ancora un pianoforte solo a Museddu, area archeologica nei pressi di Cheremule: protagonista Gerardo Di Giusto, già applaudito nei ranghi del Gaia Cuatro (e atteso poi in serata a Sassari con Cordoba Reunion).

• “Time in Jazz: una terra in musica”
A partire dal 1 luglio, e fino al 15 agosto, Time in Jazz darà il benvenuto ai visitatori in transito all’Aeroporto Olbia-Costa Smeralda, principale porta d’accesso della Sardegna nel periodo estivo, con un nuovo progetto che farà da prologo all’evento ferragostano: “Time in Jazz: una terra in musica”, realizzato in collaborazione con l’Agenzia governativa regionale Sardegna Promozione e la Geasar (società di gestione dell’aeroporto di Olbia), sarà un percorso visivo e sensoriale che attraverso mostre, installazioni audiovisive, degustazioni, incontri e stand informativi, racconterà il festival e il territorio che lo accoglie, dedicando un’attenzione particolare alle risorse naturali e culturali, e alle realtà produttive agro-alimentari e artigianali che lo caratterizzano.

• Biglietti e gli abbonamenti
I biglietti e gli abbonamenti per il festival saranno disponibili in prevendita dal 15 maggio sul circuito Greenticket.
Greenticket.

Per aggiornamenti e altre informazioni: http://www.timeinjazz.it.