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Lei scriveva con sguardo lontano
di rose e di colonne erbe fragranti
di fuochi sogni voli dolci rime
era la musa dei cavalieri stanziali
amata ed immortale
amata e umana
la sua mente invaghita
dell’altra stella pari
all’unisono andare…

anima inquieta
una gemella astrale che s’è arresa
alla sua fonte
ne illumina la strada senza uscita
le pettina sorrisi tra i capelli
le canta le parole d’un amore
perduto in emisferi
di pianeti silenti

e quando muore
lei che la vita rincorreva e il sole
lui le depone fiori sulla bara

privo della ragione chiama e chiama
ma nella casa c’è solo silenzio

e poi uno sparo…

una poesia di Vittoria Aganoor Pompilij (Padova, 26 maggio 1855 – Roma, 9 aprile 1910)

Preghiera

Voi sapete, o Signore, se ho patito
voi sapete, o Signore,
se tutte quante l’armi del dolore
han questo cor ferito.
Solo una tregua a ripigliar vigore
onde resister poi
ai novi assalti, a Voi domando, a Voi
che sapete, o Signore.