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incuria – fotografia di Francesca Coppola

 

L’ Anima

Che grande scultore sei tu
che hai scolpito il tuo volto di pietra
tra le mie braccia
e ormai amore morto
mi sei diventato figlio
ti tengo sulle ginocchia
e piango perché il ricordo di te
mi pesa come un sepolcro.
(Alda Merini)


Senza logica

vederti è filtrare acqua
ad un bacino troppo ristretto
nucleo in via d’ emersione

per poi alleviare questi tormenti
a suon di gambe, spirale
di sensazioni donate poco alla volta

per te, sospesa a riesumare
quei bracciali da ottobre che oggi
si scambiano più di promesse

quando lanterne alla mano combattiamo
le strade, asciughiamo pozzi,
estinguendo flussi secchi di vita

*

Trascinami oltre i dadi

come ce la giochiamo stasera?
voglio me, più stretta
ai piedi per non sentire
il caldo al bacino
di te,

mi apre l’apostrofo
primo punto messo
sopra e dentro

*

Con qualche pudore

l’amore resta apparecchiato
……………………….agli angoli
quando qualche posata afferra aprile,
mi chiedo/sveglio per non rinunciare

……(dirai che c’era il fresco
………su stancami, ti prego)

e complico la stanza, il silenzio
le dita.
A…….-
Aprirsi

Aprirsi
e scoprire i rami
s
.e
..c
..c
..h
.i

dai capelli senza accessori
..ai freni

un ritrovo sospeso di maniche
– non sono Anna –

e ci sta bene la mollica al marciapiede
rincorrere la vergogna
appesa al palo

*

Non è lei

certo che puoi chiedere sviluppi
se ci sono motivi per cui
giri attorno alla sedia, ma non ti adagi
allarghi i perimetri e contempli gli estremi

poi aggiusti ogni ciuffo che non è bianco
cerchi distratto e ti senti emozionato
– non è lei – a ridarti quel graffio
/tessuto vivo ma decisamente perfetto/

più in la, trovi me
in qualche sbuffo di papavero
che tenta di allungarsi al tiepido

*

Non ci sono più repliche

ti ho visto rendere più nera ogni speranza
riciclare i passi sulla soglia della non casa
aspettare avara quella pacca per più sera
avanti le ceste, dietro lo scaffale

hai guardato le mie spalle, come una croce
vede il terreno, ho sentito il richiamo
ma non ho perso gli occhi, quanti ospiti
non paganti ad avvelenare i bisogni

avevo te, dentro gli abbracci
quel non fare nulla per sostenermi
una pagina di giornale su tutti i litigi
le emicranie, il caffè delle 17.00
il sorriso garantito, resta al bracciale
sul balcone, al risveglio di pierrot
cenere nel portafogli, senza obiezione

*

Eccetera eccetera

suscettibile alla grazia
quella libertà del ripetere
s e m p l i c e m e n t e

rincorrere gli spazi
          e non avere memoria
aprire parentesi nei dopocena
come segreti custoditi da preti

si fanno grandi i contorni
ogni volta che corrompi i punti sospesi
potrei essere terra lavica
o anima in contropiede

tutt’al più tradire gli ingressi
annotare voci in fasi morbide
se non resta che vendere arazzi
al buio.

*

Io + te = ?

e le dita si nutrono di nodi

arriva la cometa dal cuore leggero
come assist creato e insultato,
stai lì a pettinarmi le ginocchia
e quando chiedo di aprire le danze
cadono fragole, occorre musica gitana
giravolta e strazio

ripulisci pure i quaderni dai problemi
di matematica, cambia lo smalto ai giorni
in cancrena, se ti fossi nata dentro
e non di lato mentre distanziavi aquiloni

avremmo sorpreso attitudini vendendo respiri
tu e le coltri per coprire i misteri
e non soffocarmi di tutto il mio niente

*

Lasciarsi

notte da aggiustare con le pinze
fra noi a strisciare o annegare
meglio non dire tendendo le ciglia
al distacco

e quasi ho paura per quello non fatto
giri e rigiri i corridoi, fumando
le mani e per orgoglio stringi
la casacca

avevo avvisato anche la manicure
dello straordinario e invece
s’incrociano per lasciarsi,
le dita.

*

Per poi rimanere soli

e scusami se chiudo i ponti
lasciando scivolare via
un po’ d’acqua arrugginita
dalla serratura

l’amore vuole amore
nei volteggi inconsueti
e abbracciati di un per sempre
e non segature mentali
da doppisensi lasciati
all’icone di un bar

ma puoi comunque decidere
di lampeggiare a sguardi
e infine sorridere tutti i mali
che t’ a t t a n a g l i a n o

*

Riprendimi

appaiono a specchi irrisolti
questi sospiri che ti prendi
ogni volta che il velo s’arrende
all’angolo del pavimento

così scopri tutta quella arrendevolezza
tipica di chi dorme e c’è chi sa e tace
-minuscoli sfagni che crescono lungo
le coste del Senegal, acqua platonica
riflessi ristretti su ogni cosa-

riposa il vino che non invecchia
( e so che riderai di me)
sul 10 luglio, ormai represso-costretto
in lotte agli esordi, meteore dimenticate
predi il panico, l’alloro, qualche ragione
buona per ricominciare, allarga le braccia
arrabbia il finto sorriso

quanto fango ad arricchire la terra
come ospiti non ripartiti, palazzi vuoti
stadi infiniti, richiami paralizzati
stelle, lupi, cantilene

voltati
arrendimi
ti prego, riprendimi

***

 

Note biografiche

Francesca Coppola ha 28  anni. Laureata in “Cultura & amministrazione dei beni culturali”, risiede a Napoli. Vive la natura come habitat naturale e ama moltissimo gli animali.  Da sempre interessata alla scrittura, agli effetti benefici che ne conseguono, alle possibilità di esternare e condividere, sfrutta al massimo il filo illogico di Internet.  Siti di poesie e forum diventano ben presto la sua casa, così le varie discussioni hanno sempre più il sapore del pane quotidiano. Cercare e non trovare, difendersi a colpi di cartapesta, ragionare più del dovuto, infine capire che la meta è sempre la stessa: sono le strade a cambiare volto e queste sono le costanti che accompagnano il suo cammino in poesia. Ha pubblicato  Perle di Piombo con il sito Scrivere, anno 2007. È presente in varie antologie: Foto di gruppo con poesia (Autori vari), 2009, Ladre di desiderio, In tema d’amore, 2008.  È citata sul web, http://networkedblogs.com/3Zoo9,  La stanza di Nightingale, E-zine di Poesia e scrittura contemporanea.
Gestisce un forum di scrittura creativa assieme a Roberta D’Aquino: http://versinvena.freeforumzone.leonardo.it/default.aspx?t=634057517439694252

 

Il suo blog artistico personale è:  Il lavoro dei petali