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“La scelta dell’inquadratura è un lavoro profondo
sul sistema di rappresentazione, sulla scoperta di
una realtà che è presente all’interno della realtà.”
(Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia, Quodlibet)

INIZIO GALLERIA

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“La sua opera è unica nella totalità degli scatti“, scrive Gian Ruggero Manzoni rispondendo alla mia richiesta dei titoli delle foto. Quindi nessun titolo. Così è l’ opera di Luigi Ghirri: un corpo unico,  puro e senza nome dove ad essere /avere titolo sono la luce, della quale Ghirri preferiva attendere le variazioni più delicate all’ alba e al tramonto per ispirarsi: oquando essa tenue esce dal buio o prima di imescolarsi al buio. Quella disposizione cromatica  imprestata al garbo e alla sensibilità del fotografo raffina e impreziosisce la tensione dell’ effetto dissolvenza in certi paesaggi fotografati da Ghirri; lo sguardo, che osa attraverso gli oggetti comprendendoli senza mai soffocarli e fino ad esaltarne all’ atto dello scatto, la nitidezza disarmante. Da quel momento essi assurgeranno a  testimoni di un’ altra realta nella realtà senza tempo e proprio per questo effetto visivo  rimandano ad un tempo che  si potrebbe avere già vissuto o si potrebbe vivere in un futuro ma  paradossalmente un futuro antico perché  le foto di Ghirri sono documentati “per sempre” trascorsi in un soffio e per questo tanto più unici custodi di storia;  e ancora lo spazio, nel quale il fotografo si muove concettualmente in profondità orizzontali insistendo nell’ edificare fotografie potenti capaci di innescare notevoli turbamenti immaginifici; poi il luogo, in cui la valorizzazione dello spazio vuoto/assenza – soggetto concretamente invisibile  –  è indispensabile per completare la presenza del soggetto concretamente visibile. Assenza è il punctum caro anche a Gian Ruggero Manzoni che ne fa nodo, come lo chiama lui, col quale tiene a sé il ricordo del caro amico che scriveva con la luce, nelle poesie a lui dedicate e delle quali mi ha fatto/ci ha fatto dono privilegiato e che seguono alla galleria fotografica.
Una per tutte:

Poesia per un cieco passaggio,
deposto testimone di colui che,
inviato a fare, si trova impotente
così da racchiudere in sé (per ora)
l’ energia del creato e del creare,
ma anche l’ impossibilità
di manifestarla.

dove si percepisce il rammarico per certa potenza artistica ormai non più esprimibile causato dalla mancanza dell’ amico  ma anche la sensazione forte che la sua assenza fisica abbia in qualche modo rafforzato la profonda intesa poetica amicale da sempre esistita e sancito la presenza spirituale e paterna dell’ artista in tutte le sue opere. Egli ora è  [in] quei posti dove si è cercato per tutta la vita  e che per tutta la vita ha fermato con l’ obbiettivo/occhio della sua macchina fotografica: Luigi è tornato a casa.
(paola lovisolo)

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DEDICA

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IN MORTE – all’ amico Luigi Ghirri
di Gian Ruggero Manzoni

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Da scalfitture tracciate nei secoli
sfere di luce appaiono liberate;
monito per colui che del raggio
si è privato,
perché del ponte fra un gesto di calore
e la mano
ha sotteso l’ inganno, oscurando
le macchine parlanti.

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Dove la poesia si avvicina alla vita
ecco lo sbalzo di tensione.
Il monolito invade l’ effimero
e, di quelle astruse energie,
diviene aspirata solitudine.
La poesia è luogo di vita, ma, nel reale,
l’ incauto oltraggio
è solo, per attimi, rappresentato.

*
Questa è la visione di un mondo
che esclude il battito, lasciando spazio
a periodi atemporali …
così la poesia rappresenta il transito,
l’ atipico insinuarsi di freddi concetti
forse il distacco
là dove il tempo ritorna agli uomini,
divina creatura di un Olimpo pagano.
In tal modo la luce trasmette, ma,
il ricettore, è sempre confuso
e, dell’ occhio, nell’ ansimo privato.

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Poesia per un cieco passaggio,
deposto testimone di colui che,
inviato a fare, si trova impotente
così da racchiudere in sé (per ora)
l’ energia del creato e del creare,
ma anche l’ impossibilità
di manifestarla.

*
Incompleta soluzione
la poesia come linguaggio,
un canto a sprazzi.
picchi di rivelazione
affioranti da un mare
in cui la voce del sangue
viaggia sotterranea.
Forse, della verità,
unicamente il sentire muto…
e basta.

***

 

NOTA BIOGRAFICA su Luigi Ghirri
a cura di Gian Ruggero Manzoni

Luigi Ghirri (Scandiano di Reggio Emilia 1943 – Reggio Emilia 1992) iniziò a fotografare nel 1970, confrontandosi con artisti concettuali e ricercando segni nei paesaggi naturali (spesso ritrovati nelle sue geografie) e segni artificiali nell’opera umana posti negli stessi (manifesti, insegne, strutture etc.). Dal 1980, sollecitato da Vittorio Savi, si confrontò con la fotografia di architettura. In particolare lavorò per lo stesso Savi, per Aldo Rossi, per Paolo Zermani. I suoi paesaggi risultano sospesi, non realistici, per certi versi metafisici, in cui la solitudine regna. Scattò generalmente a colori. Amò lavorare assieme a scrittori e poeti come Celati, Cavazzoni, Spatola, Roversi, Costa, Benassi e altri. Di notevole spessore furono le foto realizzate nello studio bolognese, di via Fondazza, del pittore Giorgio Morandi.
Le foto di Luigi qui riportate non seguono un ordine cronologico come neppure stilistico, ma un impulso mio, esclusivamente poetico, come reputo a lui avrebbe fatto piacere.
Io lo incontrai per la prima volta a casa dello scultore Graziano Pompili, in quel di Montecchio Emilia (RE), a metà degli anni 80. Quella sera giunse assieme ad Augusto Daolio, leader storico del gruppo dei Nomadi.
In noi emiliano-romagnoli vive un piacere smodato per l’eccesso, per la risata, per l’iperbole, per il paradosso, per la provocazione, tutte componenti unite a un senso profondo di malinconia, di struggimento, di abbandono. E’ innegabile. Fa parte del nostro Genius Loci. Siamo gente degli estremi… e di confini non palpabili.

[testo tratto dall album fotografico LUIGI GHIRRI – RICORDANDO UN AMICO pubblicato sulla pagina facebook di G.R.Manzoni]

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OPERE
° Kodachrome (1970-1978)
° Vedute (1970-1979)
° Catalogo (1971-1972)
° Paesaggi di cartone (1971-1974)
° Italia ailati (1971-1979)
° Colazione sull’erba (1972-1974)
° Il paese dei balocchi (1972-1979)
° Km. 0,250 (1973)
° Week End – Atlante (1973)
° Infinito (1974)
° Identikit (1976 e 1979)
° Vedute di città (1976-1990)
° In scala (1977-1978)
° Le case (1976-1989)
° Still life (1978-1981)
° Diaframma 11, 1/125, luce naturale (1979)
° Geografia immaginaria (1979-1980)
° Snapshot (1980)
° Polaroid (1980-1981)
° Topografia-Iconografia (1980-1981)
° Il Palazzo dell’Arte (1980-1988)
° Paesaggio italiano (1980-1992)
° Il profilo delle nuvole (1980-1992)
° Tra albe e tramonti (1982-1983)
° Le architetture (1982-1992)
° I luoghi teatrali (1983-1990)
° Il lavoro degli artigiani (1984)
° Un piede nell’Eden (1984-1988)
° Esplorazioni sulla via Emilia – Vedute nel paesaggio (1985)
° Versailles (1985)
° Terme dell’Emilia-Romagna (1987)

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NOTA BIOGRAFICA di Gian Ruggero Manzoni

Gian Ruggero Manzoni è nato nel 1957 a San Lorenzo di Lugo (RA), dove tuttora risiede. Poeta, narratore, pittore, teorico d’arte, drammaturgo, nel 1975 si iscrive al DAMS di Bologna indirizzo Spettacolo poi Arte. Fin da giovanissimo s’interessa di ebraismo, storia delle religioni, filosofia, esoterismo. Nel 1977, a seguito dei fatti riguardanti il famoso “Marzo Bolognese”, lascia la città emiliana e parte volontario nell’esercito. Negli anni successivi soggiorna per lunghi periodi in Belgio, in Francia e in Germania, dove frequenta gli ambienti artistici. Nel 1982 e nel 1983 è redattore della rivista Cervo Volante di Roma, diretta da Achille Bonito Oliva ed Edoardo Sanguineti. Ha partecipato ai lavori della Biennale di Venezia negli anni 1984 e 1986, curando, assieme a Valerio Magrelli, la Sezione Poesia per Arte allo Specchio e con Giorgio Celli Nuovi linguaggi per Arte e Scienza. Dal 1986 al 1998 ha diretto la rivista d’arte e letteratura Origini. Sue poesie sono state musicate da Fernando Mencherini, Nicola Franco Ranieri, John De Leo, Stefano Scodanibbio, Salvatore Accardo. Negli anni ’90, sotto la direzione di Gianni Celati e di Ermanno Cavazzoni, collabora alla realizzazione dell’almanacco Il Semplice, rivista edita da Feltrinelli. E’ stato autore Feltrinelli, Scheiwiller, Edizioni del Girasole, Il Saggiatore, Edizioni del Bradipo, Moretti & Vitali, Diabasis, Moby Dick. Al suo attivo ha oltre 40 pubblicazioni. Ora dirige la rivista d’arte, letteratura e idee ALI. Alcune sue opere sono state tradotte in Grecia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Irlanda, Argentina, Uruguay. Ha vinto i premi letterari Savignano, per una raccolta inedita di poesie, Todaro-Faranda, per la narrativa inedita, e Francesco Serantini. E’ stato incluso nella cinquina finalista dei premi Mont Blanc, per la narrativa inedita, e Bari-Costiera di Levante.

[per approfondimenti si suggerisce il sito personale e la pagina del profilo su Facebook]