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8 marzo 2011

da donne a donne

“Dopo la festa del carciofo spinoso, della frittella impepata, della mozzarella appiedata, della costoletta impanata, del saltimbocca piroettante, della gallina e del maiale, dopo quella dei nonni, delle nonne, dei papà, delle mamme, del prozio e dell’ava come lava ecco  la festa delle donne. Sarà che sono per la parità ma vorrei tanto che si istituisse anche  “La giornata degli uomini”. “
E’ sentire comune che la giornata delle donne è stata istituita in ricordo delle vittime dell’incendio avvenuto a New York nel 1911 dove persero la vita parecchie donne.

“Nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, in gran parte giovani donne immigrate dall’Europa.”

da wikipedia

8 agosto – Festa degli uomini

Comunque sia VDBD ha pensato di dedicare agli uomini la giornata dell8 agosto in ricordo del disastro della miniera di Marcinelle avvenuto nel 1956 e che provocò 262 morti su un totale di 274 uomini presenti nella miniera. Chi volesse inviare il proprio contributo, le proprie riflessioni può farlo sin da adesso inviando una mail all’indirizzo

lafestadegliuomini@yahoo.it

leggi del disastro su wikipedia

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Stanche di mazzetti di mimosa spesso di colore giallourina e maleodoranti (ma lasciatela stare negli alberi questa povera mimosa, qual è la sua colpa?)  le redattrici di viadellebelledonne intendono quest’anno vivere la “festa” in  altro modo, non in sottotono ma in più alto tono e cioè con un omaggio da parte di donne ad altre donne, con poesie di donne a donne, in un guardarsi negli occhi da donna a donna, in un dirsi a volte sommesso, sussurrato, a volte stridente, ironico, affettuoso, doloroso, conciliante,  in un dire diverso (come diversa è ogni donna e ogni poeta) ma sempre amorevole, profondo e aperto al senso.

La  “festa” la lasciamo fare agli altri, a chi ha voglia di festeggiare in questo tempo che di festa non ha nulla se non un abito fasullo, di falsi brillii, di lustrini e can can di cagnara.

Magari festeggeremo quando  non ci saranno più uomini che uccidono donne e ragazzine; quando non ci saranno più donne abusate; quando non ci saranno più uomini che per far soffrire donne ree di averli lasciati fanno sparire le proprie figlie; quando alle donne non saranno più fatte  firmare dimissioni in bianco da utilizzare in caso di gravidanza; quando non saranno più proposti come vincenti  modelli di donne tutte necessariamente belle, tutte bionde, tutte giovani, tutte magre, tutte disponibili.

Leggiamo quindi questi versi dedicati a donne non più giovani, con qualche ruga o con molte rughe, con gli acciacchi o senza acciacchi,   o a donne che non ci sono più ma è come se ci fossero ancora perché hanno lasciato il loro segno nella vita di tante persone, nella storia di uno o di tutti.  Sono versi dedicati da donne vere a donne vere, donne con pregi e donne con difetti, ma sempre e comunque donne importanti, sono versi dedicati alle vere very important women.

Antonella Pizzo

 

E tu madre di Narda Fattori

Da madre s’apprende profilo di Maria Gisella Catuogno

Cammino anche per te di Maria Gisella Catuogno

E’ commovente che seguano madri di Silvia Molesini

C’era una volta una casa… di Lucetta Frisa

A mia madre di Viviana Scarinci

Odio la morte che ruppe l’alleanza di Sandra Palombo

Nella sera di Sandra Palombo

I miei figli sono diversi di Sandra Palombo

Una telefonata di Sara Ferraglia

Sterilità di Anna Maria Bonfiglio

A scovar comete di Donatella Righi

L’orizzonte di Marta Ajò

Mia madre salta salta di Antonella Pizzo

In memoriam di Villa Dominica Balbinot

Mamma, oh mamma di Villa Dominica Balbinot

A mia madre di Lucianna Argentino

Tu madre di Lucianna Argentino

Mamma cara di Margherita Gadenz

un’altra volta sradicata di Margherita Gadenz

dove sto cercando? di Paola Lovisolo

Maternale,  così almeno sei di Margherita ealla

Immagini: Sculture di Arturo Martini, Kurt-Schwger, Blackwell, Francesco Messina, Federico Severino, Michael Alfano, P.Beneforti, Robert Wlérick, Henry Moore, Pablo Picasso.

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Arturo Martini - La convalescente

Arturo Martini - La convalescente

E tu madre di Narda Fattori

E tu madre dimmi
che non sei morta nell’angolo
come un pugile suonato

che ancora avevi in petto
un desiderio di sole
una canzone d’amore

sui piedi la giravolta armoniosa
di un walzer da balera

e dei sogni fioriti all’alba
e non sfioriti ancora
quando la sera ti portò via

con la figlia avevi stretto il nodo
là dove passò il sangue dal tuo al mio
nodo ben stretto che non passasse
mai più alcun dolore

il nodo si sciolse e molto passò

del bene e del male
nel coagulo nudo dell’essere vivi.

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scultura Kurt-Schwger

Da madre s’apprende profilo di Maria Gisella Catuogno

Da madre s’apprende profilo
d’ ovale chino su culla
in trepido sguardo
di tenerezza ansiosa
e fatica di notti

bianche di latte e di veglia.

Da madre s’apprende voce
di ninnananna che fuga
fantasmi e il buio fiorisce
di stelle e di fiori

di fate e folletti
in sussurri di pioggia
in odore di fieno e
di terra bagnata;

s’impara profumo di spighe

che diventano pane
nel forno,
calore d’abbraccio
mani congiunte
in preghiera
e infinita pazienza
di goccia che scava.

Da madre s’apprende
sorriso e rimprovero,
umidità di pianto,
rosario d’attese,

s’impara pena e declino
bianco dei capelli
curva delle spalle
e fragilità di vetro,
di piuma agitata dal vento
e forza, nel fare coraggio,
nonostante.

***
Cammino anche per te di Maria Gisella Catuogno

Cammino anche per te
mamma, per te, che quasi

non lo puoi più fare.
E mi ricordo com’eri
in sella alla tua bici,
con le borse della spesa
sul manubrio: agile, bella
e coi bruni capelli
pieni di vento.

Pedalando sul lungomare
respiravi il salmastro
e gioivi della luce
ballerina sull’acqua;

poi mi chiamavi, alla salitina,
annunciando il tuo arrivo
e ti venivo incontro, in aiuto.

Tutto è cambiato e ora
la tua fragilità
è un’ombra scura sul cuore
un velo che offusca lo sguardo.

Ma c’è ancora, mamma,
la panchina accanto al pozzetto
sotto la pergola di vite americana

che d’autunno è una festa:
ce ne staremo lì, insieme,
a guardare il mare vicino
e ascoltarne il respiro,
a bagnarci di sole
e parlare di ieri,
a scordarci il presente
e ignorare il domani.

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Sculture di libri - Blackwell

E’ commovente che seguano madri di Silvia Molesini

E’ commovente che seguano madri
a figlie, e che per loro si sposti il senno scartavetrato
di vecchie pagine di libri mallarmè e di sete
smesse e smesse è
antica misura quell’aver provato vivere
senza trasmesso, senza istruzioni all’uso
senza precisione
senza riflesso torrido a quell’occhio per cena
e sempre indecidibili mille decise parure
sbagliare gli indici
ognuna per sé ma ad-gredendo un pare prossimo
altro defettibile e rumore discosto
senza soluzione di continuità
diverse
le nostre mani prese da lavori divorziati
a fregare le vasche o a compilare
moduli, è commossa lei ora prova
a capire l’accanito appunto a matita
punta morbida insinuata tra le parole sante
la traduzione piccola
il tentato il commento pulsante la
meravigliata fame fa-me
passa da lei a lei oltre ventre
straniera
e stordita.


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Francesco Messina


C’era una volta una casa… di Lucetta Frisa da Gioia piccola

la casa aveva una porta blindata nel corridoio filavo su una barca sottile le rive delle stanze si affacciavano su scene di diverse occupazioni e paesaggi: c’erano stanze diurne stanze notturne e ognuna variava di colore arredamento timbro. E c’era una stanza potente non sapevo dove e cominciavo a ruotare su di me il corridoio un vortice mi appiattivo ai muri. Là dovevo arrivare, là in quella stanza, letargo nella testa brividi nella schiena. Era tumulo o sorgente? Navigavo per ore poi tutto si fermava: ti chiamavo.

La casa infinita è questo foglio o le pareti dissolte abitate da estranei – domani?

Una domanda non ha mai risposta
solo fine.
Ti raggiungerò nel tuo nulla
il mio e il tuo di nuovo insieme
ma questa volta al buio.
Noi due non nasceremo più
l’una nell’altra – madre e figlia –
a specchiarci nella nostra luce grande.
La tua
mi inventava i colori
animali, alberi e mare
– quello che senza nome e forma
viveva già nel tuo grembo
cullandomi oscuramente.
Dentro di te ho saputo
lo splendore di non capire e di essere
la gioia del respiro e del sonno.
Questo non lo seppellirò con le tue ossa.
Se scorre nel mio corpo
scorrerà fino alla fine
perché tu viva ancora un po’.
Nulla di te deve andare perduto:
e spolvero gli angoli di casa
i mobili accarezzo
bagno piante
guardo lune
e ho cura di me.

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Federico Severino

A mia madre di Viviana Scarinci

Se prenderà fiato
la veglia disadorna che ero nato
come fosse l’annuncio
del fasto astratto di ogni cosa
ti ridurrà all’incongruo
sarai la spartizione di questa serrata
precipitata a quietare il luogo
l’abaco disperderà il tessuto
che mi compiti da mille notti
perderà numero il risveglio
nel campo che ti reclina
servendo scena a questo niente

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- Michael Alfano - hydrostone sculpture


Odio la morte che ruppe l’alleanza di Sandra Palombo

Odio la morte che ruppe l’alleanza.
In sala appassirono i fiori, il bassotto si zittì
una mano invisibile portò via la piccola.

Neppure la ribellione dell’età più bella
aveva leso l’ alleanza nata col primo pianto
e l’urlo di dolore sgorgò senza pudore.

Oh Madre
tu potessi inviarmi una missiva dalle nuvole!

Nella sera di Sandra Palombo

Nella sera dell’ultima scena
– davanti al mare
che s’inchinava alla terra
per ritirarsi al tramonto –

il suo corpo era caldo
mentre il destino ordiva il distacco
per lasciarmi l’impronta materna
solo nell’aorta dell’anima.

Di te di Sandra Palombo

Di te che scuotevi dai capelli le tempeste
per aggrapparti al sole, spero viva in me

l’allegria per ogni nuvola che goccia
la tolleranza per i sogni dei diversi,
l’accettazione del dolore, che non è rassegnazione,
la curiosità del nuovo e il gusto per il bello

ma se i miei figli mi domandano di te
non so rispondere
se non che i tuoi capelli erano mossi.

I miei figli sono diversi di Sandra Palombo

I miei figli sono diversi dai tuoi.
Da quando sei morta, tutto è diverso.
Allora eri avanti alle altre,
ora saresti una nonna
con la vista un po’ miope,
ma… quanto sarebbe stato bello
vederti invecchiare accanto ai miei figli
che non sbucciano col coltello la frutta.

da ” Il Lavoro del vento”, Liberodiscrivere, 2008

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Ti vedo. Sculture di libri di P.Beneforti.

Una telefonata di Sara Ferraglia

Mamma, non dirlo mai che mi disturbi
Credimi, il tempo mio non è prezioso
Semmai il tempo perso è il non sentirci
E non c’è nulla al mondo che mi turbi
più del nostro discorrer frettoloso,
al posto di un sereno raccontarci.

Mamma, sapessi quante volte penso
ai giorni andati e al tempo che ci resta
a ciò che ho taciuto o rimandato
alle parole dette senza senso
ai vuoti che mi riempiono la testa,
a qualcosa che ho perso o trascurato.

Cercami sempre e fallo quando vuoi
nel buio della notte se ti opprime,
nel silenzio di un’alba addormentata,
perché i giorni miei sono un po’ tuoi,
perché l’amore anche così si esprime.
E grazie per la tua telefonata.

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Robert Wlérick

Sterilità di Anna Maria Bonfiglio

Ora che mi vedo speculare a te
-madre- negli assorti silenzi
e nella malinconia del vivere
mi è conforto sapere
che un giorno
si estingueranno i geni
col cessare del flusso del mio sangue.

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Henry Moore - None of Moore's maternal figures has a defined face, which creates a mysterious anonymity, as in this sculpture from 1949.


A scovar comete di Donatella Righi

che poi le mani spalancano
scorci in prestito di vita

t’avessi inteso allora
a parole crude in sale
scendere sentieri scuri
con la coccarda finta
di anni risparmiati
e persi in rivoli d’attesa
a sciorinare spiccioli
per masserizie e piaghe
sarei fuggita dunque
a soggiogar vulcani
e coni d’ombra e demoni
furiosi in torchio di sciagure
t’avrei scovato comete
a fasci in scie perfette
e chicchi in melagrana
a misurare i giorni
azzurri ancora da venire
d’ovatta foderati sempre
coi pettini segreti a separare
le bionde ore da quelle
amare e brune d’argilla scura

che poi le dita inceppano
nel pugno, stringono
sarcasmo gobbo e ortiche
e dandoci le spalle
combattiamo

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Robert Wlérick - nudo allungato, particolare

L’orizzonte di Marta Ajò

Questa fotografia
nel suo vestito bianco ondeggiante per il vento marino
sulla spiaggia della sua non ancora passata giovinezza

prima della festa dove aveva incontrato il cadetto
mia madre raccontava volentieri
che più di ogni altro desiderato
aveva occhi solo per lei e per quella sua
a me sconosciuta
femminilità

che infrangeva il confine del mio esserle figlia
vedi come era elegante?
i capelli appena sul collo,
la gonna di seta bianca poggiata al fianco del cavallo
guarda il suo sguardo a perdersi

era mia madre
ed allora non lo sapeva
l’orizzonte che fissava
in quell’attimo
non mi comprendeva ancora

***

Madri di Marta Ajò

Madre forte quella della mia
Madre
severa la mia e
Madre indulgente io di
mia figlia
tenera oggi
col figlio suo
dentro la nostra storia

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Francesco Messina

Mia madre salta salta di Antonella Pizzo

Mia madre salta salta
da un discorso all’altro
parla parla della pioggia del sole
passa passa dall’infinito all’imperfetto
da un passato evanescente e fluido
alla mestizia di un oggi fattosi presente e solido
diceva ieri d’essere serena invece ora rana e zoppica
mia madre trama e trema, ordina un piedistallo e un mucchio di macerie
a un cameriere sordo che non si sente bene
se tutti noi facessimo una questua
potremmo acquistarle un vello d’oro
per ricoprire sedie
che siano troni o di rotelle
se scranni, gestatorie o partorienti
poco importa se può servire a farla riposare

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Arturo Martini - La madre

In memoriam di Villa Dominica Balbinot

Il fendente della morte
– della “tua” morte –
ha fatto del mio cuore un lacerto solo.
Vieppiù vieppiù
disarticolazioni,
scombiccherati scombinamenti,
-impulsi malsani-e maniacali-
incistano un’ onnipervasiva intossicazione,
irradiazione ed eco nefasta
della maldestra
insinuante perdizione,
avvelenato residuo
di una febbre maligna,
che ha assatanato il sangue,
ammorbato il deciduo mondo.

Mamma, oh mamma di Villa Dominica Balbinot

Mamma ( oh mamma)
la linea si è spezzata,
nel prosciugamento isterilente,
mamma ( oh mamma)
l’ardore tutto  è stato risucchiato:
sulle tue labbra ghiacce
domande metafisiche
senza più risposta
…è nata prima la parola,
o la coscienza?…
Oh mamma oh mamma,
i tuoi grandi occhi scuri
si sono trasformati in pozze di acqua,
-impaludita e ferma.-
c’è tutto un lavorio sotterraneo,
e solo il tuo sorriso permane,
uno strano sorriso,
su di un volto millenario e sconosciuto.

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Henry Moore - The bronze sculpture, finished in 1983, depicts a re-occurring theme of mother and child in Moore's work.

A mia madre di Lucianna Argentino

Tu sola conservi
nel palpitante scrigno
l’acerba fragranza
della mia infanzia,
a lungo trattenuta
tra le tue mani:
candido guanciale
su cui poggiavo
i miei sogni intatti.

Sfogliavi dolcemente
le pagine dei mie domani
e con i capelli intessevi
parole di seta a donarmi
storie per stringere nel pugno
l’inevitabile addio e
per ritrovare un poco dell’incanto
aprendolo pian piano
quando in quel pugno
si stringe il mio cuore
frutto ricco e maturo
nell’orto dei miei giorni.

Filtrata dai tuoi occhi la vita
era una perla di pura bellezza.
Così ti penso madre
della bimba che ero
e tra i vasi di gerani
s’acquieta un poco l’ansia di vita
a stento trattenuta
negli occhi della donna che sono.

Tu madre di Lucianna Argentino

Tu, madre, occasione violata
mancata fatalità d’essere simili
perché diverso è il senso e imprevista
è la stagione lievitata in un’imprendibile
vicinanza dove non ci accorgiamo
della differenza resa sorella d’affinità.
Ed è per attitudine all’assenso
che escludo tutto ciò che non afferma
eppure nego il fondamento, rinnego il nome
cui non so adeguarmi e dileguo.
Spezzato il ramo m’innesto
dove la voce si trattiene genuflessa
inarcata in un silenzio che – acerbo acerbo –
a lei s’arrende.

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Pablo Picasso, Woman's Head

Mamma cara di Margherita Gadenz

mamma cara
mai cara ti ho detto
su fili sospesi,  grondanti
nell’alterco dei giorni,
nel passio amaro di ruggine
delle febbri passate

mai ti ho preso le mani fluviali
leggendo la bocca officiante
preghiere e    preghiere

rimani

qui sulla fronte, negli occhi,
nell’ambizioso sorriso che venga domani
senza dolore

senza abbandoni

raccogli la veste con dentro gli umori
dei figli,  i loro calcoli barbari
le loro paure

sai capire
ed amare nonostante la conta
dei lividi sotto le braccia

un’altra volta sradicata di Margherita Gadenz

un’altra volta sradicata
….
con dio che va a morire
in grembo a Dio

ti porti le preghiere
lo scarto genuflesso
delle tue ginocchia

(quanta colpa c’è nel nascere
e quanta nel morire?)

mi avvio tra i tuoi capelli
a disonorare il tempo
che ti acconcia per il buio

tu che sei una madonna nuova

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Pablo Picasso - Head of a Woman, also called Head of Jacqueline,

dove sto cercando? di Paola Lovisolo

dove sto cercando?
madre
la tua chioma fantasma nell’ angolo a destra copre la mia fotografia
di fotografie passeggere]
non abbiamo potuto vedere le stelle da dove ci siamo lasciate
lo sapevi anche tu           tutte in fondo al pavimento appeso alla tela

e se lasciassimo la riva come anatroccoli di legno? –

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Henry Moore, Gruppo di famiglia,1945

Maternale,  così almeno sei di Margherita ealla

«sei uguale a tuo padre»
così mi scioglie nell’acido nuziale
sapendo che posso partorire
mutevole come nelle fiabe
una testa d’uomo.
Ma è ancora più chiaro
che tengo duro, che il suo motivo
per me non vale.
Questi boschi reggono un sartiame
difficile da mantenere
(la lingua è qui e procede
fonda le creature; vale cucire
sospesa sul burrone, le storie
che corrono, mai piane
infine già travolte.
Ah trepidi conigli puntati dalla volpe
una donna avvolta in bende
che conservano le poche lettere d’amore
è legata bene
l’altra  da un fine lavoro ombelicale)
Non c’è che dire, nessuna via è più breve
nessuna ombra più lunga di una meridiana madre.

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