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La cultura libica

La Libia rappresenta perfettamente il punto d’incontro tra Sahara e Mediterraneo: lungo le sue coste si incontrano straordinarie città greche e romane e i resti di antichi splendori bizantini; nell’interno, invece, il deserto occupa ben il 90% dell’intero territorio. In teoria nella società libica, la donna ha gli stessi diritti degli uomini, nonostante la religione musulmana; in realtà molte donne conducono una vita piuttosto ritirata e sono poche quelle che nel lavoro occupano ruoli di responsabilità. Nel 1982 sono stati istituiti dall’UNESCO tre città patrimonio dell’umanità: sono le antiche rovine di Cirene, Leptis Magna e Sabratha. In seguito sono entrate nella lista anche l’area con le pitture rupestri del sito di Tadrart Acacus (1985), e la pittoresca città antica di Ghadāmis (1986), che nel mese di ottobre, in occasione del Ghadāmis Festival, torna a rivivere in un tripudio di colore e attività. Il festival di Acacus, invece, che si tiene tra dicembre e gennaio, si caratterizza per uno spettacolare concerto che si tiene al tramonto, arricchito da danze tuareg e cerimonie tradizionali. Come in altri Paesi dell’Africa mediterranea, piatto tipico della Libia è il cous cous, che accompagna pesce o carne, per esempio agnello; viene sostituito dal riso in Cirenaica. I maccheroni, frutto del passato coloniale dell’Italia, sono la base di alcuni piatti, la rishta invece è una specie di pasta lunga (tipo tagliatelle) condita con ceci, cipolla e sugo piccante.

 

La letteratura

Di una letteratura araba libica si può, convenzionalmente, parlare solo per il periodo successivo all’indipendenza: il periodo anteriore rientra nella letteratura araba generale. Tuttavia, non può non essere ricordato Sulaymān al-Bārūnī (m. 1940) come uno dei padri della letteratura nazionale libica, autore di numerose poesie politiche composte negli anni della guerra italo-libica in puro arabo classico e secondo strutture metriche tradizionali ma ricche di vivo amor di patria. Accanto a lui possono essere ricordati ancora Muṣṭafà ibn Zikrī (m. 1918) e Rafīq al-Mahdawī. La poesia libica annovera tra i suoi esponenti ‘Alī Muṣṭafà al-Misrātī (n. 1926), direttore della prestigiosa rivista letteraria Hunā Tarābulus al-Garb e Kāmil Ḥasan al-Maqhūr (n. 1935). Entrambi sono autori di liriche che trattano temi ispirati alle trasformazioni storiche vissute dal Paese e agli aspetti della vita quotidiana, ma sono conosciuti anche per la loro produzione narrativa. Tuttavia, l’espressione letteraria che è emersa negli ultimi anni del XX sec. in Libia è la narrativa, che ha saputo cogliere e tradurre in romanzi e racconti i cambiamenti della realtà sociale del Paese. Tra gli autori di racconti brevi ricordiamo il già citato Kāmil Ḥasan al-Maqhūr, Bašīr al-Hašimi (n. 1936); Ṣādiq al-Nayhūm (1936-1994); Yūsuf al-Quwayrī (n. 1938); Yūsuf al-āarīf (n. 1938) premiato per la raccolta al-Aqdām al-‘āriya (1978; A piedi nudi); ‘Abd Allāh al-Quwayrī (n. 1940), autore di saggi e lavori teatrali; Aḥmad Naṣr (n. 1941); Aḥmad Ibrāhīm al-Faqīh (n. 1942), che ha pubblicato numerose raccolte, tra cui Itafat al-nuğūm, fa-ayna anti? (1981; Le stelle sono scomparse, e tu dove sei?), al-Bar lā mā’ fīhī (1981; Il mare senz’acqua), Imra’at min aw’ (1986; Una donna di luce), e il romanzo uqūl min al-ramād (1985; Campi di cenere); Riḍwān Abū āuwayšah (n. 1945); Ḥalīfah Ḥusayn Muṣṭafà (n. 1944), che ha scritto la raccolta arīat al-alām al-sa’īdah (1981; Mappa dei sogni felici) e ha pubblicato anche romanzi tra cui ara al-wardah (1984; La ferita della rosa), Min hikāyāt al-ğunūn al-a’ādī (1985; Storie di ordinaria follia) e racconti per bambini; Muḥammad al-Misallātī (n. 1949) che pubblica la raccolta Hawātir li ‘l-ubb (1981; Pericoli per l’amore). Fra le scrittrici ricordiamo Mardiyyah al-Na’ās (n. 1949) che ha realizzato romanzi e racconti sul ruolo della donna nella società libica, tra cui il romanzo āay’ min al-dif’ (1972; Un po’ di calore) e la raccolta Ġazālah (1976; La gazzella); Luṭfiyyah al-Qabā’ilī (n. 1945), che ha pubblicato la raccolta Amānī mu’allabah (1977; Le mie speranze in scatola); e infine Fawziyyah al-āalābī, che ha scritto le raccolte di poesie Fī ‘lqaīdah al-tāliyah uibbuk bi-u’ūbah (1985; Nella seguente poesia ti amo con difficoltà), Bi ‘l-banafsağ anta muttaham (1985; La viola ti accusa), il romanzo Rağul li-riwāyat wāidah (1985; Un uomo per un solo romanzo). Il più noto esponente della letteratura libica è oggi Ibrāhīm al-Kūnī (n. 1948). I personaggi delle sue opere sono i nomadi della parte meridionale del Paese, dove al-Kūnī è nato, che vivono sullo sfondo di uno deserto spietato, che traccia i destini umani e diventa il vero protagonista. I suoi scritti evocano epoche lontane e rappresentano il conflitto delle nazioni arabe tra il proprio passato storico, sociale, spirituale e la modernità. al-Kūnī è autore delle raccolte di racconti al-Qafas. (1990; La gabbia), Dīwān al-nar al-barrī (1991; Il canzoniere della prosa del deserto), al-Waqā’i’ al-mafqūdah min sīrah al-mağūs (1992; I resoconti perduti della storia pagana), Harīf-al-darwīš (1994; L’autunno del derviscio) e dei romanzi al-Tibr (1990; L’oro), al-Mağūs (1991; I pagani), al-Saharah (1994-95; I maghi), Fitnat al-zu’ān (1995; Il fascino della zizzania). La passione per la letteratura ha coinvolto anche Mu‘ammar Qaddāfi, che ha scritto alcune novelle e la raccolta di racconti al-Qaryah al-qaryah, al-ard al-ard (1993; Il villaggio e la terra). Per quanto riguarda il teatro spiccano i drammaturghi al-Mahdī Abū Qurayn, ‘Abd al-Karīm al-Dannā, Muhammad ‘Abd al Ğalīl Qunaydī, che hanno messo in scena lavori di ispirazione sociale. Lutfiyyah al-Qaba’ili, Fawziyyah Shalabi e Sharifah al-Qiyadi, senza tralasciare scrittori come al-Sadiq al-Nayhum, Ahmad Ibrahim al-Faqih, Kamil Maqhur e Khalifa Tikbali. Tra le voci più interessanti in questo inizio del XXI secolo è da segnalare Isham Matar (n. 1970), nato a New York ma di origini libiche; il suo romanzo d’esordio, intitolato In the Country of Men (2006), tradotto in 22 lingue e premiato a livello internazionale, racconta la vita di un bimbo di 9 anni a Tripoli, il cui padre viene accusato dalla polizia di Gheddafi di essere impegnato in attività sovversive.

 

Archeologia e arte

La Libia non ebbe omogeneità artistica prima dell’unificazione culturale iniziata al tempo del dominio romano e conclusa con la conquista araba. Infatti, mentre sulla costa occidentale (Tripolitania) impiantarono i loro emporia i Fenici, quella orientale (Cirenaica) fu colonizzata dai Greci ed ebbe il suo massimo centro in Cirene , ricca colonia dorica di importanza fondamentale per la storia dell’architettura greca ed ellenistica. In età ellenistica Cirene fece parte della Pentapoli con Apollonia, Tolemaide, Euesperide (Bengasi), Teuchira (Tocra), tutte fiorenti città di cui si vanno mettendo in luce importanti complessi archeologici. A Tolemaide è stata scoperta una ricca casa con ambienti decorati da mosaici e pitture (sec. II-I a. C.). Il foro, la basilica, l’anfiteatro, il decumano porticato e l’arco di trionfo completano il panorama archeologico. In Tripolitania restano notevoli complessi monumentali romani, tra i quali il più grandioso e conosciuto è quello di Leptis Magna comprendente il foro (il più grande dell’Africa settentrionale), la basilica a tre navi, il mercato, diversi archi, le terme con ampio ambulacro e palestra biabsidata. La serie di rilievi dell’arco severiano e della basilica di Leptis sono assai rappresentativi della scultura dell’Africa romana, più che la numerosa produzione ufficiale di statue imperiali e di ritratti. Quanto ai teatri romani, quello di Sabratha , costruito tra la fine del sec. II d. C. e l’inizio del III, eccelle per la sua grandiosità e l’ottimo stato di conservazione. La Tripolitania ha il posto d’onore nell’uso del mosaico, come è dimostrato dai ricchi cicli delle ville di Leptis e di Sabratha. Dopo la conquista araba, il successivo completo inserimento nel mondo islamico ha determinato la necessità di numerosi edifici religiosi che, riutilizzando largamente elementi di spoglio romani (e più raramente bizantini) e conformandosi secondo una certa tipologia a base regionale (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan), costituiscono un capitolo a sé nell’ambito dell’architettura del Nordafrica. Sotto la dominazione turca (1552-1911) l’architettura, maggiormente monumentale e più riccamente decorata, caratterizzata da moschee a più cupole, tende a ripetere prototipi ottomani. Al periodo dell’occupazione italiana (1911-43) si devono l’organizzazione di importanti scavi archeologici in Cirenaica e Tripolitania e il rinnovamento dell’assetto edilizio delle città, nelle quali sono sorti nuovi quartieri e palazzi pubblici secondo una moderna concezione urbanistica.

Bibliografia

Per la geografia

G. Assan, La Libia e il mondo arabo, Roma, 1959; H. Schiffers, Libyen und die Sahara, Bonn, 1962; J. Wright, Modern Libya, Londra, 1969; P. Audibert, Libye, Parigi, 1979; F. C. Waddhams, The Libyan Oil Industry, Londra, 1980; J. A. Allen, Libya: The Experience of Oil, Londra, 1981.

Per la storia

M. O. Ansell, I. M. Arif, The Libyan Revolution, Londra, 1972; G. Alergoni, La Libye nouvelle, rupture et continuité, Parigi, 1975; K. Schliephale, Libyen: wirtschaftliche und soziale Strukturen und Entwicklung, Amburgo, 1976; J. A. Allen, Libya since Independence: Economic and Social Development, Londra, 1982; M. K. e M. J. Deeb, Libya since the Revolution: Aspects of Social and Political Development, New York, 1982; J. Wright, Libya: a Modern History, Londra, 1982; M. B. Fergiani, Libyan Jamahiriya, Londra, 1984; J. Bearman, Qadhafi’s Libya, Londra, 1986; R. B. St. John, Qadhafi’s World Design: Libyan Foreign Policy, 1969-1987, Londra, 1987; J. Bearman, Libyan Politics: Tribe and Revolution, Londra, 1988.

Sapere.it

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E. Diana, La letteratura della Libia. Dall’epoca coloniale ai giorni nostri, Carocci, Roma 2008
Nella prefazione al volume, Elvira Diana, spiegando le ragioni che l’hanno spinta a redarre un volume sulla letteratura della Libia spiega:
La produzione letteraria della Libia, infatti, è quasi completamente ignorata, soprattutto in Italia, e il numero delle opere tradotte nella nostra lingua è davvero esiguo. Questa mancanza di interesse da parte degli studiosi e dell’editoria, se appare grave per gli europei i n generale, lo è ancora di più per gli italiani, considerata la storia recente dei due paesi”.
Condividiamo quest’affermazione e aggiungiamo che oltre ai precedenti storici, la letteratura libica condivide questo destino con le letterature degli altri paesi del Maghreb e con la letteratura araba in generale che in italiano stenta ancora a essere studiata e proposta in pubblicazioni e ricerche secondo un approccio paese.
E in effetti questo volume si configura come il primo studio sulla letteratura moderna-contemporanea di un singolo paese arabo a partire da fonti prevalentemente in lingua araba e offre una panoramica della produzione libica che, pur nei limiti di una storia della letteratura è – e se non lo è certamente lo diventerà – fondamentale per una miglior comprensione della produzione in lingua araba e per l’analisi delle strategie letterarie adottate da scrittori arabi.
La letteratura della Libia presenta la produzione narrativa di racconto e romanzo e dedica una sezione al contributo delle donne in letteratura. Suggerisce anche alcuni percorsi per comprendere l’apporto dell’occidente a questa produzione senza tuttavia mai sottostimare l’apporto originale degli autori libici.
Nell’ampia bibliografia posta al termine del volume possiamo notare come, a fronte di centosessantacinque titoli di opere edite in lingua araba, la sezione “Traduzioni italiane di opere libiche” comprenda solo tre romanzi, una raccolta di racconti e quattro racconti in riviste. Resta dunque ancora largamente sconosciuta questa letteratura, che ci auguriamo venga tradotta.

letterature arabe di Jolanda Guardì