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fotografia di Lorenza Zambon

 

Guardare e vedere


Cammino verso l’albero in mezzo al prato, vado dritta verso di lui.
Mi fermo quando riempie completamente il mio sguardo.
Allora comincio a girargli intorno. E lo guardo. Giro, giro. E lo guardo.
Non riesco veramente a vederlo tutto intero. I miei occhi corrono da un particolare all’altro, da una parte all’altra, su e giù. Non fisso nulla. Non vedo nulla.
Continuo a girare. Continuo a guardare.
Qualcosa emerge. Quel punto dove si vede che c’era attaccato un ramo caduto. Quella foglia che spunta tutta da sola direttamente dal tronco, molto più sotto di dove cominciano i rami.
Piccoli particolari. Li ricordo, mi accorgo di aspettarli mentre giro. Li ritrovo ad ogni giro.
Il primo ramo in basso che esce dal tronco. L’angolo che fa.E poi gli altri rami, uno dopo l’altro. La loro forma, la loro inclinazione, la loro direzione … è così chiaro: è tutto determinato da un movimento, dal loro movimento verso la luce.
Anzi … quella che mi pare la loro forma è solo un lunghissimo momento del loro movimento …
… Forse tutto sulla Terra è un momento di un movimento!…
Le radici. Vicino al tronco affiorano leggermente. Poi si immergono. Si vede la loro direzione.
Posso immaginarle sotto la superficie della terra.
Si allargano a raggiera, arrivano a riempire un cerchio largo come la chioma. E sotto ce ne sono altre che sprofondano, tanto quanto è alta e larga la chioma.
Chiudo gli occhi e vedo l’albero tutto intero. Due chiome, una sotto terra, una nell’aria.
In mezzo il tronco. Tutto gli scorre sotto la superficie, l’energia del sole, la parte più sottile della terra sciolta nell’acqua … si uniscono.
L’albero e la sua forma tutta intera, il lungo momento di un movimento.
Posso andare indietro in quel movimento, vedere l’attimo di inizio, vedere dove è successo…in quel punto appena sotto alla superficie della terra, che ora è lì in basso al centro del tronco.
Quel punto in cui il seme che era uno è diventato due. E le due metà hanno cominciato a spingere una contro l’altra con una forza enorme.
E una metà ha cominciato ad affondare verso il centro della terra, e l’altra a salire verso il punto più alto nel cielo.
Posso quasi vederlo. La prima radice bianca e carnosa un po’ lucida che si butta giù a precipizio, aggira un sasso, si divide, si allarga. E dall’altra parte le due prime quasi foglie rotonde che si separano e si aprono e in mezzo le prime due vere foglie seghettate già uguali a quelle adulte … a quel punto c’è già uno stelo sottile, ma rigido e forte, non è certo un’erba questa … poi cresce e si divide … ancora e ancora.
Quel movimento continua ed è così chiaro, così “logico”… E’ così necessario che sia proprio così com’è …. Perché mi sembra anche giusto? Cosa centra il giusto e l’ingiusto? E soprattutto: perché mi sembra bello?
E posso vedere il flusso della forma in movimento che arriva all’albero così come è adesso …. che passa per l’albero così come è adesso … e poi continua, va avanti, verso l’albero come sarà. Lo vedo benissimo, non potrà che essere così, seguendo il movimento: quello sarà il primo ramo a seccarsi cadere, quegli altri che adesso sono verticali si allargheranno e diventeranno quasi orizzontali per far spazio ad altri rami che cresceranno più in alto… Vedo l’albero fra cento anni, fra duecento, e non è un albero qualsiasi, è quest’albero, enorme, nodoso, perché questo flusso è così logico, questa forma è così sensata.
Adesso l’albero è dentro di me. Lo comprendo. Lo eleggo centro del giardino … Per me, per questo breve momento, centro della Terra. Mi siedo e appoggio la schiena al tronco.
Da qui mi guardo intorno.

(da: Variazioni sul giardino)

***

Lezioni di giardinaggio

I

II

III

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Note biografiche

Lorenza Zambon, attrice/giadiniera, si unisce alla società di produzione e promozione teatrale Casa degli alfieri (allora ancora Teatro del Magopovero) nel 1981, provenendo da Padova dove (oltre a conseguire la laurea in scienze politiche con indirizzo sociologico) si era formata nel Centro Universitario Teatrale, quello “storico” Teatro Popolare di Ricerca diretto da Lorenzo Rizzato, una delle prime formazioni sperimentali venete e punto di riferimento di tante generazioni di attori. Da allora condivide un lungo percorso di ricerca e creazione che ha portato a realizzazioni teatrali quali, tra le molte altre, ”Galileo”, “Van Gogh” e “Creature” di Luciano Nattino assieme ad Antonio Catalano, “Il valzer del caso” di Victor Haim e “Giorni felici” di Samuel Beckett in cui è protagonista, e i fortunati duetti “La barca” di Gerard Gelas con Alessandro Haber e “Maudie e Jane” di Luciano Nattino da Doris Lessing, con Judith Malina del Living Theatre, spettacolo che ottiene sei stagioni di repliche, oltre a vari premi e riconoscimenti. Nel corso del tempo affianca ed innesta nel lavoro d’arte comune l’esplorazione di particolari territori quali la lunga (e dura) esperienza di sperimentazione teatrale all’interno del “super carcere” di Voghera o il lavoro di ricerca condotto con il musicista d’avanguardia Fritz Houser. Dal 1997 allarga il suo ruolo e l’ambito delle sue attività acquistando nuove competenze fino a configurarsi come un’operatrice culturale complessiva. Nel 1999 inizia una personalissima linea di ricerca centrata sulla relazione fra la specie umana e il suo ambiente che dà origine alla realizzazione di spettacoli teatrali, laboratori e di un festival, “Naturalmente arte”, tutti volti ad indagare, approfondire e riattivare il rapporto fra gli uomini e la natura. Quest’ ispirazione ha portato a una variegata pratica di teatro-fuori-dai-teatri composta da creazioni teatrali come la “trilogia della natura” ( formata da Sette volte bosco, sette volte prato. Storia del dialogo fra gli uomini e le piante, Variazioni sul giardino. Viaggio alla scoperta di un pezzo di Terra e Paesaggi. Una passeggiata fra il visibile e l’invisibile) oltre ai sucessivi Prima lezione di giardinaggio per giardinieri anonimi rivoluzionari e Il giardino segreto, scritto assieme a Pia Pera. In particolare “Paesaggi. Passeggiata fra il visibile e l’invisibile”, è uno spettacolo/progetto che prevede ad ogni tappa di questo “viaggio in Italia” una riformulazione, riscrittura, riambientazione dello spettacolo per aderire al luogo attraversato.

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Siti artistici personali:

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E-mail:   lorenza.zambon@casadeglialfieri.it

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