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Listen to the flute as it tells a tale,
complaining of Love’s separations.
(Jalâl ad-Dîn Rûmî, Masnavî-yi ma’navî I.1)

Non sono né cristiano né musulmano
non sono né orientale né occidentale
non sono Eva né Adamo
non sono corpo né spirito,
uomo innamorato di Dio non ho dove
stare: sono ebbro ma non di vino,
la mia vigna non è in terra né in cielo
il mio segno è un non segno
è un legno a vento, oboe
che sventola la radice tagliata
a ruota nel vuoto.     (poesia No logo)

Quel che si vede, così come la scelta delle particelle da “osservare”, certamente contiene un’intenzione, ma anche vie più buie e aleatorie, nonché l’ottica di un piacere che cambia nelle letture. Dunque non ho la presunzione di fissare, tanto più per un altro lettore, la raccolta “Stagliamento” di Arnold de Vos, (2010, Collana Scilla, Samuele Editore, prefazione di Luca Baldoni), ma semplicemente tenterò di offrire, in divenire e parzialmente (per certe particelle), le orbite del mio incontro.

Le poesie che ho scelto sono “Parati” e “Pestio”, presenti nella parte “Due tempi e un epilogo”:

PARATI

Dall’arricciatura delle parole

l’immagine emerge serica nell’aria,

in punta di piedi sul vespaio della scrittura.

Dal suono alle figure

intonachi la mia vita, carta.

Di sotto rombano le vespe

in cerca del miele dei lombi.

PESTIO

Ieri mi sei venuto sopra

e sono andato sotto

il livello di calpestio del corpo

tuo sul mio, finito tra le radici.

La terra mi ha turato la bocca

coi suoi succhi, e guarda

adesso questa pianticina

come cresce sotterranea

e si solleva a forza di lingua

e spinge i versetti

all’insù, dove correvi giù

in controtendenza alla parola

spuntata dal tuo seme.

Le leggerò in rapporto, dato che non solo sono contigue (posizionate su pagine immediatamente successive), ma sviluppano, a mio avviso, più di una connessione, a partire dal titolo.

Parati”, infatti, richiama sia lo stato di un essere “parati”, in assetto di “pronti a mostrare”, o addirittura di “pronti ad affrontare”, sia, viceversa, quello passivo di venire protetti, coperti (anche nell’associazione con la “carta da parati”, che poi verrà sviluppata nel testo: “figure/intonachi la mia vita, carta”);

ed è questo secondo aspetto che viene sviluppato e che il titolo “Pestio” riprende, portandolo all’eccesso, come livello “sotto/il livello di calpestio del corpo”.

Ma il rapporto fra i due titoli è anche quello di un passaggio dal plurale “Parati” (presumibilmente un “noi”), al singolare “Pestio”, che, con un po’ di arbitrio, potrebbe essere letto come “Pest’io” (“pesto io”: di nuovo, oltre alla ironia che è propria dei titoli di tutta la raccolta, come messo in evidenza da Baldoni nell’ottima prefazione alla quale rimando, una valenza duplice, di presente attivo oppure passivo di participio passato, anche se il testo dopo chiarisce quest’ultimo come livello più probabile).

Ed è proprio attorno all’io (vedi la presenza ripetuta di “mio”, “mia”, “mi”…) che entrambi i testi “ruotano”.

A onore del vero, va detto che tale movimento rotatorio è presente in più di una lirica della raccolta, per es. nei versi finali di quella specie di autobiografia che è la poesia “No logo”: “sventola la radice tagliata/a ruota nel vuoto”, che Baldoni mette acutamente in correlazione con la “banderuola” de “La casa dei doganieri” di Montale, ma anche nella “memoria/ stantia, che rimane a mulinare”, della poesia “E dagli!”.

Un movimento che qui è, ed è parte del rapporto fra le due poesie, quello di uno sciame che romba di sotto ”in cerca del miele dei lombi”, oppure quello del (bellissimo) “vespaio della scrittura” che “dall’arricciatura delle parole” (arricciatura come quella dei peli del pube) sa fare emergere “l’immagine serica nell’aria”, o, ancora quello della lingua a circuitare le lettere r ed s, presenti, a volte in abbondanza, in quasi tutti i versi;

un movimento che assume, in un su/giù ulteriore, anche un carattere più attivo/passivo sessuale, di terra che tura la bocca, di “pianticina” che “si solleva a forza di lingua / e spinge i versetti all’insù, dove correvi giù/in controtendenza alla parola/spuntata dal tuo seme”, di amante che viene “sopra” in “calpestio di corpo” “andato sotto”, nell’azione di pestare attorno alla piantina per interrare il proprio seme o di scrittura che, nel farsi, viene sopra la carta.

Infine, ed è un altro spunto di contrasto-connessione, se l’offerta di “miele/seme dei lombi” della prima poesia pare trepida e abbondante, la “pianticina” della seconda poesia, così come attestato dal diminutivo/vezzeggiativo, non è del tutto forte (pure essendo cara).

E, tuttavia, proprio l’uso di un altro diminutivo che trasforma i versi in ”versetti”, sa dare conto di un bellissimo capovolgimento verso l’alto; così , pure non escludendo la sottile e ironica, finanche deliziosa, ambiguità del significato di “piccoli versi”, si crea un collegamento fra il segno grafico utilizzato dalle lingue delle scritture “sacre” con quello che immaginiamo simile a ramages su carta (da parati) della prima poesia. Una contiguità della scrittura e della parola che va oltre lo specifico delle due poesie presentate, per allargarsi temporalmente e geograficamente, così come qui evidenziato dall’utilizzo di lemmi quali “versetti” e “lombi”, in un passaggio, per via d’amore, di testimone.

(Post  già pubblicato nella rubrica “Particelle” su Poesia2.0: qui)

Cenni biografici a cura di A. de Vos

Cenni biografici di Arnold de Vos (1937- )

Laureato in lingua e letteratura neerlandesi e italiane all’Università di Leiden (1968), poeta migrante a Roma dal 1968, poi residente a Trento e Selva di Grigno nonché a Tunisi, ho al mio attivo i libri di poesia Merore o Un amore senza impiego (Cosmo Iannone, Isernia 2005), Vertigo. 77 poesie per Ahmed Safeer (Edizioni del Leone, Spinea-Ve 2007: tradotto da Emmanuelle Genevois della Sorbonne Nouvelle con prefazione di Diego Vitali), Sublimazione (ICI Edizioni, Napoli 2008), Nakedness Is Your Priestly Robe (Eloquent Books, New York 2008: Foreword by Mia Lecomte, English transl. by Adeodato Piazza Nicolai), Il nudo è il tuo abito talare (Edizioni del Leone 2008), Amore con l’unicorno (Il Foglio, Piombino 2009), Ode o La bassa corte dell’amore (puntoacapo, Novi Ligure 2009: pref. di Adele Desideri, postf. di Alessandro Canzian), Il giardino persiano (Samuele, Fanna-Pn 2009: pref. autografa di Manlio Sgalambro) e Stagliamento (Samuele 2010: saggio introduttivo di Luca Baldoni. Libro finalista del Premio internazionale di poesia “Alfonso Gatto” 2010). Monografia: Gianmario Lucini , Arnold de Vos. L’ascetica dell’eros (I quaderni di Poiein 1, puntoacapo 2010). Di prossima pubblicazione: O terra, dammi ali (Edizioni CFR, Piateda-So, gennaio 2011: nota critica di Ludovica Cantarutti) e L’obliquo (Samuele 2011: in prep.).

Dopo il debutto in Olanda con Uit een volslagen duisternis (Sijthoff, Leiden 1967) e la traduzione in neerlandese de Il Sempione strizza l’occhio al Frejus di Elio Vittorini (De Bezige Bij, Amsterdam 1967), mi sono dato con la moglie all’archeologia (E. La Rocca , M. e A. de Vos, Guida archeologica di Pompei, Mondadori 1976-oggi; A. & M. de Vos, Pompei Ercolano Stabia. Guide archeologiche Laterza 1982, 1988); AA.VV., Pompei. Pitture e Mosaici I-III (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 1990).

Autore delle raccolte Poesie del deficit (Edigam, Padova 1980: premio “Taormina” 1980), Il portico (Gazebo, Firenze 1985), Responso (Ragusa, premio “Sikania” 1990: pref. di Mariella Bettarini), miei testi si trovano in: Omaggio a Lawrence Ferlinghetti (ObliquaMente, Trento 2005), Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano a cura di Mia Lecomte (Le Lettere, Firenze 2006), ParmaPoesiaFestival 18-24 giugno 2007 (Monte Università Parma 2007), Versi inVers (Il Dito e La Luna , Milano 2008: pref. di Delia Vaccarella), Antologia del Premio “Astrolabio” 2008 (puntoacapo 2009), Il segreto delle fragole 2010 a cura di Elio Pecora e Luca Baldoni (LietoColle, Faloppio 2009), Moral bi spet priti: sodobna evropska gejevska poezija a cura di Brane Mozetič (Škuc, Ljubljana 2009), Taggo e Ritraggo (LietoColle 2010), Puntoacapo. E due anni dopo. Antologia dei Poeti Puntoacapo (puntoacapo 2010), Poesie al Mondo. Terzo premio 2010 (Terra dell’Arte, Belforte del Chienti), Antologia 2010 del Premio Quaderni di linfera (Progetto Cultura, Roma 2010) e in A New Map: The Poetry of Migrant Writers in Italy a cura di Mia Lecomte e Luigi Bonaffini (in prep.).

Ho collaborato alle riviste Salvo Imprevisti, Arenaria, Gradiva, Le Voci della Luna, Pagine, Kúmá, Sagarana, El-Ghibli, Saudade, Semicerchio, Metamorphoses (2006, “Other Italies/Italy’s Others”; 2007, “The Arab World”), i.cardini, ilFunambolo, Nuove Lettere (Elettroniche), Chroma Journal, Dedalus, Pegaso. Isola Nera, Isla Negra e I Poeti Nomadi.

La mia prima prosa concepita come pref. a Il portico, riesumata nella plaquette Paradiso e destino o La perla insonne delle pudende (Sciascia, Caltanissetta 2000: premio “Città del Pittore Guastaferro”, con Peter Russell), apparterrebbe stando ad Ernesto L’Arab ‘al filone del miglior romanzo psicologico europeo’ (in: ’900 e oltre. Inediti italiani di prosa contemporanea: ICI Edizioni 2005).

Sono presente nel portale della rivista Whipart (www.whipart.it ), e cioè nell’e-book ideato e curato da Alessandro Canzian: Nel cristallo un vino astrale, antologia tematica con partecipazioni di Spaziani, Conte, Buffoni, Piersanti, Anedda, Ruffilli, Bàrberi Squarotti, Ramat, Cavalli, Pazzi e altri tra cui Mancini, Spagnuolo, Quintavalle, Agostinelli, Passannanti, Lo Russo e de Vos.

Mie poesie sono tradotte in inglese, francese, catalano, castigliano, sloveno e dal poeta israeliano Rami Saàri in ebraico classico.

Intervenuto nell’ambito della ‘Settimana della Lingua Italiana nel mondo’ (18-23 ottobre 2004) organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di New York, ho avuto infine una parte nel film Manuale per i viaggiatori (ottobre 2007) di Marinella Senatore, prodotto dal Museo d’Arte Donna Regina (MaDRe) di Napoli.

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