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C’è una cittadina in provincia di Verona che si è presa la briga di organizzare un premio di letteratura per ragazzi, intitolato a Olga Visentini, che nel 2010 è giunto alla seconda edizione.
E c’è un autore veronese, Paolo Perlini, il quale si diletta a scrivere storie per ragazzi e che, per due volte consecutive, è stato premiato per aver proposto racconti brillanti e delicati, che hanno commosso e divertito i lettori.
L’edizione 2010 del Premio aveva come argomento- stimolo “un sogno, tanti sogni… per vivere” ed è sfociata in una godibile pubblicazione dove è possibile leggere i quattro racconti finalisti.
“La forza dei sogni” di Franca Monticello, opera vincitrice, è un racconto toccante in cui viene esaltata la forza e la determinazione del cane Romy nel realizzare il suo sogno di ricongiungimento con la cagnetta randagia Lietta, attraversando molteplici peripezie e disavventure.
“Benvenuti a Villainquieta” di Paolo Perlini è il racconto vincitore, decretato dalla Giuria  Ragazzi composta da ventuno studenti della scuola secondaria di primo grado di Cerea. Una scelta che ha premiato la freschezza della narrazione, sospesa tra uno stile quasi fumettistico, con il ricorso frequente a onomatopee e nomignoli da cartoons, e la fiaba, dove tutto può succedere, pure che un baldanzoso giovanotto, Johnny Dream, si improvvisi cattura-incubi e riesca a liberare un’intera cittadina dagli inquietanti sogni che tormentano i suoi abitanti.
C’è qualcosa di classico in questa storia: il protagonista, apparentemente comune e insignificante, che compie un’azione inconsueta nell’incredulità generale conquistandosi la benevolenza e la stima generale. L’antagonista, il cattivo di turno, odioso per modi e pensieri, che ostacola il protagonista nella sua missione. Il lieto fine non risparmia nessuno, buoni e cattivi, cattivi che in realtà erano solo incompresi.
Ma in questo racconto si possono anche trovare buonumore, ironia, facce buffe, nomi strampalati, situazioni tenere e comiche, cioè tutti quegli ingredienti che trasformano una buona narrazione in qualcosa di appassionante e divertente.
Non a caso sono stati proprio i ragazzi a considerarlo il racconto migliore. Ciò fa presumere che il registro narrativo adottato dall’autore sia nelle corde dei gusti giovanili e la sua capacità affabulatoria si trovi in sintonia con l’ immaginazione dei ragazzi.
Certo non manca spessore a questo racconto surreale, allude a un’arte recente, diffusa nel mondo moderno che, da Freud e Jung in avanti, ha influito sul  modo di interpretare la nostra vita psichica.
Dice Giancarlo Volpato nella sua prefazione al libro: “ E quale potestà avrà di meno Johnny Dream che oggi le moderne teorie non riconoscano al più quotato degli psicanalisti? Quei suoi gesti, tesi a tirar fuori dalla testa (come un’ars maieutica d’antica origine), appaiono meno efficaci delle sedute sul divano dell’analista che scarnifica l’animo del paziente?”
Ed ecco Johnny Dream in azione:

Il giorno dopo, fuori dal locale c’era una lunga fila di persone che si prolungava fino a completare il giro della piazza. Alcuni erano soli, altri si disponevano in coppie e qualcuno si era portato dietro tutta la famiglia.  Il vecchio Jonata Gonfiacani, che voleva far visitare anche il suo caprone, fu costretto ad uscire dalla fila e legare l’animale al palo.
“Devo far visitare anche lui! Quando dorme scalcia come un mulo e fa dei versi strani” cercò di protestare.
C’era anche la maestrina, che non appena vide il cartello si mise in coda con tutta la classe di alunni, prima le femmine e dopo i maschi.
Johnny Dream accolse la prima persona e la fece accomodare sulla poltrona.
“È vero quello che c’è scritto sulla targa qui fuori? Lei è in grado di catturare gli incubi?”
“Io catturo i sogni. Per me non c’è alcuna differenza. Tutto ciò che scaturisce dalla mente di una persona che dorme, io lo catturo”.
“E poi, cosa ne fa?”
“Lo annego nell’acqua”.
“Ma…funziona?”
“Ne vuole una dimostrazione?”
“Mi piacerebbe”.
“Bene, allora chiudiamo le tende, oscuriamo un po’ il locale e si metta a dormire” disse Johnny invitando l’uomo a stendersi.
“Cosa? Non potrei mai dormire, non ci riesco, non sono più capace!” esclamò l’uomo spaventato. E dicendo così uscì in fretta e furia.
Con il secondo cliente non andò meglio e la terza, una signora non sposata, piuttosto avanti con gli anni, lo accusò di voler approfittare di lei durante il sonno per rubarle i soldi della pensione.
Johnny uscì sconsolato sulla porta, osservò la folla diligentemente in coda e poi, con un gesto secco tolse la targa dalla porta.
“Signori, mi dispiace, rinuncio” disse ad alta voce.
Ma il vecchietto sdentato, un certo Ugo Cinquemani, che da ore aspettava il suo turno puntò il bastone sulla spalla di Johnny e gli disse:
“Eh no, giovanotto. Non si fa così, proprio adesso che è arrivato il mio turno. Mi visiti e se poi vuole andarsene faccia con comodo”.
Johnny acconsentì, solo per rispetto verso quell’uomo anziano e malconcio.
“Si accomodi e s’addormenti” disse svogliato.
Non dovette neppure ripeterlo: Ugo Cinquemani si addormentò non appena prese posto sulla poltrona e iniziò a russare in perfetto sincronismo con la pendola.


Benvenuti a Villainquieta è un racconto surreale e magico, lasciarsi trasportare dalla narrazione è piacevole e si percepisce intensamente la positività che incarnano i personaggi, anche quando adottano comportamenti indesiderati o dannosi per la collettività.
In questa come nelle altre storie di Paolo Perlini c’è un mondo che sa di vecchie buone maniere, di peculiarità personali che ravvivano e animano la quotidianità. Ci sono dettagli, minime inquadrature sulla vita delle piccole comunità che danno l’idea dell’equilibrio, di un vivere in reciproco rispetto, fatto anche di interesse e passione per la complessità e la varietà del genere umano.

Per  le note di recensione dell’altro racconto selezionato nel 2008 al Premio Olga Visentini, cliccare qui:

https://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/11/22/due-lupi-in-fuga-di-paolo-perlini/