”Per un po’ aveva smesso di nevicare, e ne aveva approfittato per andare in cerca di muschio, e di vischio. Gli servivano per fare il “suo” presepe, sistemato come ogni anno su di un lungo tavolo rettangolare, in un angolo della veranda: un presepe a cui non mancava nulla, e che ogni anno cercava di migliorare, inserendo qualche foglia di sempreverde, o rametti di pino o lance pelose di giunco palustre, o nuove pietre dalle forme elaborate che le facevano assomigliare a sculture. E davvero ogni anno era più bello, e ai nipotini piaceva molto, piacevano loro anche un improbabile dinosauro di colore vermiglione- di orrendo materiale plastificato, oltretutto- e una grossa colomba priva di becco e dalla coda che risultava misteriosamente smozzicata. A smozzicare la coda della colomba di paglia quasi certamente era stato uno dei suoi due cani, quello che aveva chiamato con l’ identico soprannome che gli amici di gioventù avevano affibbiato a lui, Sgrifino cioè: lo Sgrifino aveva cercato di prenderla a morsi, come faceva con la sua ciotola fino a renderla inutilizzabile, certo doveva essere stato lui, lui che in strane notti di ghiaccio e di luna , preso da sotterranee pulsioni, si liberava dalla catena, e balzava non si sa come proprio sul tavolo dov’era allestito il presepe, e dormiva tutta la notte sul muschio, con lo sguardo rivolto all’orizzonte, in una posizione tutta raccolta che lo faceva visivamente assomigliare ad una amletica divinità egizia di cui fosse impossibile la decrittazione.

Ed era stato contento il giorno di Capodanno, quando aveva visto la figlia con una specie di acconciatura improvvisata- ottenuta utilizzando dei fili dorati, gli stessi dell’albero di Natale–che brillava sui suoi lucidi capelli corvini, cercare di sorridere mentre brindava con lui e i nipotini, e i cani intanto strepitavano impazziti, mentre nel cielo lampeggiavano le scie colorate dei fuochi artificiali fatti esplodere nelle vallate intorno, nel brillio di piccole frazioni abbarbicate in zone irraggiungibili.

 

[ brano tratto dal racconto L’ABBRIVIO E LA CADUTA, che potete rileggere qui, su VDBD

https://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/11/28/labbrivio-e-la-caduta-di-villa-dominica-balbinot/ ]

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