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 ali

 

Angel of Clean Sheets

Angel of clean sheets, do you know bedbugs?
Once in a madhouse they came like specks of cinnamon
as I lay in a chloral cave of drugs,
as old as a dog, as quiet as a skeleton.
Little bits of dried blood. One hundred marks
upon the sheet. One hundred kisses in the dark.

White sheets smelling of soap and Clorox
have nothing to do with this night of soil,
nothing to do with barred windows and multiple locks
and all the webbing in the bed, the ultimate recoil.
I have slept in silk and in red and in black.
I have slept on sand and, one fall night, a haystack.

I have know a crib. I have known the tuck-in of a child
but inside my hair waits the night I was defiled.

/

Angelo delle lenzuola pulite

Angelo delle lenzuola pulite, gli scarafaggi li conosci?
Tempo fa in un manicomio avanzavano come 
                                                            macchioline di cannella
mentre io stavo distesa in una caverna clorata di droghe,
vecchia come un cane, serena come uno scheletro.
Pezzettini di sangue secco. Cento segni
sul lenzuolo. Cento baci nell’ oscurità.

Bianche lezuola odorose di sapone e cloro,
nulla hanno a che fare con questa notte di terra,
con finestre sbarrate e serrature multiple,
e tutte le cinghie di contenzione sul letto, l’ ultima retrocessione.
Ho dormito sulla seta, nel rosso nel nero.
Ho dormito sulla sabbia e, una notte d’ autunno, in un pagliaio.

Ho saputo cosa è una culla. Ho conosciuto il gesto di rimboccare
le coperte ad un bambino
ma dietro i miei capelli attende la notte in cui venni deturpata.

(Traduzione di Antonello Satta Centanin)

 

muta – morfosi

 

The Moss of His Skin

 

“Young girls in old Arabia were often buried alive
next to their dead fathers, apparently as sacrifice
to the goddesses of the tribes…”

It was only important
to smile and hold still,
to lie down beside him
and to rest awhile,
to be folded up together
as if were silk,
to sink from the eyes of mother
and not to talk.
The black room took us
like a cave or a mouth
or an indoor belly.
I held my breath
and daddy was there,
his thumbs, his fat skull,
his teeth, his hair growing
lice a field or a shawl.
I lay by the moss
of his skin until
in grew strange. My sisters
will never know that I fall
out myself and pretend
that Allah will not see
how I hold my daddy
like an old stone tree.

/

Il muschio della sua pelle

“Le ragazze nell’ antica Arabia spesso venivano sepolte
 vive accanto ai loro padri morti, apparentemente
come sacrificio per le dee tribali…”
Harold Feldman, “Figli del deserto”
in “Psychoanalytic Review”
Autunno 1958

 

L’ unica cosa importante
era sorridere e star ferma,
sdraiarmi accanto a lui
per fare un riposino,
ripiegati combaciare
come scampoli di seta.
e celati allo sguardo della mamma
non parlare.
La camera nera ci avvolgeva
come caverna, bocca
interiora di un interno.
Trattenevo il respiro
e papà era lì,
quei pollici, il teschio grasso,
quei denti, i capelli
continuavano a crescere
come un prato, uno scialle.
Mi sdraiai accanto al muschio
della sua pelle
finché la muta avvenne.
Le mie sorelle non sapranno mai
come in estasi io cada fingendo
che Allah non si accorga
come abbraccio il mio papà,
vecchio albero pietrificato.

(Traduzione di Rosaria Lo Russo)

***

December 11yh

Then I think of you in bed,
your tongue half chocolate, half ocean,
of the houses that you swing into,
of the steel wool hair on your head,
of your persistent hands and then
how we gnaw at the barrier because we are two.

How you come and take my blood cup
and link me together and take my brine.
We are bare. We are stripped to the bone
and we swim in tandem and go up and up
the river, the identical river called Mine
and we enter together. No one’s alone.

(From: Eighteen Days Without you)

/

Undici dicembre

Nel letto è a te che penso, alla tua lingua
metà di cioccolato metà oceano,
a tutte le case dentro cui svicoli,
a quei capelli di lana d’ acciaio
sulla tua testa, alle tue mani ancora
presenti, a come morsichiamo assieme
la barriera perché siamo due.

A come vieni e afferri la mia coppa
di sangue e a come poi mi leghi a te;
a come prendi la mia acqua salata.
Siamo nudi. Nudi fino all’ osso
ed assieme nuotiamo, risalendo
il fiume, su per quello stesso fiume
che sono Io, dove entriamo assieme
noi due. Nessuno resta solo.
 

(da Diciotto giorni senza te – traduzione di Antonello Satta Centanin)

 

***

 

Note all’ articolo:

[ Il mio ringraziamento a Margherita Gadenz per l’ aiuto nella scelta dei testi ]

Fonte dei testi pubblicati: “L’ estrema abbondanza”, Crocetti Editore –  a cura di Rosaria Lo Russo, Antonello Satta Centanin, Edoardo Zuccato.  Prefazione di Edoardo Zuccato.

 

(fotografia e computer grafica di p.l.)

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