Venere, il demonio ribelle,
spezza punti di lune limpide
nel difetto d’occhi e cristalli
spegnendo le volontà nere
e Crisaore mescola, mentre uccide
i muscoli, geometrie taciute
e orbitali metallici nei passi indecisi

così le bambine planano sui colori recisi.

Enoch respira il mio respiro, 
mi ha graffiata ancora.

Sciogliendomi in scintille
e rumori, prismi cicloptici di 
pulsazione adefaga, 
oscilla intervalli cronici, 
endogeni. Spine e turbe
simulate leccano, poi 
amputano, le vibrazioni
e i loro involucri.

Chiudo gli occhi,
ti vedo morire,
tutto viene escluso.

Alcune volte me ne accorgo, 
li guardo perchè so di essere invisibile,
slego il corpo dall’evoluzione.

il vuoto coincide
l’energia coincide

una sillaba è ciò che ci appartiene:

siamo stati infiniti, senza ombra.
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