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Non tutte le città hanno il fascino di Parigi.

 

Non tutti coloro che osservano  una città dall’alto hanno  la sensibilità  di vedere non solo tetti.

Fabrice Moireau  e Carl Norac in “ Tetti di Parigi” , l’uno con i tratti delicati dei suoi acquerelli, l’altro con i suoi testi e le sue poesie, offrono un’insolita  prospettiva della città.
Come in una film d’animazione, le case respirano dal tetto, la neve esita a posarsi quasi per paura di non rispettare l’ondulazione delle cose, la Senna “si stira come un gatto su un letto”.
Appaiono improvvisamente, come dal nulla, il camminatore sui tetti, i poeti nelle loro mansarde, il popolo dei colori.
Viene naturale sfogliare le pagine del libro con delicatezza, quasi con il timore che il tocco dei polpastrelli  possa stingere  tutta quella vita sui tetti e fra i tetti .
In realtà ciò che rimane sulla dita, come polvere colorata e  impalpabile, è la sensazione di aver compiuto un viaggio esclusivo , un volo sulla città, con la voce fuori campo della Poesia che ci fa da guida .

( Sara Ferraglia)

Canzone del camminatore sui tetti

 

 

 Estraneo a se stesso, cammina contro il cielo,
improvvisa di notte altrui passi sui suoi
e, come uno scalatore sui tetti, affastella
parole che nel fumo gli parlano piano.
Avanzerà nell’aria profumando soltanto
pensieri lanciati contro una porta chiusa.
E’ reduce forse da un amore da cui cadde dall’alto,
credendosi eterno? Dito nella marmellata
che gusta della bellezza la prima figura?
Se ne torna a Parigi. Sappia, chi va sugli zinchi,
che è più comodo lodare il fiume sotto i ponti,
e che qui le parole si tracciano prima che piova.
Sta  tutto qui il profondo malinconico valore
di quei passi  su passi, come pioggia su pioggia.
Parigi non esiste se, in fondo agli occhi,
non si lascia brillare, nel tenue chiarore,
quel bagliore di spilla – oh raggio d’oro –
nelle strade e sui tetti, per dipingere un grigio
sempre più ammaliatore.

Mille mitre

Questi vasi da caminetto schierati come cipolle o come su un campo di battaglia
Non sono un esercito in rotta,
né pedine abbandonate di un gioco,
né birilli che nessuno ha abbattuto a pallate,
né bicchieri trincanti  da soli per un aperitivo tra invisibili,
né tubi per gli improbabili messaggi di un vecchio sistema postale,
né portalampade per lampade ( mancanti ), destinate secondo certi mistici a illuminare il cielo.
Questi vasi da camino sono solo le note
di uno spartito di sette, otto righe:
un minuetto, anzi una fuga.


Un passo più in su

Si è fatto un gran parlare
dei poeti nelle mansarde
di Parigi. Per indicare
un’indigenza passeggera.
O la miseria. Nessuno però
ha mai fatto notare che,
nelle mansarde, il poeta
stava semplicemente
un po’ più vicino al cielo.

 

Tetti di Parigi

Acquerelli e disegni  Fabrice Moireau
Testi e poesie Carl Norac
L’ippocampo edizioni – aprile 2010

http://www.ippocampoedizioni.it/tetti_di_parigi.html

Fabrice Moireau, nato a Blois nel 1962, è diplomato all’Ecole nationale supérieure des Arts appliqués et des Métiers des Arts,
Dai numerosi viaggi riporta nei suoi taccuini schizzi di vere e proprie testimonianze culturali ed etnografiche che riescono ad estrarre la poesia dal reale. La sua passione per il patrimonio architettonico, i giardini e le piante, lo porta a cercare di tradurre per mezzo dell’acquerello –  sempre realizzato a partire dalla natura –  la sottigliezza dei giochi di luce e a trasmettere l’atmosfera di una città, di una via, di un paesaggio.

Carl Norac , nato nel 1960 a Mons, in Belgio, è figlio di uno scrittore e di un’attrice.
Poeta e autore teatrale, ha scritto anche numerosi libri per bambini. Le sue poesie sono state tradotte in numerose lingue e figurano, sia in Belgio che all’estero, in varie antologie della storia della poesia. Nel 2009 la sua opera è stata coronata dal Grand Prix de la Société des Gens de Lettres a Parigi e dal premio Charles Plisnier In Belgio.