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dimore precarie.2

senza progetto. 1

La mia puttana preferita
è un tubo che s’attorciglia
su di una centralina elettrica.

Come ogni cosa che vedo per strada
non esiste e vede solo me.
Così manca di alcune cose fondamentali:

l’odore dell’assenza di dita dietro le orecchie
lo spazio fra braccio e torace per nascondervi i segreti
e un seno freddo sul quale appuntare rabbia.

*
senza progetto. 3

poi se il vento uscisse dalla sua casa
-ma il vento non ha una casa-
non è questo il punto
se ne uscisse, ecco,
a sterminare questo parco di automobili davanti a
casa
a frantumarle scuotendo gli ippocastani
a placare di sassate questa fame di stagioni
se uscisse, se riuscisse ad ammettermi
che sul davanti
ho ben più d’un cuore


VII

Una donna appuntita cavalca le mie ragioni.
Come schegge sotto l’unghia, fibre, progetti arenati:
una donna appuntita senza tagli né carne.
Io non la vedo, non ne so le parti, non la conosco;
eppure ella senza sosta, impuntata, testarda, cavalca le
mie ragioni.

VIII

Oh, stella come inferma delle mie braghe.
Stelo torto novembrino dove la brina nemmeno posa,
pendulo da pigliare, non vedersi, o solo appena
pungere.
Da nulla per nulla ti piegherò sul mio.
Dopo un minuto nessuno saprà più neppure me.

*

poesia come se in cerca di soluzioni, o non scrivere, io
(io scrive) E se poi, nell’incertezza dei corpi,
sognassi di dove vivo, e dell’
angolatura che in gambe contorna il mio sesso
nelle ore di, credi, sonno?

O dell’osso attorno al quale si cristallizza
la mia premonizione, no, dovrei dire ossessione
rizza, attenta, civetteria,
traduzione dell’avere quell’intero universo di possibilità

(a questo punto io si china a leggere l’ora.
Due giri attorno alle maglie del suo disappunto di
………………………………………………………………trovarlo
ancora lì, quel ringhio di angoscia, poi sapere e
………………………………………………………………godimento,
l’indolenza infine che lei, io, pone malo rimedio a
………………………………………………….ogni verbo montante
e dice, sempre io, più che altro per esalazione, dice)
distoglimi, ti prego, dal desiderio di sezionare la mia
……………………………………………………………………schifosa
rabbia o come chiamare le immagini semplicemente
……………………………………………………………….altre da me.
Qualcosa di più fresco. Qualcosa di più fresco, forse.

*

universare

Il mio ciclope ha un occhio solo che piange sangue
Le cose possono essere il peggior tradimento alle cose
stesse
Io stessa non so porre fine al mio turbolento
malumore
L’afa è un parallelepipedo dalle forme castranti
Dire non so quanti metri cubi di idee strappa alla
gente sotto forma di sudore.

Poi cade il giorno con le sue ore che si infrangono per
terra e infrangono la terra.
Credo nelle intemperie che ci salvano da quei tristi
programmi ingiustamente chiamati bellezza.

*

poema dell’immarcescibile
Shh…sii prudente, te ne prego. Poiché non posso
correre meno veloce di quanto ora, prenderemo
precauzioni a ridurre l’illegittima verde malattia che
potrebbe spaccarmi la mandibola come su asfalto;
La tara è grave e s’infrange sugli scogli della mia
genealogia da tempi immemorabili, così conosco
bene il pestifero istinto che mi sprona a irrompere
in palazzi fatiscenti per cercare eredità incrollabili,
e farfuglia paroline tiepide e viscose in ogni piccolo
mio riposo;
Come fece il mio primo padre, e il secondo dopo di
lui, sostengo i folli nascosti nel mio sterno mostrando
a ognuno la miglior strada da intraprendere, e li
proteggo in seno alla mia insaziabile mania;
Ecco com’è essere divini, e indossare la sfrontatezza
con assoluto rigore:
-lasciarsi andare a qualsiasi fiume, o bicchiere,o
cataplasma che sia,
-contrarre empatie, guarirle, divenire portatori sani,
-pungolare il tempo riproponendogli la stessa
negligente imbracatura che ci impone come vaccino,
-un bel repulisti degli incipit forbiti proposti come
matrice d’umore da ogni venditore di propositi;

e, ecco, non capire perché si debba conservare
robaccia come brividi sotto ai vestiti, che è inverno
ed è neve, e dove sarà il mio nuovo padre mica sarà là
sotto che potrebbe non sgelare troppo a lungo

*

Da Cronache Precarie (Aìsara, 2008)

*

*

Testi inediti

*

(altri livelli)
Le cose sono sempre come sembrano.
Prova a scavare per guardare sotto alla superficie.
Ti troverai dal lato opposto delle cose.

(altri livelli)
Entrare in stanze impossibili prive anche solo delle
ombre indispensabili alla fuga ombre indispensabili alla presenza
senza badare alle forme dissolutissime che prende il corpo quando si dimentica di essere corpo

(altri livelli)
Idratazione a giorni alterni
Follia e inconsistenza sempre.
Il tempo è una determinante irrilevante.

(altri livelli)
pochissimo raffreddore
una bustina di magnesio
rompere un bicchiere

(altri livelli)
Non mi piace parlare di poesia
alla poesia preferisco le cose
anche solo sudore, calcinacci.

(altri livelli)
Lo stato indocile dei giorni
quando esistere diventa una ramificazione di terminazioni nervose
non so quanto le mie dita possano contro lo sperpero delle azioni.

(altri livelli)
Nella toilette di servizio del posto dove lavoro
tengo, pronti all’uso, i collanti per le brusche involuzioni dei giorni.
Collirio, guaranà e libri di poesia.

(altri livelli)
Questi cieli d’Apocalisse mi
sfrangiano in umori divergenti.
Tuttavia, so: vorrei infrangermi, condensata, precipitare.

(altri livelli)
Di quello che restava
ho avuto la pece.
Raramente, ora, assorbo.

(altri livelli)
Il mio processo in contumacia è iniziato così:
una sigaretta e una poesia.
Ora ne rido, comunque.

(altri livelli)
La conclusione non poteva essere che una.
Nelle controversie metafisiche
le prove empiriche non hanno molto valore.

*

dice: ora reimpara a scrivere ciò che ti fa.

io rimango sensibile alle perdite
quei suoni leggeri di corde
le urla strazianti del passaggio
il prurito alle dita mancanti
i delitti e il vuoto
precisissimo
dopo.

*

Immagine e testi di Greta Rosso

Fotografie dell’artista su Flickr