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Quella fu la mattina in cui, proprio al di sotto di un materassino di gommapiuma ricoperto di una specie di rivestimento multicolore che pareva fin incollato nonostante una cerniera attestasse che si trattava di un coprimaterasso di quelli sfoderabili– vi erano disegnati grandi fiori anonimi di quelli stampati in serie su un fondo giallastro di un tessuto rasposo ma certo lavabile a grandi temperature- e proprio in corrispondenza della zona dove tre cuscinetti di minimo spessore, dei cuscinetti leziosi da camere di bambine- e tutti nella tonalità del violaceo virante sul rosa garanza -venivano d’abitudine malamente ingolfati anzi insaccati con un gesto di vera furia in una federa incolore di misura standard e dalla trama lisa per farne una specie di poggiatesta come da ordine impartitole -la signora addetta alla pulizia settimanale trovò un pugnale dalla lama affilata e ricurva sulla sua parte superiore che terminava con una linea ondulata, una specie di curva subito mozzata,a lei che non se ne intendeva parve uno strumento tozzo, per mani tozze, squadrate, per tenerlo bene in mano bisognava avere mani da macellaio, dal palmo teso e fermo, non si doveva sudare nel tenerlo, per un breve istante lei lo tenne fermo ma dovette usare ambedue gli arti superiori cercando di impugnarlo al meglio per bilanciarne il peso di oggetto massiccio,e quasi le stava scivolando da quelle sue mani coperte -come ogni volta che si recava in quella casa- da sottili guanti di cucina di colore giallognolo e di misura medium, di quelli adatti a ogni uso, che rimanevano incollati alla pelle, aderenti al massimo, impalpabili.

All’inizio quasi non se ne era accorta, di cosa esattamente le era capitato tra le mani,subito però aveva avuto un gesto di ripulsa come se avesse inavvertitamente toccato un materiale viscido e inerte che non si sarebbe dovuto trovare in quel luogo, ma non si era detta”oddio, no, ma questo mi pare un pugnale, no, no,oddio, che roba..mah, oddio oddio” aveva avuto solo un breve brivido, per via del materiale gelido e compatto, qualcosa che le era parso duro e vibrante,e dal quale ci si doveva allontanare in fretta.