Non conoscevo il film nè il regista e nemmeno uno dei numerosi, bravissimi attori protagonisti. Entrando in videoteca ho detto il genere di film che amo e, dopo aver visualizzato tre o quattro DVD, la mia scelta è caduta su una storia che, raccontata in poche righe, doveva essere mia. Quando esci dal negozio ti lasciano una custodia anonima, che nasconde il titolo e la trama del film. Non sapevo più il titolo del film nè il nome del regista o di uno degli attori. E’ alla fine che ho voluto sapere tutto di questo film dove ogni storia corre parallela alle altre, ogni storia racconta di un dramma personale o di un conflitto tra sè e la propria storia o tra sè e gli altri. Ma, se tutti i personaggi del film sono protagonisti, protagonista eccellente e vero è il mare, il mare, inconscio collettivo e, soprattutto, una bambina che dal mare arriva, con un salvagente che non toglierà mai e due grandi occhi in cui sembra il mare si sia fermato dentro.
La bambina esce dal mare come una piccola dea e va incontro a Batya, una ragazza che vive da sola in un appartamento in cui piove dal soffitto. Batya accompagna la bambina ad un posto di polizia, dove le pratiche degli scomparsi diventano barchette tra le mani dell’indifferente commissario. Siamo a Tel Aviv (lo scoprirò solo alla fine del film), una città in cui non c’è traccia di guerra perchè privilegiati, in questa storie d’anime, sono i protagonisti come Batya o come Keren che, novella sposa, si è fratturata una gamba ed è costretta all’immobilità e ad una stanza d’albergo e a rinunciare al viaggio di nozze ai Caraibi. E poi c’è Joy, la badante filippina della capricciosa mamma di un’attrice che è occupata in teatro nella rappresentazione di Ophelia, Joy che chiama al telefono il figlio lontano per promettergli una nave giocattolo.
Infine c’è una poetessa che sceglie lo stesso albergo dei due giovani sposi, forse per scrivere un libro, è bella e desta la gelosia di Keren.
Ogni storia incespica nell’altra, ogni personaggio entra, in qualche modo, nella vita di un altro in un gioco sottile di incastri cullati dal mare, gigante immenso in cui “Una nave dentro una bottiglia/ non potrà affondare mai, né ricoprirsi di polvere./ E’ bella da guardare mentre naviga nel vetro./Nessuno è tanto piccolo da poterci salire dentro,/nessuno sa dov’è diretta./ Il vento non può gonfiare le sue vele, non ha vele, / solo lo scafo come un vestito/ e, sotto, meduse./ La sua bocca è asciutta/ nonostante sia circondata dal’acqua/lei beve dal profondo degli occhi/che non chiude mai./ Morirà senza far rumore,/non s’infrangerà sugli scogli/ lei rimarrà ferma e orgogliosa /e, se non hai baciato lei mentre andavi via, amore mio,/ se puoi bacia me,quando ritorni. “. ; sono alcuni versi della poetessa che cederà il proprio appartamento ai giovani sposi, lasciando loro un foglio con l’intera bellissima poesia, e il proprio corpo senza vita.
La bambina venuta dal mare fuggirà da Batya che la ritroverà nella stessa spiaggia in cui l’aveva incontrata la prima volta e la perderà per sempre in uno strano magico gioco sotto il mare.
Film intenso e carico di poesia, Meduse commuove e sommuove l’animo dall’inizio alla fine con le storie, le immagini, i personaggi, la forza-leggerezza che lo pervade.
Scritto e diretto da Etgar Keret e Shira Geffen , vince la Camera d’Or a Cannes nel 2007.