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carlaintervista a Carla Manea

di Barbara Becheroni

 

 

 

Parlare con la giovane e frizzante illustratrice che porta il nome di Carla Manea è stata per me un’esperienza ricca di emozioni. Innanzi tutto ho avuto l’impressione di riuscire a comunicare con un personaggio unico, dotato di una vitalità così intensa e di un carattere talmente scoppiettante da restare quasi spiazzata.
Poi ho anche avuto il privilegio di guardare i suoi lavori.
È stato come precipitare in un mondo di fiaba, dove imperano leggi fisiche differenti da quelle imposte nel nostro, un universo in cui si gioca con la forza di gravità, il moto accelerato è una questione personale, il tempo e lo spazio elementi con cui divertirsi a inventare nuove prospettive… viene voglia di sorridere, di chiudere gli occhi e di sognare…
Ottenere risultati simili, anche se apparentemente sembrano tanto semplici, è frutto di anni di studio. Carla Manea infatti si è diplomata al Liceo Artistico, ha poi preso anche il diploma di illustratrice e di web designer. Inoltre ha partecipato ad almeno una decina di esposizioni collettive di artisti e illustratori italiani e stranieri.

D) Leggendo il suo curriculum ho appreso che la sua passione per il disegno è, praticamente, nata con lei. Quindi mi trovo di fronte una privilegiata, nel senso di una di quelle poche persone che sono riuscite a fare il lavoro che amano. Possiamo addirittura osare, dicendo “il lavoro gioco”, di marxiana memoria. Ma quando si è resa conto che poteva permettersi di mantenersi con il disegno? Ci è voluto molto coraggio per compiere questo passo?

R) Non me ne sono ancora resa pienamente conto! Nel senso che non faccio solo “illustrazione” per vivere, anche se questa attività mi impegna moltissimo. Mi occupo di grafica, di laboratori e tengo delle lezioni sui vari software per impaginazione. E tutto questo mi arricchisce di esperienze. Ho comunque molta fiducia per me e per il mio futuro. Forse sono anche coraggiosa. Se non dovesse andare bene, posso sempre dire: “ok, ci ho provato fino in fondo”.

D) Cosa significa: illustrare un libro? Intendo: immagino che sia necessaria una lettura approfondita, critica, alla ricerca di quegli spunti che abbiano in sé l’anima del racconto. Come riesce a scovare le tracce migliori?

R) Non è una cosa facile da far capire con le parole. A dire il vero, mi sembra di non essere capace di spiegare la sensazione che provo, se non che più fai questo lavoro più riconosci a naso o a istinto i momenti salienti. Sembra banale ma qualcosa “risuona”. A volte l’immagine è nitida, altre volte ha bisogno di studi, di ricerche approfondite. Ma se si segue quella traccia si arriva sicuramente ad un’ottima conclusione.

D) Parliamo un po’ di tecnica. Osservando le sue opere, vedo un tratto sicuro, idee ben chiare riguardo alla tecnica del colore e fantasia ad libitum… Quanto lavoro di ricerca c’è sotto… Possiamo anche menzionare qualche buon maestro che l’ ha aiutata a trovare la strada.

R) Lavoro… Di lavoro dietro a un’immagine ce n’è veramente molto, sì. La ricerca è continua sia quando lavori ad una specifica illustrazione sia quando stai facendo dell’altro. Ti ritrovi a guardare il punto di fuga, il chiaro scuro, il taglio dell’immagine…
Credo poi che tutto, ma proprio tutto può aiutarti a trovare la strada. Dai grandi pittori, al cinema, a internet, dove scopri illustratori fantastici saltando (solamente) da blog a blog.

D) Che rapporto intercorre tra l’illustratore e lo scrittore? C’è uno scambio, un dialogo, magari qualche raccomandazione da parte di chi scrive…

R) Dipende molto dallo scrittore, dal rapporto che si ha con esso (e dall’influenza che ha sull’editore). Il più delle volte non lo conosco personalmente, ma è sempre bello avere un dialogo, degli imput. Logicamente ambedue devono rispettare il proprio ruolo. A volte non è così facile. Se fossi una scrittrice credo non lo sarebbe per me. Su questo noi illustratori siamo forse un po’ più fortunati.

D) Esiste un particolare testo, anche del passato, che ha un posto particolare nel suo cuore e che lei sogna di illustrare?

R) Tutte le copertine dei libri di Amélie Nothomb, l’adoro!

D) La maggior parte dei testi da lei illustrati rientrano nella letteratura per l’infanzia. Come riesce a mantenere aperto il canale di comunicazione con i bambini? Quanto è difficile per un adulto restare in sintonia con il modo di sentire e di vedere il mondo dei bambini?

R) Non è semplice, guardiamo il mondo con occhi adulti. Filtrandolo. Credo di non avere una risposta se non quella banale che è che “fortunatamente” si resta sempre un po’ bambini. Forse non tutti… Ma ci vuole applicazione per farlo!!!

D) E come vede e sente il mondo un artista?

R) Artista è una parola troppo grossa! Mi augurerei di diventare un ottimo artigiano… e di riuscire a “vedere” veramente il mondo.

D) Qual è lo scrittore di cui ha dovuto illustrare il testo con cui si è sentita più in armonia?

R) Domanda non politically correct! Non vorrei far torto a nessuno…. Posso dire che il piccolo Lele dalle unghie sempre sporche è stato un personaggio che mi ha divertito moltissimo e dove mi sono ritrovata. (ZAc, zac, zac Storia di forbici e unghie. Scritto da Claudia Camicia – ED. Corsare in pubblicazione per il prossimo anno)
La cosa preoccupante è che mi ritrovo anche in dei ricci di mare o in una balena con occhiali da sole!!! (Lo sciopero dei pesci di Salvo Zappulla, ed. Il Pozzo di Giacobbe, uscita di fresco).

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