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spazzolino2

Non si lamentava delle sua vita. Aveva un lavoro e persino una casa. Mangiava regolarmente due volte al giorno, la domenica colazione al bar, il sabato dal barbiere. Non si lamentava, no, ma era solo. Solo al lavoro, a casa, al bar la domenica, dal barbiere il sabato.
Frequentava il supermercato sperando nella complicità della fila alla cassa ma nessuno gli aveva mai rivolto la parola nemmeno per lamentarsi della lentezza della cassiera.
Un giorno comprò uno spazzolino. Non ne aveva bisogno, il suo vecchio spazzolino era ancora duro, ma doveva pur comprare qualcosa per mettersi in fila e quello spazzolino aveva un irresistibile astuccio da viaggio. Lo prese anche se non viaggiava mai. Pensando che la solitudine è uguale in ogni posto si avviò alla fila più lenta. Urtò una signora
-Oh, mi scusi
-ma si figuri
-le do una mano
-grazie. Ma che bello spazzolino che ha.
Chiacchierarono per tutta la fila e dopo, per un pezzo di strada. Prima di lasciarsi la signora lo invitò a conoscere la sua famiglia, magari domenica, a colazione, al bar, sì, certo.
Sotto casa conobbe anche un signore che portava a spasso il cane
-salve
-salve, che bel cane che ha
-e lei che spazzolino! Ma, scusi, non ci siamo già visti dal barbiere?
Chiusa la porta del suo appartamento ebbe bisogno di sedersi e ricapitolare:
Paolo, io
Stefania, la signora del supermercato
Rocco, l’uomo del cane
Piglio, il cane
E tu, e guardò lo spazzolino poggiato sul tavolo davanti a sé.
Gli fece una carezza.
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Testo di Neko e disegno di Francesca Quatraro

 

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