Ventiquattro racconti: un bel successo per questa Signorina a Colori!
Ventiquattro racconti e ognuno di loro aveva qualcosa da dire. Poesia e atmosfere d’altri tempi, abiti datati e accessori raffinati, ma anche vite povere e povere vite. La signorina si arrangia come può a volte, ma sa sempre farsi voler bene.
E’ indubbio che si potesse solo leggere questi racconti e godere della loro bella scrittura e delle loro storie affascinanti, ma esprimere qualche preferenza potrebbe significare: “Ho apprezzato molto questo tuo racconto”.
Vediamola così: non un demerito per chi non viene citato ma bensì un argomento per apprezzare ulteriormente i racconti “preferiti”.
Riassumo qui i dodici racconti che più sono stati apprezzati. Chi vuole può esprimere tre preferenze (entro il 12 novembre). Se poi le motivasse con una riga sarebbe una gradita sorpresa per chi legge. 
E le sorprese, si sa, sono il sale della vita.
Grazie a tutti. E’ stato un piacere giocare con voi.

(MF)

Queste sono (in ordine casuale) le signorine a colori:

* La signorina a colori è soprattutto una che non la racconta giusta, ricordiamolo. Infatti: “Però la verità sta nel mezzo o forse neppure e la signorina non si è mai sposata. Per saperlo dovrete avere la fortuna di incontrarla in un giorno in cui il sole fa capolino tra le nubi e lei cammina, con la sua bocca rosso vermiglio, per la piazza, indecisa in quale bar fermarsi mentre, tra sé e sé, facendo tintinnare il braccialetto, si chiede se la scelta sarà intonata alla giornata. E forse, ripeto, forse, conoscerete la verità.” Racconto n. 8

* E’ indubbio che la vita della Signorina sia molto misteriosa e che lei non racconti mai del tutto le cose: “E, in un cassetto, un pacco di lettere legate con un nastro azzurro. Mi vergogno un po’ a dirlo, ma, pensando che sarebbero comunque state gettate via, vinto dalla curiosità le misi in tasca.
Quella notte la passai a leggere, sempre più allibito.
C’erano lettere in francese firmate “Louis Ferdinand”, “Vincent”, “Emile”; in tedesco: “Amedeus”, “Ludwig”, “Wolfgang”, “Thomas”; in inglese: “Edgar”, “Percy”, H.G.”.”
  Racconto n.17

 * C’è Adelina, una signorina particolare, poetica e sognante che si nutre di parole: “La signorina a colori viveva di storie. Poi il giorno dopo tornava al tavolino e ricominciava ad ascoltare. E questo avvenne per anni, a cominciare da un tempo che nessuno ricordava fino al giorno in cui, una sera, tornata a casa, la signorina a colori volle scrivere le storie sulla carta e con quella tappezzare le pareti della casa. […] Adelina stava lì al centro della casa a contemplare tutte le storie in bella esposizione, quando, dopo appena pochi minuti, le storie incollate alla carta da parati cominciarono a staccarsi, a svolazzare per la casa, le si addossarono volteggiando…” Racconto n.12

* Ma la signorina a colori è anche anticonformista e vive con serenità la sua solitudine: ” Beveva tè oppure succo di ananas, ambedue corretti con un goccio di rhum […] scoprì che quella signorina tanto colorata si era spesa qualcosa come ottomila euro da “Orchidea- fiori per ogni idea”.” Racconto n. 5

* La signorina a colori, però, oltre a fare cose molto “strane”, non sempre sembra rispettare in pieno il suo nome: “Infatti, la signorina Angelina era tutt’altro che una persona colorita: vestiva sempre in gramaglie e l’unica nota vezzosa era il cappellino e il girocollo che indossava quelle rare volte che invitava qualcuno a casa, quella dove stavo suonando per la terza volta.
Aveva novantatré anni, viveva sola in una mansarda ed io ogni giorno le portavo il pasto che la cooperativa preparava per gli anziani.
Racconto n.22

* E che dire di questa signorina? La vorreste giudicare dall’apparenza? Ma cosa ne sapete voi dei sentimenti? “… fragile come ogni amore sparso per il mondo, sono in attesa di recitare in suo onore una preghiera perché solo io sono capace di trovare le parole giuste per dargli gli onori di una degna sepoltura -ah- direte- ma come? con quel trucco?- Lo sapevo, vi fermate alle apparenze, guardate la superficie e come tanti dimenticate il fondo.
Ma io vi chiedo, pensate forse che il mare sia solo quello che vedete, o è anche quello che ignorate? quello che si nasconde nell’oscurità dei suoi abissi?
Facile per voi considerare che questo mio cappellino così fiorito poco si addice alle lacrime di rito, troppo frivolo, direte, per un amore andato distrutto, ma non sarete mica di quelli che badano alle convenzioni?”
Racconto n.23

* E’ creatura piena di grazia e di malinconia. Il mistero e l’amore le sono compagni di vita: “era lì, seduta al tavolino, con la sua veletta, come ogni pomeriggio. Quella foto non rendeva giustizia della sua grazia tanto quanto quello strano modo con il quale l’avevano battezzata.
Sul tavolino teneva sempre appoggiato un foglio dorato e non smetteva mai di guardarlo fino all’ora di chiusura, quando il proprietario del locale cominciava a riporre su un vassoio i bicchieri vuoti del suo tavolo, ricordandole con garbo che ora fosse.
Così prendeva il suo foglio e si allontanava in silenzio.”
Racconto n.24

* Ma la Signorina ha spesso vite irrisolte, vite in cui sembra esserci tutto anche quando non è vero: “Le loro conversazioni erano lievi come la cipria dei visi segnati dal tempo, come il merletto dei tovagliolini con cui asciugavano gli angoli della bocca: glissavano sui problemi dell’attualità, sui drammi del mondo, sulle tragedie individuali, specialmente se legate alle grandi passioni, alla gelosia, al tradimento. Che ne sapevano loro di relazioni burrascose, separazioni mal digerite, divorzi laceranti, di figli, gravidanze, allattamenti!? La vita le aveva solo sfiorate, risparmiando loro piacere e dolore; la cultura era stata appena un’infarinatura per distinguere Leopardi da Foscolo, Picasso da Matisse, le guerre d’indipendenza da quelle puniche: non aveva inciso più di tanto sulle menti e il cuore.” Racconto n.18 

* E poi c’è la signorina Esterina che dava lezioni di musica senza chiedere altro compenso che una rosa: “Niente di quello che vedeva la riconduceva all’immagine di Esterina seduta al piano accanto a sé. Tutto era silenzio e squallore, vuoto. Ma sul tavolo, coperto da un consunto tappeto che un giorno era stato di valore, dentro una grande ciotola di terracotta erano disposte tante, tante rose, appassite e lasciate a seccare”. Racconto n. 10

 * E una signorina misteriosa che abita nel portone di fronte e ossessiona la mente di un traduttore: “Improvvisamente, voleva trasformare la smorfietta in un sorriso tutto suo, voleva sapere il suo nome, chiamarla, guardare i suoi occhi, farle sciogliere il trucco in un abbraccio, sentirla ridere mentre traduceva: “tutto il suo essere sembrava immerso in un’aura trascendentale mentre inalavo il suo profumo in un vortice di passione inenarrabile”. Racconto n. 11

* A volte la sua figura non è ben distinta e nasce da uno scarabocchio, un disegno ancora non definito: “Eppure era solo un gioco, uno di quelli che si fanno con la mano che gira di qua e di là su un foglio da trastullo, quando si deve aspettare e intanto girano le sfere, persino quelle della penna.” Racconto n. 2

* E’ sempre e comunque una donna affascinante, una donna che sa parlare anche quando non sembra avere parole: “storie non ne raccontava affatto semplicemente perché era muta, muta come un pesce, e come un pesce amava sguazzare nell’acqua, anche se il suo mare era racchiuso tra i bordi di una piscina.
Ma una storia, la sua storia, in qualche modo a me la raccontava. Con i suoi gesti, aggraziati, timidi, gentili. Con i suoi sguardi: due grandi occhi tristi, che sembravano sempre chiedere qualcosa. E con i costumi che indossava. La signorina a colori. La chiamavo così, tra me e me, proprio per i suoi costumi da bagno rosso sgargiante, blu elettrico, verde-mela, giallo, viola, arancione. Erano colori urlati, erano i sentimenti che non riusciva a esprimere con le parole?”
Racconto n.16

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