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Il quaderno delle voci rubate 

Remo Bassini

La Sesia, 2002
176 pagine, euro 9,30

 

 

Un libro che racconta storie che potrebbero essere di tutti: persone che non sono personaggi, in una provincia che quasi ci siamo dimenticati di avere. Un luogo in cui vorremmo ritrovarci, con le serrande abbassate e amici veri con cui dividere spaghetti e dolori. In questo Quaderno delle voci rubate Remo Bassini è narratore di quotidianità, di vita di paese, di sentimenti e solitudine. La sua voce non urla ma si impone al lettore che la sente vera e intima come fosse la propria.
Luca Baldelli vive dietro al bancone del suo bar, di quel bar che è più casa del suo appartamento solitario in cui rientrare la sera. Dal bar passano gli amici a tutte le ore del giorno e poi di notte, in quelle notti di chiacchiere e spaghetti, in cui raccontarsi e raccontare davanti ad un bicchiere di vino. Dopo, il silenzio. Certe notti Luca finisce per sdraiarsi sul biliardo e dormire lì: “Nottate che fanno bene al cuore, che rilassano, ma che l’indomani lasciano l’inconfondibile segno del rincoglionimento. Sovente, quando faccio le ore piccole i restanti minuti che mi separano dal nuovo giorno li passo sonnecchiando coricato sul biliardo”. Poi Luca rientra a casa per una doccia veloce e via, di nuovo al bar, ad osservare gli altri.
Cosa lasciano in noi le persone che entrano nella nostra vita?
A volte nulla, a volte tanto, come una frase detta da Teresa in un momento di rabbia: “Ci vorrebbe che Dio esistesse: darebbe un senso a tutto.”
Teresa, la prostituta dal cuore sincero amica di Luca, ha momenti di rabbia ma anche di tristezza: “La vita è bastarda, scappa via mentre noi guardiamo le stelle cadenti”, momenti che esistono nella vita di tutti e che ci cambiano e ci fanno allontanare da noi stessi e dagli amici. Anche Luca si allontana da lei quando arriva Lucia ad aiutarlo nel lavoro del bar, ma Lucia ha tanti anni meno di lui e i dubbi sono tanti.
Queste e altre frasi sono nel “quaderno delle voci rubate”, quel quaderno che Luca ha trovato e che ora usa per scrivere i propri pensieri e le frasi che “ruba” ai clienti del suo bar.
Il bar è come un cinema, dice Luca, ma per lui è anche un ritorno ai ricordi e un bagno nella memoria, è un ripercorrere le vicende della sua vita, dall’amore per il nonno al legame mai vissuto con il padre, quell’uomo così poco conosciuto del quale rifiutava le carezze: “Mio padre invece mi accarezzava in continuazione. Cercavo di non dimostrarglielo, ma sono convinto che lui un giorno si rese conto di quanto mi infastidisse il contatto delle sue dita bianche e sottili sulla mia testa”.
E poi c’era Lalla, l’amore di gioventù, la ragazza che non è riuscito a baciare. Sono passati gli anni e Lalla non c’è più, morta ad un posto di blocco, e ora Luca ha quasi sessanta anni e ha nuovi amici: Carletti, Lucia, Teresa, ma anche ora Luca non riesce a vivere in pieno i suoi sentimenti. Sembra più semplice osservare la vita degli altri e rubare loro alcune frasi: è come guardare la vita da dietro uno schermo e vedere un film sempre nuovo.
Quando, nella vita di Luca, un evento improvviso lo spinge a guardarsi dentro, ad ascoltare i suoi sentimenti, allora capisce che deve entrare nella sua vita e agire. Non si può essere solo spettatori. Non quando sta andando in scena il film della propria vita: “Non volevo sentire altro: io, in sessant’anni di vita, quando mai ero andato in profondità? Quand’ero un giovane comunista di belle speranze? No, nemmeno allora. Io, nella mia vita avevo scelto di fare lo spettatore, di rubare le “voci” degli altri. Un ruolo comodo ma triste.”

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