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Qualche tempo fa sul sito di Repubblica venne pubblicato un articolo in cui si raccontava dell’incontro fra lo scrittore Pier Paolo Pasolini ed il cantante Adriano Celentano. Erano i primi anni sessanta quando il poeta delle Ceneri di Gramsci, lucido e profetico osservatore della realtà sociale italiana, si recò più volte a Milano dove ebbe modo di incontrarsi con il molleggiato. Pasolini pensava alla sceneggiatura di un film che raccontasse il mondo della mala milanese attraverso le vicende dei ragazzi che frequentavano i “trani” della città.

Secondo la testimonianza di Paolo Uguccione e Giuseppe Pucci Fallica, due giovani, allora ventenni e vicini a Pasolini, Celentano fu contattato dallo scrittore proprio per questo film che avrebbe dovuto intitolarsi La nebbiosa. “Adriano abitava in via Cesare Battisti, non era ancora famoso. Pasolini lo voleva a tutti i costi come protagonista del futuro film. Ma Celentano allora era gestito dal fratello Alessandro che gli faceva da manager e lui rifiutò perché non si accordarono sul compenso”. Questo è quanto affermano i due, smentiti però dalla signora Celentano che invece sostiene che lo scrittore e suo marito si incontrarono solo perché Pasolini era interessato a realizzare un film sul “ragazzo della via Gluck”, la canzone il cui testo era un’accusa al sovvertimento socio-antropologico che cominciava ad investire le città italiane.

Ma tutto ciò resta nel mero campo delle ipotesi, supportate dai ricordi delle persone che a quel tempo “c’erano”, dal momento che non esiste nessun documento cartaceo, nessuna testimonianza scritta che asseveri l’esistenza di quel progetto.

Graziella Chiarcossi, a cui sono andati gli scritti di Pasolini, afferma di non avere mai visto e letto niente al riguardo fra le carte dello scrittore ma aggiunge di ricordare che fra lo scrittore e il cantante vi fu più di un incontro.

Resta comunque fascinosa l’idea che il testo di una canzonetta avesse fatto tanto effetto su un grande intellettuale come Pasolini, cosa che del resto non ci sorprende più di tanto se ci soffermiamo a considerare quanto l’artista friulano fosse interessato all’arte popolare e ai linguaggi del popolo.

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