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Massimo Sannelli, foto di M. P. Ciancio (Prata P.U. 3 agosto 2008 )

Il compito di un artista è scoprire dove si nasconde Dio (Picasso). 

Leggo l’ultima opera di Massimo Sannelli, contenuta nella corposa antologia tematica “Lo spirito della poesia” (Fara Editore, 2008 ) dal titolo De Amore. Un colloquio intimo e privato dello scrittore genovese col sacro e col divino che abita noi stessi, le cose, il quotidiano della vita, “il sacro unirà cosa con cosa, persona con persone, cose con persone” (M.S.). Una poesia spirituale e creativa che ha il suo dono più alto nel farsi presenza, parola rivelata e dis-velata. L’essenza di un amore rifuggito, dichiarato, invocato, eternizzato. La poesia di Sannelli è un tessuto fitto e spesso, di trame intrecciate e sovrapposte in senso verticale e orizzontale. Un andare a spola dentro e fuori, “verso…” e “incontro…”. Emozionale e febbrile. Parole quasi in caduta libera che tracciano a mezz’aria  segni e disegni, che “materializzano” e moltiplicano l’esperienza dell’inconscio, del reale, dell’incontro e del mistero. Tracce di rapaci, lupi e angeli approdati nella notte fino a valle.
Resto in silenzio e ascolto.
Il disvelamento ha accensioni fulminee, verità istantanee.
(Aperture)
La grazia è tutta dentro quelle tracce, quelle orme confuse a tratti nella notte. Nel cuore con-tenente del divino.

Maria Pina Ciancio

Qualche frammento tratto dalla prima sezione De Amore:

Cristo è coinvolto nelle cose del mondo…”

I.

2 – Il sacro unirà cosa con cosa, persona con persone, cose con persone. Quindi la compagna e il compagno, sempre. Stanotte muore un uomo mai visto, padre di una donna vista una sola volta. Alla madre si è incrinata una gamba e le duole. Di notte, è stata una festa, invece: molto amici, i più cari, per una festa. In sogno, sempre, in una casa più grande di questa. Ecco –qui piove- si starebbe qui, per assecondare il ritmo nato ora, fino ad un punto isolato del primo membro, posto dove rimane: che qui chiude primo respiro: allora si alza la mano dalla tastiera, fiato, ricomincia subito, urla, spesso canta a piena voce. Non stancarti. Ho stima di te.

3 – Non posso evitare di respirati, qui, da vicino; e tu non puoi, verso di me. Alla sposa questo sposo. Infatti non provi più né vergogna né paura, ma ti esalti; ora tu sei felice; e anche la voglia di silenzio non viene distrutta, ma battezzata. Il momento è così alto che non si riesce a parlare; in lei, lo sposo vede qualcosa di divino; ammutolisce; poi glielo dice. Lei si commuove, come se fosse stata amata ora e per la prima volta; lo steso accade in lui, sposo di lei.

4 – Anche le lamiere, e il dolore di tua madre, sono nella poesia; e le mani pure, sì, e la loro vocazione: una seconda nascita. Va bene. Qui sono incensi diversi, per bruciare. E sembra che la stanza mangi questo profumo. Questo riguarda il trattamento degli oggetti (sono oggetti? E non li vedi vivere, con te, modificarsi nel rapporto con te? Li hai visti sempre come altri vivi: a te bambino facevano molte ombre strane, di notte: ti parevano mostri, nel buio).

6 – La prima cosa è amare una pupilla degli occhi: come se fosse, perché è sempre stata, quella del proprio occhio. E chi muore giace, morto. E dice: io sono morto. Chi vive, non sembra tale. La letteratura è un’altra cosa. Chi ti imita –sovrapponendo alla tua morte viva la sua viva morte, e non significa –fallisce: perché è una o uno; e non ama, e vuole vivere vivere vivere. Scrivi con la punta delle dita, deforma la schiena nella postura, cioè raddrizzala; non giocare; gioca sempre; e di nuovo: sii ingenuo e preciso. Cioè colto e vuoto. Il caldo sia superiore al freddo, in questo lavoro: l’amore sia più grande dell’amicizia. Questo riguarda la tua sola vita, come una regola.

“De Amore” di Massimo Sannelli
in Lo spirito della poesia
a cura di Alessandro Ramberti
Fara Editore, 2008
opera vincitrice del Prata Poesia 2008