Tag

, , , , , , , , , , , ,



http://www.pascaleditrice.it/books-index-req-view_book_details-bkid-46.html

E’ un libro di ricordi e di racconti questo di Gabriella Gianfelici. Un diario dell’infanzia, dei luoghi, delle presenze. Dentro ci sono appunti intimi, di scrittura, di viaggio, versi, una lettera. Prosa e poesia che si incontrano, che vivono della stessa pasta che lievita e si sostanzia di una parola fatta di ascolto, stupore, memoria, vita. Una scrittura aperta, di un lirismo nobile, che si addentra nelle tonalità e nelle sfumature di un sentire prima vissuto e poi raccontato. E Gabriella si s-vela con la levità e la grazia che da sempre la contraddistingue, con una parola consapevole e naturale che è “dono” e sa arrivare dritta al cuore.

Di seguito uno stralcio tratto dal libro Essere lo spazio vuoto tra due righe:

(…) Sèmpoli è un pensiero antico, un passato lontano, un presente che vivo quando ne sono distante.
E’ un mucchietto di case, uno spruzzo di tetti nel verde dalla vallata, un pugno di pietre che si aggrappano alla montagna.

Un pugno di cuori, di ricordi, di occhi curiosi e acuti, di spalle curve e di mani callose.
Come tutti i veri paesi, l’avamposto di Sèmpoli è un insieme di lapidi le cui foto sbiadite, volti solcati da rughe profonde, volti dignitosi e gentili, volti mi vengono incontro nella memoria mentre mi avvicino alle case: Pina, Serafina, le sorelle Ancestri, Angiolina.
Mi sembra di rivederle, infagottate nei loro vestiti scuri, che danzano nella stradina o nei loro cortili, e ancora dall’edificio grigio, piccolo, scrostato, mi sembra di vedere mia nonna, col viso ovale, una carnagione chiara, gli occhi appannati dalle cataratte, lo sguardo morbido che si posa sui pendii della sua giovinezza.
Nella casa gialla, appena fuori dal paese, incontravo Angiolina: quanti anni sono trascorsi ma la ricordo come allora, mi aspettava a ogni estate, e dormivo accanto a lei mentre imbastiva, e allora le dicevo “Sai, qui, sono proprio felice”.
A volte si parla poco di Sèmpoli. Le sorelle Incesti, un po’ tremule, stesso viso magro, stessi capelli bianchi, stesso sguardo: a volte da loro mi fermavo a comprare il pane. Mi piantavano addosso i loro occhi per poter carpire ancora un po’ di vita, ma non so, se veramente fossi io a voler capire un po’ della loro.

Le scorciatoie non sono molte e si fa presto a sbucare nel punto più alto del paese, e da lì la potevo vedere: un fagotto piccolo di vesti lunghe e scure, un viso simpatico, la carnagione colorita dal sole, e una boccuccia da bimba che si corrugava in una smorfia di rincrescimento, se rifiutavo anche solo una caramella. Non è vero, come si dice, che Sèmpoli è un paese di vecchi: è un paese e basta, non si cancella il passato. Anche qui qualcuno è stato giovane.
Mi ricordo Pina: a diciotto anni già madre, a venti vedova, a ventidue di nuovo sposa… Sarà stata felice? E io cosa dovrei ricordare di tutte queste vite, se non la loro luminosità, quei tratti severi e dolci insieme?
Il paese è invecchiato ma è stato abitato, tanti non lo possono dimenticare, come non sidimentia mai il volto di una donna che è stata bella, fiera e un po’ tiranna.

Mi capita ancora, salendo le scale della vecchia casa, di ascoltare voci, e di provare l’impulso di entrare a salutare, avverto intensamente la presenza, tra le mura, delle loro espressioni tipiche, massime di saggezza, modi di fare e di dire… avverto mani capaci di accarezzare, e la leggerezza del pane sfornato con tanta fatica, vorrei posare la testa sul cuscino e riascoltare ancora storie narrate con quel dire cantilenante… Il freddo che penetra dal vetro mi invita a chiuderlo, e allora sento soprattutto d’aver ritrovato qualcosa che avevo perso: le mie origini.

Nulla avviene per caso, il significato delle coincidenze e, lentamente, nel quadro della vita ogni cosa diventa chiara e va al suo posto, se le scelte si fanno col cuore non si resta delusi, oggi capisco che nulla fu casuale, “rivedere” un mondo interiore è strumento per vedere le diverse realtà che possiamo vivere. So che ancora vivrò momenti di emozione… (p. 38-39)

Gabriella Gianfelici, Essere lo spazio vuoto tra due righe, (Prefazione Maria Paola Langerano), Pascal Editrice 2007

Maria Pina Ciancio

About these ads