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Il paradiso siamo noi di Alfia Milazzo, Giuseppe Maimone Editore, 2008

Alfia Milazzo è nata a Catania, Laureata in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si è specializzata in storia e filosofia delle religioni; su questo tema ha tradotto e curato numerose opere. Ha lavorato a Milano presso le redazioni di Mondadori, De Agostini, Rizzoli, Encarta e in Eni ha realizzato progetti di comunicazione e formazione.
E’ attenta all’universo femminile e alle sue tante sfaccettature e problematiche, alla sua essenza, attenta alle donne, la cui pienezza e completa realizzazione, secondo quanto ci pare di capire, si raggiunge solo quando si è madre (prova ne è che il sito letterario che la Milazzo gestisce si chiama mammablog); attenta ai bambini, a cui noi adulti affidiamo il futuro nostro e del mondo tutto.
Il paradiso siamo noi è una raccolta di racconti ambientati a Biancavilla, piccolo paesino della Sicilia situato alle falde dell’Etna, dove Alfia Milazzo ha vissuto. La sequela dei racconti si snoda, come grani di Rosario, lungo e durante la processione pasquale della Madonna Addolorata e del suo Figlio morto in Croce, poi gloriosamente Risorto. I racconti hanno forma di riflessione, di flusso di pensieri che scorre, fiume a tratti turbolento, a tratti quieto. Leggiamo di Grazia che impasta antiche forme di pane e che è afflitta dal pensiero della malattia della sua amica Giovanna. Grazia è giunta al tramonto della sua vita, impasta il pane e fa un esame di coscienza e si rende conto di quanto a volte sia stata egoista e meschina. Leggiamo ancora di una madre-figlia che è costretta a lasciare la scuola e partorire una figlia, una bambina che chiamerà Maria Addolorata. Leggiamo di una bambina malata, di una donna in gravidanza, di una suora che, avendo scelto per vocazione di non avere figli, ogni giorno partorisce le preghiere, “umili figlie”. Leggiamo di una madre mancata; di una donna malata di Alzheimer, quindi tornata bambina, che diviene così figlia di sua figlia.
Descrive Alfia i dolori e le gioie delle madri e dei figli attraverso le parole e le storie personali dei tanti personaggi che vanno dietro la processione e che percorrono nei ricordi le varie tappe della loro vita, in un movimento che va all’indietro; quando, invece, la processione ha un movimento costante in avanti. Descrive minuziosamente le varie fasi della processione, accompagnando le stesse da una serie di fotografie di A. Basile, peraltro molto belle, e del percorso della stessa lungo le strade del paese, dove le strade sono chiaramente metafore di vita. Accade che da questo andare avanti della processione, da questo raccontare la processione che procede in avanti, e dal raccontarsi delle donne attraverso i loro ricordi, che recedono nel passato, ci sia finalmente l’incontro. L’incontro fra l’Addolorata e l’Ecce Homo, fra la madre e il figlio, fra il tempo passato e quello futuro, la vita terrena e la morte corporale, il sacro e il profano, la terra e il cielo, la donna e il bambino, il dolore e la gioia, la morte e la resurrezione, l’inferno e il paradiso. Mi pare che questo sia uno degli aspetti più interessanti della raccolta, come quando due ingranaggi di un complicato orologio, di cui uno gira in avanti e l’altro gira all’indietro, si bloccano all’improvviso facendo fermare le lancette del tempo, se non c’è più il tempo, siamo nell’eternità.
E’ proprio quest’incontro che diventa unione fra il trascendente e la terra. Quando il dolore si fa più forte, la salita più ripida, quando ci ferma per guardare, quando ci si ferma per accogliere, si può anche raccogliere, allora ci si riposa e ci si rinfranca, il dolore ci ha riscattati, è l’incontro tra l’uomo e Dio, ed è proprio in quest’incontro, in questo gioco fermo, in questo tempo che non esiste più che l’umanità dolente finalmente può fermarsi e dire: Ecco, il paradiso siamo noi.

Antonella Pizzo

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