leggo stamattina su nazione indiana questi commenti a questo post http://www.nazioneindiana.com/2007/11/16/da-la-macchina-responsabile-2007-2/#comments

poichè i commenti sono chiusi vorrei che continuassero qui, se emy o qualcun’altro ha voglia, personalmente dico che

emy non sono io e non capisco perchè michele affermi il contrario, non ho gelosie verso nessuno e mi ritengo offesa da queste affermazioni. la poesia giro per le stanze ecc. si può trovare sul sito unpoeta.com in ogni caso essere considera poeta o non essere considerata poeta non me ne frega niente. mi piace scrivere e ciò mi basta. auguri di buon anno antonella pizzo

i commenti sono in Nazione Indiana, è bene citare la fonte.

 

Comments

  1. Carla
    Posted 16 Novembre 2007 at 21:52 | Permalink

    Maria Grazia, la tua poesia eleva ad ampi cieli e spazi
    aperti e densi di visioni dove i simboli segnano un nuovo linguaggio
    e la terra solleva il peso dei corpi e il sangue si sente fluire
    nel suo sottofondo spugnoso, fertile ancora.
    Dolore nella colpa, dolore nell’abbraccio
    il tuo sentire è voce profonda

    il disegno che accompagna questi versi esprime
    ciò che non si può spiegare.

    un caro saluto
    C.

  2. maria grazia
    Posted 17 Novembre 2007 at 14:22 | Permalink

    quello che non si può dire, quello che non ha voce e che passa in momenti miracolosi attraverso lo sguardo degli esseri umani, quasi mai tra le loro parole – a meno che esse non siano appunto poesia. non so se la mia lo sia ma grazie davvero di crederlo, carla.
    un abbraccio
    maria grazia

  3. Carla
    Posted 17 Novembre 2007 at 17:26 | Permalink

    e qui ritorno, su questi passi, Tuoi
    e sento la poesia, la sento rorida di sangue e dolore, di arguto sentire e
    fisicità…
    Era tempo che non leggevo parole capaci di scuotermi sin nel profondo,
    di farmi sentire così ….

    ‘Guarda la torcia della sua fronte sulla quale posavi
    l’altra metà dei tuoi baci. Così
    non poterono staccare il corpo di mio fratello dalle sue braccia, per tanto
    che lo stringeva io continuo a pensare da quale morsa verrà la mia salvezza.’

  4. adelelmo ruggieri
    Posted 18 Novembre 2007 at 15:28 | Permalink

    “(…) Lascia dunque signore / che la tua sposa parli.(…)”

    È soltanto un’impressione, graditissima, ma un’impressione soltanto…

    Il nove ottobre di due anni fa Nazione Indiana pubblicò una bellissima poesia di Patrizia Vicinelli. Si chiama “Il cavaliere di Graal”. Non “Il cavaliere del Graal” ma “Il cavaliere di Graal”. Sono due cose diverse, mi sembra, e molto. In quel poemetto non c’è stacco fra le strofe, ma si riconoscono subito, e la terza inizia così: “È fusa la donna alla sua ombra / eppure trema al fuoco dell’inizio”. “Le strofe” si riconoscono “subito” perché cominciano da un a capo e finiscono con un punto. Non ci stanno punti entro i singoli versi. È tale interpunzione che le rende immediatamente visibili. La poesia è della metà degli anni ottanta come ci venne detto da Giorgio Di Costanzo da Ischia.

    Ebbene in questa “versione per corte franca” sembra di riconoscere che le parole giungono – almeno un po’, almeno un po’, s’intende – da una stessa istanza o “supplica” che sia.

    Di molto diverso sicuramente c’è la conformazione del tutto, dei periodi strofe. Ce ne stanno cinque nella “versione” di Maria Grazia Calandrone, ma “le strofe” dalla seconda alla quinta nascono “in mezzo al verso”, sono – in una qualche maniera – incluse in una unica strofa.

    Ho appena letto nella rete questa cosa che ha detto Maria Grazia Calandrone:“la prima pietra del nostro muro” è “sorella gemella del meteorite e dello sguardo negli occhi dei ragazzi futuri.”

    È insieme una certezza e un auspicio.

    Un saluto

  5. maria grazia
    Posted 18 Novembre 2007 at 16:25 | Permalink

    la poesia della vicinelli è un capolavoro – l’ho letta di recente in RebStein -diffusa da una unica malinconia maschile e femminile – una malinconia piena di spazio e di stelle e di destino
    esattamente la distanza stellata della supplica
    questa mia versione è stata scritta di getto al risveglio da un sogno memorabile – un sogno nel quale la gioia e insieme il dolore erano estremi, e la sensazione di essere in un altrove più vero del vero
    come in un gioco di carte del destino ora io sono veramente in attesa di una femmina… però – ahimé! – questo non ha (ancora) fatto di me una regina!
    un saluto amichevole
    maria grazia

  6. adelelmo ruggieri
    Posted 19 Novembre 2007 at 12:35 | Permalink

    Grazie davvero della sua “risposta” di ieri domenica 18. Dunque in una qualche maniera quella “impressione” aveva una qualche sua ragione di essere … quando dice di quella poesia che è “diffusa da una unica malinconia maschile e femminile”, e della sua che è stata scritta al risveglio da “un sogno nel quale la gioia e insieme il dolore erano estremi”: in entrambe dicotomie che si ricompongono in un “vero”…

    Un cordiale saluto

  7. maria grazia
    Posted 19 Novembre 2007 at 15:55 | Permalink

    certo, chi come lei – e come io tento di fare – scava in cerca del vero tramite lo strumento – non il fine! – della parola, sa bene che bisogna raccogliere nello stesso abbraccio l’amore e le sue spade, farsi anche ferire – per vedere l’intero
    grazie di cuore
    maria grazia

  8. Emy
    Posted 20 Novembre 2007 at 18:31 | Permalink

    Ma dove? Ma quale Patrizia Vicinelli, lama lieve e meteora di cieli alti… queste poesie ululanti al cielo che non le vuole ascoltare, piene di verbosismi metaforici con abuso di nubi ardenti e spade e tetano e infezione e rossastro e odore salato e l’immancabile aggettivo fosforico, hanno un che di vetusto ed indigeribile che sa di già sentito e già evacuato mille volte.

  9. maria grazia
    Posted 20 Novembre 2007 at 19:24 | Permalink

    emy, sarei lieta di prendere lezione da te su quanti – a parte esenin – hanno già affrontato il burrone
    il fosforo, come certo saprai, è ahimé inestinguibile parte della terminologia bellica, così come potrei darti ragione di ognuna delle parole che citi
    ma di certo tu sei vicina al cielo, se esso ti comunica il suo diniego a tanto supplichevole ululare e già sai tutto
    e lo dimostri, usando toccanti originalità quali “lama lieve” e “cieli alti”
    complimenti e incipriate riverenze da chi si firma
    maria grazia

  10. Chapuce
    Posted 20 Novembre 2007 at 20:37 | Permalink

    Elio è un vero artista!
    Colui che sa far sospirare è un vero Artista!
    su questo non ci piove…
    😉

  11. adelelmo ruggieri
    Posted 20 Novembre 2007 at 21:34 | Permalink

    Ho provato a dire di una mia “impressione” Emy.

    E con grande cortesia Maria Grazia Calandrone ha illustrato come è nata “versione per corte franca”.

    A
    È fusa la donna alla sua ombra / eppure trema al fuoco dell’inizio

    B
    Lascia dunque signore / che la tua sposa parli

    C
    lama lieve e meteora di cieli alti

  12. Emy
    Posted 21 Novembre 2007 at 10:37 | Permalink

    Suvvia non è bello alla prima critica attribuire agli altri l’intenzione di dar lezione, e poi… invidiare la banalità delle parole altrui, chi vuole essere originale a tutti i costi è davvero insopportabile, ma la ricerca dell’originalità è evidentemente un tuo, e di molti, problema: che per far poesia bisogni per forza essere originali ed usare ed abusare paroloni pesanti ed atmosfere apocalittiche è un malinteso intendimento. Inoltre far la guardia dalle critiche alle proprie poesie e sentirsi chiamata a “darti ragione di ognuna delle parole che citi” è gia un segno di “sconfitta” sui cui meditare. La forza di una metafora si spegne nel pretendere un senso univoco, in quel voler “darti ragione”.

  13. maria grazia
    Posted 21 Novembre 2007 at 11:08 | Permalink

    no emy (?) non ci siamo:
    sono sinceramente pronta ad accogliere ogni critica o lezione, ma respingo seriamente la violenza
    io non cerco nessuna originalità – basta leggere i due testi qui sopra per averlo evidente: mi riferivo a te che infatti li accusi di vetustà
    amo infinitamente la retorica
    l’apocalisse è nello stato delle cose che ho scelto di raccontare
    posso dire la mia “ragione” di usare certe parole – che sono nello specifico letterali e affatto metaforiche – e questo certo non ne smorza l’eventuale ampiezza
    quella che chiami sconfitta è disponibilità a spiegare, proprio nel senso di sciorinare il senso dell’aver messo nero su bianco
    molti auguri per la tua sicuramente invidiabile scrittura
    maria grazia

  14. Riccardo
    Posted 21 Novembre 2007 at 21:02 | Permalink

    Figa l’immagine!!!

  15. Emy
    Posted 22 Novembre 2007 at 10:00 | Permalink

    Violenza?
    Dove?

    Parole letterali?
    Non metafore?

    “nube ardente sul mio capo”

    Allude forse a un fornello da campeggio? o alla pretesa di una novella mistica investitura a metà fra Pentecoste e roveto ardente?

    “acqua longobarda dal soffio largo di tetano”

    Forse si tratterà delll’inquinamento del PO, allora meglio colibacilli e salmonella, no?

    “il mare prega a bocca chiusa”

    come il coro di Puccini?

    Su Babi-Yar ti invito a rileggere Primo Levi che nella sua asciutta lingua, anche se i suoi occhi avevano visto, non aveva bisogno di “alberi stesi sulla terra per il dolore” e di compiacersi in simile retorica fiorita di parole per rendere la misura dell’orrore.
    Quanto al barocchismo del fosforico, di cui tu dici “è ahimé inestinguibile parte della terminologia bellica” oltre che, naturalmente di quella, ahimé, dei poeti, nella Seconda Guerra Mondiale il fosforo era usato dalla Gran Bretagna in granate dai terribili effetti e in bombe al fosforo bianco che durante le incursioni su Dresda ebbero effetti simili a Hiroshima sui civili. I nazisti usavano altro.
    Il vocabolario non è un insieme di fumose e vaghe espressioni che solo per il fatto di pretendere poesia vanno bene per tutte le occasioni, compiacendosi dei suoni.

  16. maria grazia
    Posted 22 Novembre 2007 at 11:38 | Permalink

    provo una grande vergogna a proseguire una polemica stilistica e per di più autoreferenziale su argomenti che costarono e costano vite vere:
    basta pensare alla recentissima esplosione di razzismo antirumeno – sono cose che fanno paura
    ognuno testimoni e denunci l’orrore come meglio gli riesce di dire
    ognuno legga e si rivolga a chi più tocca il suo cuore
    l’importante è che ogni parola pronunciata, scritta o letta, valga ad affermare, con determinazione assoluta:
    unisco la mia presenza, il mio nome, la mia voce e ogni mia possibilità alla sempre più urgente pretesa di pace
    maria grazia

  17. Emy
    Posted 22 Novembre 2007 at 12:07 | Permalink

    Stile è sostanza sono legate a doppio e triplo filo
    Le vite vere costate chiedono verità e non fumose metafore e appelli.

  18. michele
    Posted 22 Novembre 2007 at 12:49 | Permalink

    AudacEmy, lei è così elevata, seppur fa presupporre.
    Per finire ciò, è irriverenza, sua grandezza, leggerla e non solo nei suoi deliri professorali?
    Così, giusto per sapienza.

  19. elogio dell’assenza
    Posted 22 Novembre 2007 at 14:14 | Permalink

    Emy sì saccente, si adopri coi suoi metri su questi versi.
    è la sintesi retorica?

    …ma non ci sono scale in questa casa
    e non ci sono tetti, ci sono solo io
    che giro per le stanze e mi chiedo
    se ho fatto bene oggi a rimanere in casa….

    a mio intendimento, ma non faccio testo nel testo, è uno sfogo “casalingo”, Lei così sapiente che mi dice?

  20. Emy
    Posted 22 Novembre 2007 at 17:02 | Permalink

    Io non scrivo, ma leggo, per lavoro, molto attentamente e questo può dar fastidio. Di solito do buoni consigli.
    Certo qui e altrove c’è poca abitudine alla critica, o si liscia o si demolisce.

    “…ma non ci sono scale…”

    Bei versi, dove parole usuali, dimesse e non di per se “poetiche” ed accativanti, escono da se stesse per accumulo dell’avversativo ma e delle due negazioni vicine, diventano da presenti improvvisamente assenti e scivolando sulle esse aprono ad un contesto diverso di spazio e tempo.

  21. michele
    Posted 22 Novembre 2007 at 17:23 | Permalink

    cara l’accadEmy, ti confondi. Esiste una differenza sostanziale, oltre che poetica oltre che stilistica oltre che tutto quanto e d’altro riguardi questa materia invasa, tra i versi umili, o dimessi come li chiami tu, e i versi inutili.
    Quelli riportati erano un esempio di come ci si possa inserire nel campo della poesia ed essere miracolosamente scambiati per poeti. Certo questo accade e accadrà fino a quando i lettori e i supposti critici, saranno somiglianti a te. Per costruzione e sentimento. Lascia perdere, Emy, quantomeno la gelosia.

  22. Emy
    Posted 22 Novembre 2007 at 17:42 | Permalink

    Non dissi versi umili e dimessi, ma parole usuali e dimesse.
    Un pregio.
    La gelosia mi sembra sia il suo di campo, più rosicare di così si muore:

    “un esempio di come ci si possa inserire nel campo della poesia ed essere miracolosamente scambiati per poeti. ”

    Non è il caso di Antonella Pizzo, i versi citati sono i finali della bellissima

    Giro per le stanze come una castellana

    Giro per le stanze come una castellana
    mi trascino per i corridoi lunghi
    giro per le stanze, le mie stanze.
    Ci sono quadri appesi alle pareti
    che aspettano di essere guardati
    ci sono piatti vuoti
    che potrebbero essere riempiti
    ma non ho fame di cibo ne’ di luoghi.

    Dovrei sistemare i cuscini
    ordinarli per bene,
    a due a due
    a destra e a sinistra
    lasciando al centro il giusto spazio
    dovrei rifare il letto
    dovrei lavarmi
    dovrei imbiancare il soffitto
    e togliere la ragnatela del ragno
    ma non ci sono ragni a casa mia
    ci sono solo io che giro
    giro per le stanze vuote
    piene di mobili e suppellettili
    di bambole di porcellana pallida
    di vecchie bomboniere d’argento
    ricordi di matrimoni gia’ finiti.

    Giro per le stanze e mi trascino
    trascino sotto i piedi le mie ore
    e le calpesto. Potrei prendere
    l’aspirapolvere oppure la scopa
    e fare pulizia, potrei lavare
    con acqua e sale, sale di saggezza,
    quello che resta ammonticchiato
    nell’angolo della mia camera da letto
    giro per le stanze vuote di voi
    e ricordo all’improvviso,
    mi appare davanti agli occhi
    come visione chiara e netta,
    come fosse reale
    visione viva e precisa,
    come se non fosse ricordo
    appannato dal vapore del tempo
    la rondine che trovai
    nelle scale di pece di vostra nonna
    nelle scale nere di vostra nonna
    le scale di vostra nonna
    che portavano al tetto morto
    morto come era morta la rondine
    e voi che ridevate.

    Quella fu la mia piccola casa
    che non mi sembro’ infelice,
    la mia grande casa infelice e’ questa
    dove io giro per le stanze,
    castellana stanca di girare.
    Invidio la rondine morta e mi chiedo
    cosa accadrebbe se morissi anch’io
    risalendo le scale, se restassi prigioniera
    di un tetto morto pieno di paccottiglie.

    Ma non ci sono scale in questa casa
    e non ci sono tetti, ci sono solo io
    che giro per le stanze e mi chiedo
    se ho fatto bene oggi a rimanere in casa.

  23. michele
    Posted 22 Novembre 2007 at 18:18 | Permalink

    Emy dei nascondigli, che genio che sei!
    L’avevi attaccata al cuore quella poesia, o la conosci così bene da riportarla senza indugi per intero e così esatta?
    Non entro nel merito, ma solo perché non commento banalità allineate sotto forma di versi. Però sul “pregio” delle parole “usuali e dimesse” permettimi un passaggio: la costruzione del testo, non può essere ridotto a elementari esercizi scolastici, così come non bastano le cesure e le negazioni ripetute per dare fiato a un componimento.
    Spiegalo alla tua/te Poetessa.
    Però, orsù, coraggio, fintaEmy, che ci vuole a dichiararsi?
    dai, in fondo scrivere poesie in modo semplice non è certo un peccato, non devi sentirti frustrata per questo. Ne abbiamo tanti di Poeti così nel mondo, una in più cosa vuoi che ci cambi?
    Orsù Antonella, non è colpa di nessuno se non hai la zampa.

  24. Emy
    Posted 22 Novembre 2007 at 18:32 | Permalink

    A deliri non si risponde.
    Chi suppone bassezze sta in cantina.

  25. michele
    Posted 22 Novembre 2007 at 18:46 | Permalink

    Brava Antonella, hai trovato il posto esatto.
    In cantina potrai, finalmente, conoscere l’ebbrezza.
    Buona fortuna tra le mura domestiche, casalingAntonella, e non dir più poetessa.
    Michele C.

  26. Tino S. Fila
    Posted 22 Novembre 2007 at 21:24 | Permalink

    l’unica cosa non pietosamente pietosa di tutto il thread sono i testi postati.

    l’unica.

    che pena.

  27. michele
    Posted 22 Novembre 2007 at 22:56 | Permalink

    …oddiomio quanto odio la confusione e la supponenza, quest’ultima esclusiva schiava dell’arroganza.
    Serve ricapitolare: tale fintaEmy ha avuto un attacco collerico contro la Calandrone, rea di essere notoriamente Poeta di sentimento.
    Tale Emy, tirava i suoi attacchi rifugiata nella grande volta dell’inutilità espressiva e delle argomentazioni ferrose, classiche delle cattedratiche fallite.
    Impensabile per me resistere oltre.
    Ho creduto sano smascherare la fintamente critica casalinga (sinceramente mi è anche venuto facile considerato che sono molte le casalinghe che ritengono di dovere necessariamente essere anche poetesse).
    La nostra Emy era piena, e di ogni misera caratteristica.
    Ha tenuto anche bene. Ma si sa, la vanità alla fine predomina. E domina.
    E’ bastato citare qualche suo verso per esaltarla, e scoprirla: “Antonella Pizzo scrive poèsie bellissime, chi osa dubitar di ciò?”
    Ma guarda tu, già conosce l’orgine e la specie per il riferimento.
    Con la bocca possiamo dire ciò che vogliamo, ma con le orecchie vorremmo sentire solo ciò che speriamo.
    Questo è accaduto, nessuna pena per altro.
    Solo l’incontro con una poetessa limitata. E prigioniera del suo elementare essere.
    Così chiudo.
    Michele C.

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