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“Ha il fisico di Ava Gadner, il conto in banca di Rockefeller e il destino di Antigone”, così la descriveva Sara Daniel nel ” Le Nouvel Observateur”.
La vita della signora Benazir Bhutto sembra in effetti ispirata da una tragedia greca, quella che si ricorda per le fosche tinte, in chiave volgarmente moderna. Rimane un libro, la sua autobiografia: “Figlia del destino” tradotto da Roberta Rambelli, era il 1989 dall’inglese “Daughter of the east”.


Il 19 novembre 2002 , il Parlamento europeo in una risoluzione- capoverso 10- dichiarava : ” Si deplora l’introduzione di criteri arbitrari per le nomine, in particolare il requisito del possesso di un diploma di laurea, che ha privato il 96% dei cittadini pakistani (incluso il 41% degli esistenti legislatori) del diritto di candidarsi, indebolendo in tal modo il carattere rappresentativo della democrazia in Pakistan; deplora inoltre l’adozione di disposizioni legislative (di discutibile legalità) concepite per impedire a determinati candidati, tra cui Benazir Bhutto e Nawaz Sharif, di concorrere alle elezioni”.
Invece la signora Bhutto ci provò, dicendo : «Un vero musulmano non uccide una donna… non commette attentati suicidi», lei che nel 1988 era la prima donna alla guida di un governo nel mondo musulmano, arrivò a Karachi dove il partito le aveva organizzato un milione di persone per l’accoglienza e il governo uno schieramento di 3.500 poliziotti- rientrava in patria dopo otto anni di esilio volontario.
A Karachi, 12 milioni di abitanti, rientrò ad ottobre di quest’ anno in seguito a un accordo con il presidente Pervez Musharraf; fu pronta ad una alleanza con l’uomo che detestava per riprendersi il potere e fu accolta da due esplosioni che colpirono il corteo di auto a bordo di una delle quali viaggiava , rimase illesa. Molti suoi sostenitori rimasero uccisi dall’esplosione, i morti furono oltre 120 e centinaia i feriti.

Oggi 27 dicembre 2007, in un parco a Rawalpindi si stava svolgendo un raduno elettorale , lei leader dell’opposizione pachistana aveva appena finito il suo comizio, quando è esplosa una bomba e i testimoni continuano a raccontare dagli schermi della televisione pakistana di morti e sangue dappertutto e soprattutto di una testa mozzata, dove è avvenuto lo scoppio, che farebbe pensare ad un kamikaze.
La Bhutto era stata Primo ministro pakistano dal 1988 al 1990 e dal 1993 al 1996, per due volte era stata costretta a dimettersi per scandali di corruzione di cui si era sempre professata innocente. Nel 1999 aveva lasciato volontariamente il Paese, per un esilio che durava da otto anni. Grazie a un’amnistia la Bhutto era quindi rientrata : il provvedimento era stato preso da Musharraf nell’ambito di un’intesa che gli garantì di diventare per la terza volta presidente del Pakistan. La Benazir era un’ottima rappresentante della democrazia per gli Americani, detestata quindi da tanti pakistani, sicuramente anche dai Talebani e dai generali militari ancora fedeli a Musharraf.

Era febbraio del 2007, violentemente morì anche Zil-e Huma Usman, 37 anni, responsabile degli affari sociali in Punjab Pakistan, donna ministro. Fu uccisa da un fanatico, così disse la polizia, che disse : «Allah non vuole che facciano politica». Stava per fare un discorso davanti a decine di sostenitori. «Crede che il fatto che una donna diventi ministro sia contrario agli insegnamenti di Allah», dissero le autorità dopo l’interrogatorio. «L’ha uccisa perché lei non rispettava il codice di abbigliamento islamico e faceva propaganda per l’emancipazione delle donne», aggiunse il responsabile della polizia Nasir Ahmad. Lei però indossava abiti tradizionali, compreso il dupatta, un velo che copre il capo e le spalle. Divideva il suo tempo tra la famiglia, la politica e una piccola azienda di moda, faceva parte del partito del presidente Musharraf.

La signora Bhutto è morta violentemente. Di violenza sulle donne pachistane se ne parla anche nella denuncia di Amnesty nel 2007, donne che certo non sono andate in cerca di potere: “I delitti “d’onore” e i casi di violenza domestica, compresa la mutilazione e altre dannose pratiche tradizionali, hanno continuato ad avere un’alta incidenza. Le jirga, consigli di anziani, che l’Alta Corte del Sindh aveva bandito nel 2004, hanno continuato a condannare donne e ragazze a pene crudeli. Nei distretti di Mardan e Swabi 60 tra donne e ragazze sono state consegnate ai nemici delle loro famiglie al fine di regolare conflitti e quale metodo di compensazione per i casi di omicidio. Ciò è avvenuto nell’arco di un trimestre nella prima metà dell’anno.
In base all’ordinamento zina, la polizia ha arrestato frequentemente coppie considerate non legalmente sposate dai loro parenti, con l’accusa di fornicazione. La nuova legge proibisce inoltre di accusare una donna di fornicazione nel caso in cui quest’ultima abbia denunciato di essere stata stuprata, anche se non è in grado di provare la mancanza del consenso nel rapporto sessuale. È stata introdotta un’ordinanza presidenziale che concede la libertà provvisoria a tutte le donne sotto processo, ad eccezione dei casi di omicidio, corruzione e terrorismo. Sono state rilasciate su cauzione circa 1.300 donne detenute in seguito ad accuse di fornicazione” Quest’ultimo verbo fornicare, cioè avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio, è condannabile e condannato, non solo a parole come nella religione cattolica.
Rimangono sepolte sotto le pietre e il silenzio , tutte le donne uccise violentemente dal potere, che a quanto pare non conosce genere e paese.
Non muore solo chi corre in prima linea, anche chi rimane “protetta” in casa, in famiglia, fosse pure quella “Famiglia” della signora Bhutto che non ha fatto eccezione.

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