Gocciolano le gemme angeliche di Sefarad
rose spaurite nel deserto,
smarrite in siti di memoria insistenti e inesistenti.
Si abbraccia e si dondola Sefarad
a sciogliere groppo generato da mancanze.
In Madrid, Barcellona, Lisbona, vagabonda Sefarad
in alcun quartiere ramifica e s’incanta e s’affretta
a sdraiarsi sulla verde riviera del fiume
a spargere i pensieri tetri, come agreste a seminare
a deporre i pesi nelle ceste della fluidità perenne
che li sciaborda e li strapazza tra i ciottoli fluviali.
Mutato il freddo in desiderio balla un flamenco
per poi fermarsi ai piedi della luna
a versare acqua sul ventre, ad abortire feto
passionale, a occultarsi nell’innocuo buio
al di là della sorgente
che l’attrae e la turba.
Piangono le strade assieme a Sefarad .

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