una pianta una radice
amara che si fa carne
e cresce dentro
– la bocca è una mandorla spaccata –

[chiamavo mia madre con gli occhi
ma lei  non mi sentiva
la mia piccola voce
andava oltre le rotaie
il lungo l’asfalto
gli alberi a filari.
stavo in silenzio
la gonna con le pieghe
ben stirate e una domanda
chiusa a chiave: dove sei ? ]

cresce e si piega
raschia le pareti del sonno
lo stomaco i polmoni
fuori l’aria si fa d’autunno
nella scatola nera
boccheggiano le facce senza nome

[mi teneva in braccio, sorrideva
io stringevo la sua bambola
galleggiando nell’aria
avevo avuto freddo senza lei
la mia mano dentro una mano sconosciuta
avevo freddo, freddo senza lei]

forse non c’è passato
non c’è storia
acque di fango coprono  tutto,
chissà se è vero, mi domando
guardandomi allo specchio:
gli occhi vedono lontano
portano dentro di sè gli anni.

[madre occhi di marzo,
madre silenziosa e dolorosa
le parole erano acqua che scorre via
madre che mi hai lasciato
ancora in un gennaio freddo
bianca statua di marmo
e non sentivi le mie grida , madre
fuggita via per sempre tra le foglie]