Entro in enoteca da neofita, confesso di ignorare che cosa sia un vino barricato e non so ancora quanto mi sorprenderà incontrare dei vini con un look elegantissimo e delle etichette diverse dalle altre.  In passato, è vero, ho dato la caccia al Nepente di Oliena, per cui diede di matto, con una sbronza colossale, Gabriele D’Annunzio, durante un suo viaggio in Sardegna.  E poi ho fatto chilometri e chilometri (ma ne è valsa la pena: ho visto dal vivo cartoline di Sardegna che odoravano di lago e di erbe e fiori selvatici e altro ancora)  per raggiungere la cantina di produzione di un vino delicato,  dal nome suggestivo, Silenzi, che ben si sposa con il mio essere dentro.L’enoteca in cui entro da qualche tempo è piccola e vende anche prodotti gastronomici e qualche manifattura dell’artigianato sardo.  La mia attenzione viene immediatamente calamitata da quelle bottiglie nere che ricordano il corpo di una donna. Dalle etichette, che riproducono i disegni degli arazzi sardi. Dalla descrizione dei vini, che fa venir voglia di assaggiarli tutti. E’ possibile resistere al sapore di un tramonto aranciato o del vento o della sabbia? E’ quello che promettono questi vini.

Li ha pensati e prodotti Gavino Sanna , il più brillante pubblicitario italiano che, dopo anni di viaggi attorno al mondo, di creazioni come gli spot Barilla o Rana, di vignette (Sanna sa disegnare molto bene) , di pubblicazioni (l’ultimo libro è un pamphlet contro il suo ex amico Renato Soru), si è accorto di quanto sia bella la sua terra, di quanto possa restituire, se accarezzata.  E, nella zona di Sant’anna Arresi, in prossimità di Portopino, uno dei mari più incantevoli del Sulcis, ha coltivato dei vigneti, ha costituito, con l’amico Giuseppe Mele, la cantina Mesa (mesa ,come in spagnolo, significa tavola e Mesa è anche l’acronimo di Mele e Sanna) e ha prodotto uno dei suoi capolavori: il vino. Con nomi suggestivi come Buio, Buio buio, Malombra, Opale e, soprattutto, un sapore che oggi gradirebbe ancora gustare il divino Gabriele.