In ufficio si sta come un foglio
di carta riciclata accartocciata
nel cestino.

Fine settimana

Anche questa settimana è passata.
Nessuna novità sul fronte del lavoro. C’è il sole e pochi turisti per strada.
Presto il paese scivolerà nel silenzio totale.
Il diminuire dei rumori va di pari passo con lo scemare della luce del giorno.
Settembre però è il periodo più bello.
L’aria è tersa, fa caldo e non c’è afa. Si dorme bene dopo pranzo.
Nel sogno lei saliva una scala che da una camera da letto portava
al piano superiore per terminare su un varco, ad arco.

Chiunque poteva entrare in lei e uscirne.
Ecco perché ha vissuto con la paura dentro.
Le ha salite una seconda volta, in compagnia di un’amica.
C’era la porta stavolta, ma tutti avevano la chiave.
Ha pensato che avrebbe dovuto cambiare il tamburo della serratura.
La casa, di campagna, era al centro di un grande giardino all’italiana
con tanti alberi secolari e salici e lecci e sughere e viali di ghiaino
con aiuole di rose, circondato, a sua volta, da gialli campi di fieno tagliato
che formavano un tappeto ispido.

Sogna sempre case strane quando attraversa periodi di particolare tensione.
Case che hanno le fondamenta a falce di luna, come le barche,
instabili e oscillanti,
case buie sotterranee,
case che ha poi rivisto nella realtà,
case di campagna e case di città,
case italiane e di paesi lontani.
La sua casa interiore non è solida, se colpita da fortunali, traballa e le appare in sogno.
La più bella che ricorda è una piccola costruzione in pianura.
Davanti all’entrata aveva un mare viola, una distesa di lavanda fiorita.
Il suo mare interiore sciaborda.

Ha due giorni di tempo per calmare le acque e recuperare.
Adesso è stanca.Il pensiero è fisso all’ufficio.
A che serve studiare e pensare con la propria testa?
Per anni ha lavoravo sodo, è stata sempre disponibile, è stata scema.
Per lo stipendio si deve lavorare. Non per altro.
Obbedienza e sottomissione serve, e anzianità di servizio.
Il resto solo parole…parole…, anzi bolle di parole.
Il sole sta tramontando, l’aria è ferma , il mare una piana.
Spera stanotte di non sognare case.

Mobbing

Mi mandò, manager,
mendaci messaggi,
mi mortificò
mediante mansioni minori,
magistralmente
mi maltrattò molto,
moralmente.

Montò
malumore
malessere,
malinconia
mestizia.
Marcai malattia.
Meditai.

Morale:
Magistratura?
Macché!
Meglio minimizzare
muoversi, mutare mestiere
magari monotono,
ma meno molesto.

Etica

Anche se lo stomaco
rumina un rimbrotto
– è utile l’etica se riscuote il contrario? –
la laringe sigilla la rabbia
che vorrebbe gridare: Ingiustizia!

C’è da perdere il sole e il sorriso
pensando all’impiego passato, presente
e a quello futuro,
estraneo
quanto l’unghia di un pesce.

Ansia

Sul binario di scambio
non riesce a stare ferma la mente.
Pensieri in catena
gonfiano l’ansia e s’incuneano,
come processionarie ai pini
nel ventre e nel cuore,
ora con rabbia, paura e tristezza
ora con fiori, colorati e odorosi.

Rossomobbing

Nei tornanti interiori
onde morbide
striate di rosso
scolorano
la rabbia invasiva
che fa perdere
il sonno ed il senno.
Rosso è il mobbing,
rosacqua la quiete.

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