Su Oboesommerso
Viola Amarelli, A Delfi
letture di Rita Bonomo
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I testi di A Delfi sono estratti e rielaborati da “Notizie dalla Pizia”.
14 venerdì dic 2007
Pubblicato in Segnalazioni
Su Oboesommerso
Viola Amarelli, A Delfi
letture di Rita Bonomo
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I testi di A Delfi sono estratti e rielaborati da “Notizie dalla Pizia”.
29 giovedì nov 2007
Pubblicato in Luigi Romolo Carrino, Recensioni e note di lettura, Rita Bonomo
http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?IDOpere=125809
Cos’è il dìri dìri dànna? Una nenia insolita, di mnemonica etnia, informa la stessa Bonomo nel prologo. Dìri dìri dànna non significa niente, come niente significa duru-duru ma identifica una delle forme più arcaiche delle espressioni musicali della Sardegna. Max Leopold Wagner, che ha curato un dizionario etimologico sardo, attribuisce al termine duru-duru l’intento di riprodurre onomatopeicamente il suono monotono del ronzio delle api. Continua a leggere »
20 martedì nov 2007
Pubblicato in Rita Bonomo
E come Cerbero ho tre teste soltanto
la prima nera nera e naso gobbo
gli occhi scuri e grevi fanno l’appello
delle iniquità annotate e
accartocciate dentro la manica del cappotto
Lei, Giudicessa freddolosa,
è un metronomo scandito di complotti,
m’inguaia l’amor proprio -silenziosamente-
poi come tenerissima conchiglia Continua a leggere »
17 sabato nov 2007
Pubblicato in C’è chi guarda la Poesia, Paola Silvia Dolci
a vent’anni scrivevo
nelle camere odore di padre addormentato
e madre assente
per poi mentirmi
cambiare in varianti
un anno fa, 14 luglio 2006, scrivevo
Io che sono una cretina per risolvere vado a sfondarmi.
Forse c’è un tempo per tutto forse non ci sarà mai il tempo degli incontri.
*** che dice che mio padre interagisce come un pupazzetto. Continua a leggere »
08 giovedì nov 2007
Pubblicato in Luigi Romolo Carrino, Rita Bonomo
Amantidi
Carnefici e Vittime
Magnum-Edizioni
Alba (CN), 10 Novembre 2007
Cooperativa Libraria La Torre
P.za E. Pertinace, 8/B
25 giovedì ott 2007
Pubblicato in Lina Dettori, Prosa, Ritratti di donne
La zia Anna continua a rivendicare con orgoglio, a distanza di tanti anni, la sua appartenenza al ramo cadetto della famiglia. Il nonno è un piccolo proprietario di terre ereditate da un padre naturale pentito in punto di morte prematura e alcolica, con idee ben radicate circa il destino dei propri figli: non ha alcun intento di perpetuare una genìa di contadini arricchiti, dove gli uomini vengono chiamati don e le donne vengono chiamate donne. Continua a leggere »
22 lunedì ott 2007
Pubblicato in C’è chi guarda la Poesia, Silvia Molesini
12 venerdì ott 2007
Pubblicato in Fiori Antonio, Pibiri Antonio
Presentazione di Antonio Pibiri, “Di quinta in quinta”, Magnum Edizioni, 2007
(Alghero, Biblioteca San Michele, domenica 7 ottobre 2007, ore 19)
Di Antonio Pibiri, della sua vita, so molto poco, ma la cosa non mi impedisce di apprezzarlo come persona e come amico. Di quel che ha scritto invece ho letto quasi tutto, ma non è mai abbastanza, non si finisce mai di conoscere un poeta.
Lo incontrai per la prima volta nel 2003, alla presentazione di un mio libro, e rimasi colpito dallo scrupolo col quale aveva letto le mie poesie e dalla precisa domanda che mi rivolgeva, che coglieva perfettamente lo stato di oscillazione interiore e stilistica che manifestavano i miei versi. Continua a leggere »
09 martedì ott 2007
Pubblicato in C’è chi guarda la Poesia, Luigi Romolo Carrino
Le Danze di Matisse
In questa sera senza la notte
c’è un mondo di mollica con i buchi
Ballano Bambino Mio
questa notte è tanta sera
tutti quanti gli uomini di pane
vermi che si tengono per mano
Perché piangi preghi e poi mi dici:
stringi forte forte le mie mani?
Ballano Bambino Mio
girotondi intorno al fuoco
tutta quanta l’aria sente a pena
il cuore, un leccalecca di farina
(tratto da Il Settimo Senso, Il Laboratorio Le Edizioni, 1998)
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articoli correlati:
1-C’è chi guarda la Poesia
2- Elegia del Gene
3- Wislawa Szymborska
03 mercoledì ott 2007
Pubblicato in Luigi Romolo Carrino, Recensioni e note di lettura, Rita Bonomo

Ci sono voci che si sentono
mmmh, in loro certe armoniche
forza propulsiva daccordo
e poi l’altezza (Silvia Molesini)
Mi piace citare questi versi perché, con questi versi, in una delle tante performance con Carrino, aprivamo una suite in cui si cercava di restituire un canto corale a più voci attraverso l’assemblaggio di autori tanto diversi tra loro.
Mi piace citarli perché mi piace dire che ci sono voci che si sentono [...] e c’è la voce, ci sono ‘le voci’ di Luigi Romolo Carrino che, si sente, si materializzano in un dire che sfocia in una sorta di quarta dimensione. Continua a leggere »
28 venerdì set 2007
Pubblicato in 7 - Teatro, Rita Bonomo

-Volevo fare la cantante un tempo-
Avevo tre voci bianche
a disposizione, da utilizzare
-di volta in volta-
a seconda delle circostanze
(ero una brava cantatessa pappagallante)
Una implorante e torbida
per ottenere quel che vi pare
La seconda stridula arrampicante
per scandire tronfia il mio nome e cognome
(perché così voleva mio padre)
Una afona e morbida per bisbigliare
bestemmie e moccoli
(così che non mi si sgamasse)
-Volevo fare l’usignolo- Continua a leggere »
11 martedì set 2007
Pubblicato in Rita Bonomo

Reggio Emilia
Festa dell’Unità
“Tenda del Viaggio”
Venerdi 14 settembre 2007 ore 21.30
Nell’ambito delle anteprime della VI edizione del “Reggio Film Festival”
Presentazione multimediale del libro
donne- (don)o e (ne)mesi
di Enzo Campi Continua a leggere »
06 giovedì set 2007
Pubblicato in Enzo Campi, Saggi

donne
conversazioni con Rita Bonomo, Giovanna Panigadi , Marianna Russo, Teresa Mucherino,
prefazione di Romano Giuffrida
Qualcuno ha detto che questo non è solo un libro «sulle» donne ma anche e soprattutto «per» le donne. Io sono del parere che è soprattutto un libro per l’essere umano, la cui differenza non è nel sesso ma nel modo di porsi rispetto all’«alterità». La maggior parte delle donne che hanno osato imporsi in un mondo al maschile, che si sono donate l’illusione di un accesso alla libertà individuale, nello scontrarsi con l’ineluttabilità di un mondo molto più grande e molto più forte di loro, si sono esposte, in prima persona, all’attacco delle «macchine sociali» e hanno finito comunque per soccombere. Continua a leggere »
05 mercoledì set 2007
Pubblicato in Andrea Galli, C’è chi guarda la Poesia, Rita Bonomo, Wislawa Szymborska
Qualche parola sull’anima
L’anima la si ha ogni tanto,
nessuno la ha di continuo, per sempre.
Giorno dopo giorno,
anno dopo anno,
possono passare senza di lei.
A volte nidifica un po’ piu’ a lungo,
sole in estasi e paura dell’infanzia,
a volte solo nello stupore dell’essere vecchi. Continua a leggere »
03 lunedì set 2007
Pubblicato in Maria Pina Ciancio, Recensioni e note di lettura, Rita Bonomo
Le parole che sorgono sanno di noi ciò
che noi ignoriamo di loro – René Char
Se la poesia ha la possibilità, come l’inconscio, di “dire” l’indicibile, la poesia di Rita Bonomo, rianimata dal processo creativo, riesce a trasformare le tracce balbettanti e primordiali della parola in suggestiva e intensa forza lirica e poetica. Continua a leggere »
02 lunedì lug 2007
Pubblicato in Eva Carriego, Lina Dettori, Narrativa, Rita Bonomo

Titolo: La Famiglia Immaginaria (Iris Edizioni, 2006) di Lina Dettori al secolo Eva Carriego, per taluni, Laura Costabruna per talaltri.
O dir si può
La famiglia Immaginaria di Eva Carriego o Laura Costabruna, al secolo Lina Dettori?
Lo zio Giommaria Sogos, personaggio apripista di cotanto album familiare, risponderebbe Anche questo ma anche quello, lasciando in eredità a pochi e titolati intimi la risposta. Ai più, infatti, non è dato sapere quale che sia la vera identità della caprichosa autoressa dell’eccentrico quanto accurato dossier immaginario che costituisce l’altrettanto immaginario (?) albero genealogico del costrutto narrativo di questo romanzo.
Si mormora tuttavia che ella faccia il cerusico di professione dedicandosi -dedita e compita- ad arginar cuori in subbuglio in qualità di cardiologo, eppure -non è ella- fautoressa né d’incantesimi majalzici né campionessa d’incassi in romanzi rosa. Si suppone dunque ella esista realmente. Tale supposizione ci porti dunque a perseguire la tesi che non tutto è poi così immaginario. Continua a leggere »
11 lunedì giu 2007
Pubblicato in Rita Bonomo, Ritratti di donne, Saggi, Silvia Levenson
Così potrebbero essere definite le sculture di Silvia Levenson.
Apparentemente ludiche seppure intrise di uno humor spietato, terribilmente evocative, sembrerebbero avere il potere di esorcizzare quei piccoli traumi infantili, quelle piccole ferite che, imparate e gelosamente custodite, mediano -per amore o per forza- l’approccio con i dettagli del quotidiano che può essere così incombente da diventare imminentemente pericoloso
Così, anche rassicuranti oggetti di uso domestico quali un tavolo, una sedia, un lettino, utensili da cucina, abiti e corredini per neonati, sono rappresentati in tutta la loro drammaticità che avverte, con una fortissima valenza didascalica, della fragilità a cui siamo sottoposti quotidianamente. Ciò nonostante, grazie all’utilizzo di materiali quali vetro, alluminio, legno; grazie alla fattura di stampo quasi fiabesco, ricreativo, la Levenson, che parrebbe aver guardato con attenzione ai modelli pedagogici teorizzati dalla Montessori per poi ribaltarli, sembra voglia invitarci a toccare quella quotidianità attraverso (o a discapito di, si potrebbe dire) quei pungenti e affilati oggetti per esorcizzarli tramite il tocco sano della consapevolezza.
Silvia Levenson porta avanti la sua personalissima ricerca sui temi dell’infanzia attraverso la rappresentazione dell’assenza reinterpretandoli in chiave onirica, sicuramente ironica, attingendo dalle iconografie di un’infanzia in fermoimmagine che, in posa insieme alle buone maniere imparate a menadito, si presta ubbidiente alla sua messa in scena.
E allora, ecco sfilare, in un’ immmaginaria passerella, gli abitini belli e ordinati delle sue vezzose bambine ( bambina cattiva 2000, bambina spinosa 2001) a cui -protettiva- prima sottrae le piccole vittime poi applica chiodini, filo spinato, punteruoli, quasi a voler costituire (o a denunciare) la corazza che le stesse sono costrette a portare (o a costruirsi) per difendersi e in ultimo donarle alla memoria collettiva, quasi fosse un’oblazione o un monito.