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PREFAZIONE
di Ivan Fassio
Siamo ancorati al nostro corpo, percepiamo e ci percepiamo in profondità: dimensioni, contatti, punti di fuga, spessori ed evanescenze appartengono soltanto a noi. Possiamo supporre che nemmeno uno tra gli anfratti ancora sconosciuti della realtà possieda le caratteristiche che potremmo attribuirgli. Se così non fosse, questo sarebbe il paradiso che spesso immaginiamo: luogo ideale della visione, della coincidenza tra apparenza e verità, dell’unità di carne e spirito. La divinità non vede prospettive, apre il catalogo e conferma quello che è, non percepisce: conosce. Continua a leggere »



